GRIGNA MERIDIONALE - TORRE CECILIA 1800 m
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Torre Cecilia e Cinquantenario sono il minuscolo gruppo dolomitico situato proprio di fronte al rifugio Rosalba (1.730m), in uno degli angoli più caratteristici della Grignetta. Sulle loro pareti e spigoli si svolgono magnifici itinerari su roccia perlopiù ottima, facilmente concatenabili in lunghe ed aeree cavalcate. Durante il mese di settembre 2016 Giovanni Chiaffarelli e Federico Montagna hanno aperto dal basso DONNA SANDRA, un itinerario molto interessante con attrezzatura sistematica a fix sulla parete NO della Torre Cecilia, in centro all’evidente sezione romboidale tra la via Fanny e la via dei Trentini. L’anno successivo i due ritornano in compagnia di Luca Bozzi ed aprono, sempre dal basso, un altro itinerario che segue un tentativo di Aldo Anghileri, trovando ancora buona roccia e bella arrampicata. La via è dedicata a Mauro Cariboni, per tanti anni gestore del rifugio Rosalba.

Periodo

Estate; la parete è molto fredda e prende il sole nel pomeriggio.

Chiodatura
Fix e qualche chiodo, generalmente non molto ravvicinata; possibilità di integrare su L2 di DONNA SANDRA. Serve quindi un livello adeguato. Soste sempre a fix con maillon. Roccia generalmente buona; valutare eventuali sezioni più delicate. Serve esperienza nelle manovre di corda.

Chiodatori
Vedi le singole descrizioni. La parete fu tentata negli anni ‘70 da Aldo Anghileri e compagni; di questo tentativo restano numerosi chiodi. Dopo una partenza in comune con Donna Sandra, Anghileri traversò decisamente a destra per poi puntare verso l'alto.

Accesso

Oltrepassato il piazzale dei Piani dei Resinelli si prende la strada che sale a dx appena prima della chiesetta, svoltando a sx al primo bivio per scendere all'ex rifugio Alippi, a monte del quale si dirama a dx una sterrata che porta all'inizio del Sentiero delle Foppe per il Rifugio Rosalba (n° 9). Parcheggiare negli spazi laterali (in realtà un cartello vieta l’accesso alla sterrata. Non si capisce quindi dove si può lasciare l’auto) e seguire il sentiero fino al rifugio, ore 1,30.

Da qui si ridiscendere per larga traccia ghiaiosa tendendo a sx verso la base della Cecilia; attraversare quindi un canale, portandosi contro le rocce, sotto un caminetto. Seguirlo per pochi metri, poi salire sulla sponda dx fino ad una catena (10m, III+), traversare quindi a dx su placche adagiate fino alla costola di un canale. Risalirla a sx, portarsi nel canale e salire a dx per rocce articolate fino alla catena della Fanny, da cui ci si sposta poco sopra a sx alla Sosta 0 su due fix.


DONNA SANDRA
Federico Montagna e Giovanni Chiaffarelli in più riprese, dal basso, terminata il 12.09.2016
100m – 4L (compreso primo tratto della via Fanny) più 60m ca. lungo la  Normale al Cinquantenario
7a (6a+ obb.)
P2 –12 rinvii, qualche friend medio, cordini, 2 corde da 60m. Attrezzatura a Fix e qualche chiodo

L1 7a        25m Salire la fessura sopra la sosta ed il muro successivo a dx (2 chiodi Anghileri, il secondo è sporgente
                            e va strozzato alla base con cordino).Seguire i fix fino alla sosta che si rag- giunge con passo difficile
                            ma ben protetto. Tiro molto continuo
L2 6b        25m A dx su muro lavorato, per poi tornare in obliquo a sx fino all'evidente diedro, che si segue            
                             interamente, uscendo con passo obbligato a sx in sosta. Utile qualche friend medio
L3 5c        25m Seguire la facile rampa obliqua a sx fino ad un diedro ben appigliato. Seguirlo con bella
                           arrampicata fino alla cresta sommitale

Note
Le difficoltà maggiori sono concentrate nel primo tiro, uno splendido muro verticale lavorato che offre un'arrampicata continua e di resistenza, dove serve decisione. Le immediate ripetizioni ne hanno confermato bellezza e impegno.

