GRIGNA MERIDIONALE – LA MONGOLFIERA, e il Boga…
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Di Pietro Corti         
Immagini tratte dai Fondi Pino Comi e Mario Dell’Oro (Boga) dell’archivio MOdiSCA (montagne di scatti) – Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino. 

“E’ una curiosissima torre, un vero pallone mal gonfiato…. E’ poco frequentata per la brevità dell’arrampicata della via normale e per le estreme difficoltà degli altri itinerari”. Così scriveva Silvio Saglio sulla sua guida Le Grigne, collana “Guida dei Monti d’Italia” CAI – TCI, 1937.
In effetti, la Mongolfiera è uno dei torrioni meno visitati della Grigna Meridionale, proprio per le motivazioni ricordate sopra. Tutte le vie, con l’eccezione di ZeroWatt, sono di stampo alpinistico, molto impegnative e perlopiù con protezioni a chiodi. Riservate quindi a scalatori con molta esperienza ed un buon “grado” nelle braccia, per non tremare di fronte agli ancoraggi tradizionali, spesso piuttosto vecchiotti.
Lo stimolo a scrivere qualcosa sulla Mongolfiera, e soprattutto sullo scalatore Mario Dell’Oro, mi arriva da una recente (fine maggio 2020) ripetizione della via Lario da parte degli amici lecchesi Fabio Valseschini e Tommaso Garota, i quali hanno testimoniato il valore tecnico dell’itinerario, e di conseguenza del suo autore…. La relazione aggiornata è riportata in fondo all’articolo.

Immagini tratte dai Fondi Pino Comi e Mario Dell’Oro (Boga) dell’archivio MOdiSCA (montagne di scatti) – Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino.Protagonista sulla Mongolfiera è stato Mario Dell’Oro detto Boga (1.10.1906 – 9.2.1956), molto conosciuto in ambito locale, uno dei più forti scalatori (rocciatori, come si diceva all’epoca) ed alpinisti lecchesi ed italiani, accademico del C.A.I. dal 1936, attivo soprattutto negli anni ’30 del 900.
Scalando sulle Grigne e la Medale si ha spesso modo di ripercorrere le tracce del Boga, di cui è ampiamente noto che è stato per un certo periodo il compagno di Riccardo Cassin in una cordata strepitosa. Un “socio” piuttosto in gamba, visto che spesso si alternava da capocordata con il Riccardo, che non era tipo da lasciare volentieri il timone in mano altrui.
Le eccezionali capacità di scalatore del Boga emergono fin dalla sua prima uscita su roccia nella primavera del 1929, sulla normale all’Angelina in Grignetta, con un nutrito gruppo di amici tra cui Riccardo. Sono in otto, con una sola corda di 50m da 12mm, di cotone, comprata con  una colletta.
Per trovare l’itinerario, si affidano a quello della banda che aveva visto degli scalatori sulla via qualche domenica prima. La memoria però fa cilecca, e si ritrovano ammassati su un terrazzino senza sapere dove andare. Il Boga va in ricognizione in piena parete, per poi tornare sui suoi passi senza alcuna assicurazione, mentre gli altri nel frattempo hanno trovato la linea giusta. Al suo esordio da scalatore, aveva così superato i primi passaggi di IV/IV+, espostissimi e su roccia “un po’ così”, della futura via Mary di Riccardo Cassin e Mary Varale del 1931.
Altri hanno già efficacemente tracciato il profilo del Boga
1,2, operario lecchese dal carattere molto deciso, che si era guadagnato il soprannome “di seconda mano” a causa delle gambe un po’ arcuate, proprio come un paesano di Laorca (rione collinare lecchese), il vero titolare del nomignolo2.
A proposito del carattere, il Boga concludeva spesso i suoi ragionamenti, rivolti polemicamente al potere in carica, in quegli anni piuttosto oppressivo, con il detto: “per fà un urden, ghè voeur un stresurden”
2. Liberamente tradotto come: “per mettere ordine, per mettere le cose a posto, bisogna combinare un grande disordine”…

Il Boga scalava bene, con eleganza ed efficacia, e quando ha avuto l’occasione di misurarsi con le grandi pareti delle Dolomiti, ha dimostrato tutto il suo valore realizzando notevoli ripetizioni e importanti vie nuove3. Mario Dell’Oro muore nel febbraio 1956 in un terribile indicente sul lavoro nella casamatta della Fiocchi a Lecco, dove era capo del reparto setacciatura polveri da sparo. La sua esperienza ventennale in questo pericolosissimo lavoro e la sua prudenza, non sono bastate….

