La falesia dei CAMPELLI
Vista da Luca Gabaglio
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Cosa ci fa preferire una falesia invece di un'altra ? Potrebbe essere la bellezza dell'ambiente che la circonda o la qualità della roccia, però non è sempre così. Va bene che tutto è soggettivo, ma ho sentito arrampicatori definire addirittura “posti bellissimi” falesiette  talmente lugubri e umide che, più che in falesia, ti sembra di stare in una di quelle cantine o garage dove si era soliti costruire il pannello negli anni 80 o giù di lì...
Ma il fatto è che quando ti trovi sotto a un tiro che ti interessa e che stai tentando di salire in libera, non ti importa dove si trova: senti di stare nel posto giusto e non vorresti essere da nessun'altra parte.
Sicuramente la falesia dei Campelli, oltre ad avere diversi monotiri interessanti da salire, offre anche la possibilità di scalare in un bellissimo ambiente. C’è praticamente tutto! Una settantina  di tiri su una fascia  rocciosa immersa in un bel bosco, con vista lago, e alle spalle la Grigna Meridionale.
La chiodatura di questa bella falesia è opera di Alessandro Ronchi e Flavio De Stefani che nel 1997 attrezzano la maggior parte dei tiri, facendo anche un grande lavoro di pulizia e consolidamento della parete. Alessandro Ronchi riesce a chiodare diversi tiri molto duri, per l'epoca, che verranno liberati solo diversi anni dopo.
Successivamente altri arrampicatori di spicco come Marco Ballerini, Stefano Alippi e Luca Passini danno il loro contributo alla falesia, chiodando, pulendo e liberando altre lunghezze di livello elevato.
Ad oggi la falesia presenta quasi una decina di tiri dall' 8a in su, ma anche tutti gli altri gradi sono ben rappresentati; questo la rende di sicuro interesse per una ampia fascia di climbers. Credo quindi che questa falesia sia meritevole di almeno una visita, non solo per gli arrampicatori locali, ma soprattutto per gli arrampicatori stranieri che, venendo a scalare nel territorio lecchese, si ritrovano sempre nelle solite falesie e, soprattutto d'estate, finiscono inevitabilmente nella storica, bella, ma sempre molto affollata falesia del Nibbio.
Campelli è frequentabile nelle mezze stagioni e d'estate; il suo orientamento infatti fa si che si riesca a scalare all'ombra tutto il giorno spostandosi nei vari settori. Inoltre, il non breve avvicinamento contribuisce a rendere questa falesia un luogo tranquillo (a parte in certe giornate, dove anche qui si trova un po’ di “ressa), cosa particolarmente apprezzabile soprattutto ultimamente, visto il notevole aumento del numero di praticanti di questo bellissimo sport.
Per altre informazioni logistiche, elenco delle vie, altitudine, esposizione  eccetera troverete tutto il necessario nel dettagliatissimo sito LARIOCLIMB, curato da Paolo Vitali e Pietro Corti.
Vorrei ora descrivere un paio di itinerari che mi sembrano particolarmente validi, sia per bellezza che per impegno tecnico-fisico e che sicuramente, a mio parere del tutto personale, meritano di essere salite.
La prima è TITANIC, un 8b (che mi permetto di definire “hard”) che sale una linea abbastanza strapiombante sul Sasso Staccato. Inizia con un'entrata atletica di una decina di movimenti che portano a un buon riposo, proprio prima di un passo chiave abbastanza dinamico che richiede un certo intuito ed un po' di determinazione. Segue una sezione di resistenza su liste fino ad una discreta fessurina, che permette di decontrarre un pochino prima di partire per una sequenza davvero bella e dura con movimenti dinamici e di precisione su prese piccole, fino ad un buon buco per riposare.
Poi, quattro movimenti in allungo ed un traverso portano sotto una placchetta verticale di precisione su piccole liste e svasetti, dove è necessario mantenere la concentrazione per arrivare a una cengetta. La via termina con quattro-cinque metri decisamente più facili, quasi un defaticamento, per arrivare alla catena rilassati..... Un bel tiro di circa 25 metri dove, oltre a tenersi, è necessaria anche una certa tecnica. Unico neo, un paio di prese scavate alla partenza, che però a mio parere sono giustificate dalla bellezza del tiro nel suo complesso.
L'altro monotiro si trova invece nel Secondo Settore, dove sono concentrati la maggior parte dei tiri difficili. Si tratta di Ramses, un' 8a+ molto bello e vario per stile di scalata. Inizia con bei movimenti su tacche e buchi in leggero strapiombo per cinque metri, poi passo chiave con presina verticale, molto “da sentire”, e ristabilimento su cengetta con allungo a una scaglietta ben visibile per la destra. Segue una sequenza su piccole prese e allunghi fino ad un discreto buco. Dura moschettonata, meglio con rinvio già in loco, poi  un passo duro in traverso verso destra e si cambia stile: siamo ora su una placca verticale o leggermente appoggiata che propone una non facile sequenza su prese sfuggenti, dove è richiesta più che altro scioltezza e precisione dei piedi per quattro-cinque metri. Infine, in verticale su prese buone sul 6b/c fino alla sosta. 30 metri davvero divertenti e di soddisfazione.
Altri tiri a mio parere validi sono: ER 7c+/8a,  ASSUEFAZIONE 7c,  FOCUS 7c,  WASABI 7b/c,  PASSWORD 7b+,  PRIORITA’ ASSOLUTA 7b, oltre a numerosi altri tiri che ora non sto ad elencare.
Come ho già detto precedentemente, Campelli è una falesia estiva, ma come tutte le falesie del lecchese (o meglio, della Lombardia…) risente un po' del clima umido che si incontra nei periodi caldi. L'aderenza migliore la si trova in aprile-maggio e in settembre, oppure in quelle rare e magiche giornate con vento da nord.
Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta i soliti (pochi) chiodatori della nostra zona, Alessandro Ronchi (la cui opera prosegue con Gianni Ronchi e Flavio De Stefani), Paolo Vitali e l’attivissimo Delfino Formenti, che oltre ad attrezzare tiri nuovi, si occupano anche della manutenzione delle falesie per far si che siano sempre sicure.
Buona arrampicata a tutti.  Luca Gabaglio


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