L'itinerario si svolge su roccia vergine, con tratti in cui in apertura sono stati trovati blocchi instabili e lame di dubbia solidità. Per rendere più sicura la via, è stata fatta una buona pulizia lungo il tracciato. Occorre tuttavia prestare la massima attenzione nei pochi tratti in cui la roccia è ancora delicata, e muoversi con prudenza soprattutto in presenza di cordate sulle vie sottostanti.

MAURO DELLE MONTAGNE
Federico Montagna, Luca Bozzi e Giovanni Chiaffarelli, dal basso, il 12/13.08.2017
100m – 4L (compreso primo tratto della via Fanny) più 60m ca. lungo la  Normale al Cinquantenario
6c/A0 (6a+ obb.)
P2 –12 rinvii, qualche friend piccolo-medio, cordini, 2 corde da 60m. Attrezzatura a Fix e chiodi

L1 6b        20m Inizio in comune con DONNA SANDRA. Dal chiodo cordonato traversare a dx alla S1
L2 6c        40m Diritti per 15m sui chiodi Anghileri fino ad un fix. Obliquare a dx ad una placca che si sale
                            lungamente fino alla S2. Tiro molto bello
L3 6b+/A0 20m Obliquare a dx su parete aggettante (fix corti), poi diritti fino al terrazzo della S3
L4 Uscire in cima per un facile canale (procedere assicurati)

Discesa
Consigliata per tutte le vie lungo la Normale al Cecilia: abbassarsi per sentiero verso sx (Attenzione) fino ad un resinato presso il ciglio della parete. Sporgersi alla catena della Normale (Attenzione) e scendere con una doppia da 50 mt. Abbassarsi quindi nel canale di sfasciumi.

DONNA SANDRA: possibile discesa in doppia (impegnativa) per la via di salita. Prima calata in strapiombo: per raggiungere la sosta successiva occorre darsi una spinta per restare a contatto con la parete. Seconda calata obliqua: passare le corde in un paio di rinvii per facilitare l'arrivo in sosta ed evitare zone di roccia instabile. Terza calata fino alla catena della Fanny, da cui si scende con un’ultima calata. Seguire quindi a ritroso l'itinerario di accesso (Attenzione; procedere assicurati).

MAURO DELLE MONTAGNE: possibile discesa in doppia dalla S3. Poi a ritroso per la via di accesso