Immagini tratte dai Fondi Pino Comi e Mario Dell’Oro (Boga) dell’archivio MOdiSCA (montagne di scatti) – Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino.Per cercare di rendere omaggio alle sue capacità, ho pensato di rimanere sulle montagne lecchesi, le Grigne e la Medale. Pareti che hanno rappresentato per un lungo periodo il terreno di confronto tra i migliori “sestogradisti” lombardi, scalatori all’altezza di qualsiasi impresa sulle pareti alpine.
C’è da rimanere colpiti nel mettere in fila le “vie Boga” sulle sue montagne, aperte prevalentemente da capo cordata, talvolta a tiri alternati, raramente da secondo. Non solo per il numero (23 nuove ascensioni, di cui 16 in Grignetta e 2 sulla Medale, considerando che era un operaio con pochissimo tempo libero), ma soprattutto per il livello tecnico. Salite spesso molto impegnative, dove ha applicato al meglio le tecniche moderne di arrampicata, apprese nel corso di importanti incontri o, più semplicemente, messe a punto da autodidatta. 
Nell’elenco riporto le valutazioni della guida del Saglio
Le Grigne, la pubblicazione di riferimento di quel periodo. Viene utilizzata la scala Welzenbach con i numeri arabi (una divagazione rispetto alla Scala ufficiale) che indicano il grado complessivo, riferito all’impegno globale, ed i passaggi più impegnativi. Un mix efficace per mettere a confronto le diverse vie.
La sequenza dei primi salitori è quella indicata nella stessa guida. Generalmente il primo nome è quello del capo cordata; in qualche raro caso è indicato se c’è stata una alternanza. Vedi la via Cassin – Dell’Oro sulla Medale
4.

10 agosto 1930 – via Nuova Italia5 sulla Punta Giulia in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro, Gian Battista Riva e Mario Villa; molto difficile (4°). Saglio riporta correttamente che la via è dedicata al Dopolavoro di San Giovanni di Lecco. Che però non si chiamava Giovane Italia, come è erroneamente indicato sulle guide, compresa la sua.

5 settembre 1930 – via Lario sulla Mongolfiera in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro, Vittorio Molteni e Mario Villa; straordinariamente difficile (5° con passaggi di 6°). Salita molto impegnativa, aperta dal Boga dopo poco più di un anno dalla sua prima arrampicata.

28 giugno 1931 – parete nord della Torre Costanza in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro e Mario Villa; molto difficile (4°). L’arrampicata richiede un buon uso di chiodi... È la via lungo la quale (una settimana dopo la prima ascensione) è stato innalzato il fascio littorio che orna la vetta - altezza 3,50 – diametro 0,50 metri6,7. Fascio che un bel giorno è stato sbullonato e buttato di sotto, con gran fragore e grande rischio per i sabotatori che, se individuati, si sarebbero beccati anni di galera. Il fascio è stato prontamente ricostruito con il contributo di Mary Varale e ricollocato sulla cima. Per venire definitivamente (incrociando le dita) rispedito alla base alla fine della guerra. Presumibilmente il nome dell’itinerario è “via Cazzaniga”8.

Il 1931 vede anche l’esordio di Riccardo Cassin sull’Angelina (via Mary) e il Sigaro (via Valentino Cassin); per quest’ultima il Saglio riporta: 5° con passaggi di 6°. I cavalli di razza hanno iniziato a galoppare !

12 agosto 1931 - Corna di Medale (impresa nell’impresa: essere saliti in Medale in agosto). Dopo un precedente tentativo naufragato per il maltempo, Riccardo Cassin e Mario Dell’Oro vincono la grande parete sopra il rione lecchese di Malavedo alternandosi al comando; straordinariamente difficile (5°).

19 giugno 1932 – Spigolo SAOAS - Società Alpina Operaia “Antonio Stoppani” - sulla Punta Stoppani al Resegone. Mario Dell’Oro e Giovanni Battista Riva.

8 luglio 1932 – via Fratelli Aldè sul Sasso dei Carbonari in Grigna Settentrionale. Riccardo Cassin e Mario Dell’Oro; straordinariamente difficile (5°). Lunga via sull’enorme bastionata alla testata della Val Mèria sopra Mandello del Lario.

20 luglio 1932 – via Cattaneo Veronelli sulla parete nord est del Pizzo della Pieve (Parete Fasana) in Grigna Settentrionale; la parete più grande e selvaggia delle Grigne. Mario Dell’Oro, Giuseppe Pino Comi e Riccardo Cassin; straordinariamente difficile (5°). La via è dedicata a Bruno Cattaneo e Severino Veronelli, i giovani alpinisti milanesi precipitati dalla parete a fine dicembre 1931, mentre tentavano la prima salita invernale della via Fasana. In questo caso e nel precedente, il Boga e Cassin non affrontano difficoltà estreme, ma dimostrano la capacità di muoversi velocemente sul terreno vergine di una parete di dimensioni alpine.  

19 agosto 1932 – via Francesco Gatti sulla Torre Costanza in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro e Giuseppe Pino Comi; straordinariamente difficile (5°). Dopo una prima parte di IV/V grado fino alla cengia, la via segue una fessura-diedro verticalissima in piena parete. Ebbi modo di salire “la Gatti”, rimanendo impressionato dall’audacia dei primi salitori sul primo tiro di 30 metri nella fessura. Un notevolissimo exploit tecnico per l’epoca, considerando che i lecchesi avevano appena iniziato a prendere dimestichezza con le moderne tecniche dolomitiche di scalata in artificiale.

