GRIGNA MERIDIONALE – LA MONGOLFIERA 1771m
VIA DEI RAGNI

Versione stampabile PDF  | Testo di Gerri   

La parete nord est della Mongolfiera è visibile solo da poche angolazioni, ed è quasi sempre in ombra: difficile quindi farsi una idea precisa dei dettagli, tanto che risulta quasi sconosciuta. Tuttavia, a capitarci sotto, si ha la sorpresa di una bella muraglia incisa da una lunga fessura rettilinea, che si perde tra placche verticali compatte. Oltre lo spigolo superiore si apre il versante meridionale, che dopo il primo risalto si trasforma in un ripido pendio misto di roccia e (tanta) erba. La “nord est” della Mongolfiera è quindi la “parete misteriosa” della Grignetta, percorsa da un impegnativo itinerario in artificiale, la cui ripetizione in libera ha rivelato una salita di gran soddisfazione dapprima atletica in fessura, poi tecnicissima e continua su muri verticali. La roccia è ottima a parte qualche tratto su L1, comunque va sempre verificata causa le scarsissime ripetizioni. Da ricordare sulla stessa guglia la via ZEROWATT sulla parete sud sud est, aperta dal basso con i fix da Paolo Vitali, Sonja Brambati e Pietro Corti nel 1996. 

Periodo
Tarda Primavera ed Estate. Ambiente alpino piuttosto fresco; attenzione inoltre alla meteo: pericolo di temporali improvvisi.

Chiodatura
Chiodatura molto abbondante a chiodi tradizionali, verificata ed in parte consolidata da Gerardo Re Depaolini nel corso della prima ripetizione in libera. Per una ripetizione servono circa 20 rinvii, moschettoni sciolti, stopper, e cordini/fettucce per i collegamenti. Le soste sono attrezzate a chiodi e fix. Si raccomanda di valutare attentamente la qualità/distanza tra le protezioni, considerando che non sempre si può integrare con protezioni veloci. 

Chiodatori
Aldino Anghileri & C. in data imprecisata. Prima ripetizione RP: Gerardo Re Depaolini accompagnato da Giancarlo Sironi il 9 settembre 2013, dopo un paio di salite per sistemare la chiodatura e fare alcuni collegamenti tra i chiodi.

Accesso
Oltrepassato il piazzale dei Piani Resinelli si prende la strada che sale a dx appena prima della chiesetta, svoltando a sx al primo bivio per poi scendere all'ex rifugio Alippi. A monte di questo si dirama una sterrata sulla dx che porta all'inizio del Sentiero delle Foppe per il Rif. Rosalba (n° 9). Seguirlo fino a raggiungere in discesa il ghiaione della Val S’Cepina, oltre il quale il sentiero riprendere a salire fino ad un tratto pianeggiante tra i faggi. Da qui prendere la ripida traccia che risale i prati ed attraversa a sx entrando nel canalone del Diavolo. Seguire quest’ultimo lungo la sua diramazione di dx stando nel solco principale aggirando così il basamento della Mongolfiera, poi proseguire facilmente lungo il fondo del canale per poi prendere la successiva diramazione di sx. Giunti all’altezza di una evidente fessura sulla parete NE della Mongolfiera, si attraversa a sx per esile traccia sui ripidi prati fin sotto la verticale della fessura. Oppure: raggiunto il Rifugio Rosalba attraversare brevemente a dx fino al canale che porta alla Forcella Torre Rosalba – Cecilia. Da qui scendere sul versante opposto lungo un canalino (qualche passaggio di secondo grado su roccette) fino all’altezza della fessura. Circa 2– 2,30 ore  in entrambi i casi.  

Discesa: 

6/7 metri sotto la cima spostarsi a sx ed abbassarsi sul versante Torre Costanza (erba e rocce; 1 ch. e 2 clessidre) fino ad una prima doppia, poi facile arrampicata raggiungendo la Forcella Cecilia – Mongolfiera. Seconda calata da 30m su 1 Spit, poi terza calata da 30m su 1 Fix scendendo nel canalino che costeggia la parete tornando presso la partenza.
L1 VIII 35m Dalla S0 seguire la lunga fessura obliqua a dx, verticale con 3 o 4 piccoli rigonfiamenti. Arrampicata atletica e roccia a tratti delicata; lasciati 2 Stopper. S1 su 2 Fix
L2 VIII+ 30m Placca compatta e diedrino, poi si passa uno spigolo proseguendo su ottima roccia grigia. Gran tiro tecnico e di movimento. S2 su 5 chiodi.
L3 V- 30m Superare una placca grigia fino a passare sul versante meridionale. Proseguire con attenzione sul ripido pendio di rocce erbose, con mugo e clessidra. S3 su 1 chiodo e clessidra.
L4 II 30m Ancora sul pendio erboso fino in vetta; sosta su un solo chiodo. E’ consigliabile tuttavia evitare la vetta iniziando subito la discesa come da descrizione. Terreno infido!
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