MAGICO CECILIA - di G.Chiaffarelli
12 settembre 2016, pomeriggio. Salgo gli ultimi metri di questa fredda parete con entusiasmo crescente. So che al di là della cresta sommitale c'è un bel sole che mi attende. Ed ecco, finalmente, un dolce tepore mi avvolge e riscalda corpo e cuore allo stesso tempo. Saluto una cordata appena uscita dallo spigolo Marimonti, la stessa con cui scambiavo poco prima cordialità e impressioni dalla nostra insolita e aerea posizione, attrezzo la sosta finale con due fiammanti fix del 10 e urlo il consueto "molla tutto" a Federico che, intirizzito, attende questo momento ormai da tempo.
È la nostra prima nuova via in Grigna, per me dopo quasi quarant'anni di carriera. Questa splendida montagna ci ha concesso un onore davvero inaspettato riservandoci questa parete magnifica, rimasta inspiegabilmente "vergine" fino ad oggi. Forse l'aspetto prominente e un po' inquietante ha scoraggiato i tentativi, chi lo sa, ma tant'è.
Almeno uno però ci aveva provato. Fu il mitico Aldo Anghileri che, probabilmente negli anni 70, si spinse su per un bel tratto di parete chiodando sapientemente e senza risparmiarsi in artificiale. Di questo tentativo rimane abbondante traccia, una ragnatela di chiodi che sale un po' di metri a destra della linea da noi scelta per finire in modo improvviso, in mezzo al nulla. La nostra via ne percorre alcuni metri, per poi puntare decisamente dritto "verso l'infinito e oltre".
È stato il nostro caro amico Mauro Cariboni, simpatico gestore del Rosalba, a metterci la pulce nell'orecchio qualche mese fa: "Ragazzi, qui non apre più nessuno da anni, ma guardate quella parete. Cosa ne pensate?". Cosa ne pensiamo? Che viene giù tutto da quelle parti, basta guardarla e crolla. E la panciona sommitale non ispira nulla di buono.
Tuttavia, binocolando attentamente, la roccia non sembrava poi così male e una possibile e logica linea sembrava delinearsi in modo naturale dall'inizio alla fine evitando astutamente la terribile headwall strapiombante. Certo non sarebbe stato facile superare il primo lungo muro verticale. Ma ormai l'idea frullava in testa e quando succede così, la sola cosa da fare è provare.
Tre giorni di intenso lavoro, con qualche ritirata strategica per la pioggia, ci hanno restituito emozioni intense e continue sorprese. Metro dopo metro la parete si è concessa mostrando tuttavia le sue insidie e il suo carattere un po' scorbutico: roccia in qualche punto delicata e, per lunghi tratti, incredibilmente compatta e lavorata.
Ed ecco cosa ci ha regalato.
Primo tiro: cinque ore per venire a capo di questa lunghezza davvero speciale con roccia lavorata e dove si possono riconoscere bene le sequenze dei movimenti. Certo non facile, molto continua e con quella fottuta pancetta finale che mi è costata alcuni brividi su un cliff appena appena appoggiato.
Secondo tiro: un muro ben manigliato deposita all'inizio dell'evidente diedro che, visto dal basso, aveva destato le nostre preoccupazioni. La faccia sinistra del diedro monolitica e la fessura di fondo proteggibile e arrampicabile portano l'entusiasmo alle stelle. L'uscita in sosta obbligata è la ciliegina sulla torta con una sosta provvidenziale attrezzata nel punto giusto e sull'unico tratto di parete abbattuta che non suona vuoto al test del martello.
Terzo tiro: altre sorprese ci attendono. Fede va avanti e dopo una rampa facile mi fa sapere che davanti ai suoi occhi sono apparsi magicamente due vecchi chiodi appaiati di sosta. Mistero. Qualcuno, in tempi probabilmente molto remoti è passato di qua. Non può essere. La via dei Trentini esce tutto a sinistra. Chi cavolo è uscito di qui e venendo da dove? Il mistero è sciolto solo durante la prima ripetizione allorquando Fede, arrivando alla seconda sosta alza lo sguardo e vede dei chiodi lungo una rampa marcissima che dalla Fanny sale obliquamente verso sinistra. Non sapremo mai chi fu quell'ardito scalatore che si avventurò in quel luogo infernale, perché nessuna guida ne fa cenno.
12 settembre 2016, pomeriggio inoltrato. E' ora di scendere in doppia lungo la via. Siamo felici come non mai e al rifugio ci accolgono con strette di mano e abbracci. Non c'è il caro amico Mauro. E' sceso a valle dopo essere stato raggiunto dalla brutta notizia della scomparsa improvvisa di sua madre.
E già sappiamo come chiamare la nostra via: sarà "Donna Sandra" dedicata a questa madre e nonna di cui sappiamo poco, ma che sarà lì a salutare il figlio e il nipote ogni volta che vorranno rivolgere lo sguardo verso il Torrione Cecilia.
E Sandra è anche la donna che ho sposato. Quale nome può essere allora migliore di questo?

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