20 agosto 1932 – Spigolo sud del Fungo in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro, Mary Varale e Pino Comi; straordinariamente difficile (5°). Da non paragonare con la precedente per l’impegno, rappresenta una delle più belle vie della Grignetta per l’arrampicata, la roccia, l’ambiente.  

30 ottobre 1932 – via XXVIII Ottobre sulla Guglia Angelina in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro, Mary Varale e Riccardo Cassin; molto difficile (4°). Il periodo era quello che era, e la via fu dedicata al decennale della fondazione dei “fasci di combattimento” (28 ottobre 1922 - marcia su Roma). Per l’occasione, il Fascio di Lecco donò una bella lapide-ricordo al Gruppo Giovani Fascisti Nuova Italia6. In realtà: Gruppo Arrampicatori Fascisti Nuova Italia - G.A.F.N.I. Una dedica poco fortunata, visto che l’itinerario cadrà progressivamente nell’oblio.

27 marzo 1933 – parete est dell’Ago Teresita in Grigna Meridionale, assicurato dalla base da due compagni con corde di 50 metri. Il motivo? Ce lo dice il Saglio: questa salita per la scarsità di appigli e per la mancanza di posti di fermata, è stata compiuta con largo impiego di chiodi e di staffe, superando difficoltà estreme6. La via, che avevo trovato molto interessante9, è breve ma molto continua. Tanto valeva quindi salirla tutta d’un fiato e poi calarsi in doppia. È interessante notare che si tratta di uno (oltretutto: il primo sulle Grigne) dei pochissimi itinerari a cui il Saglio attribuisce il 6° pieno. Come per la via Bianca Maria al Sasso Cavallo di Riccardo Cassin e Augusto Corti, del 31 agosto 1938, che però si sviluppa per oltre 500 metri.

Per la via Boga all’Ago, nonostante la brevità, è stato forse l’utilizzo sistematico di chiodi e staffe a valergli il grado, in omaggio al nuovo concetto di estremo ed all’“arrampicamento acrobatico” che stava diventando di moda in quegli anni. 

21 maggio 1933 – via dei diedri al Nibbio. Emilio Comici, Antonio Piloni e Mario Dell’Oro; straordinariamente difficile (5° con passaggi di 6°). Una arrampicata senza eccessivo uso di chiodi e di mezzi artificiali6. Tradotto: una gran bella “libera”, con la paretina iniziale che rappresenta uno dei
più antichi boulder in terra lecchese, teatro di tragicomici tentativi spesso finiti nella polvere… Anche per tanti bei nomi venuti da fuori, con grande godimento degli spettatori indigeni.

Vale la pena accennare al giorno della salita della via, la prima sulla strapiombante parete nord est. L’arrivo di Emilio Comici era stato abbondantemente annunciato dagli articoli del settimanale fascista “Il Popolo di Lecco” tanto che, il giorno fatidico, ai piedi del Nibbio si era radunata una considerevole folla. Pare, addirittura, un centinaio di persone. Comici avrebbe arrampicato con il Boga e Mary Varale, moglie del noto giornalista sportivo de “La Gazzetta dello Sport”, entrambi residenti a Milano. Ma la Varale, ritenendo sconveniente per una signora scalare (oltretutto, in pantaloni!) davanti ad un così folto pubblico, suo malgrado cedette il posto a Pino Comi, che rinunciò a sua volta in favore di Antonio Piloni, scambiando con lui le braghe essendo il Piloni vestito della festa10! 

28 maggio 1933 – fessura Comici allo Zuccone Campelli ai Piani di Bobbio. Emilio Comici, Mario Dell’Oro, Riccardo Cassin e Mary Varale; 3° grado11. Linea molto estetica ed itinerario significativo (non il più bello aperto dai protagonisti) solo per l’eccezionalità dei componenti della cordata.

15 ottobre  1933 – parete est della Torre Costanza in Grigna Meridionale. Riccardo Cassin, Mary Varale e Mario Dell’Oro … che col consenso della Segreteria Politica di Lecco l’intitolarono “via del littorio” 6; straordinariamente difficile (5°).  

27 maggio 1934 – via  Campione d’Italia al Nibbio, intitolata al piccolo comune italiano sul Lago di Lugano. Vittorio Panzeri Cagiada, Mario Dell’Oro e Riccardo Cassin; straordinariamente difficile (5° con passaggi di 6°). Una formidabile cordata in allenamento sulla parete strapiombante del Nibbio dove, dopo la visita di Comici ai Resinelli a maggio 1933, tutti i capi cordata lecchesi si cimenteranno con la nuova tecnica della salita “a forbice” e le staffe appresa proprio dalla grande guida dolomitica.

27 maggio 1934 - diedro meridionale della parete est del Nibbio. Mario Dell’Oro e Ugo Tizzoni; straordinariamente difficile (5° con passaggi di 6°). Da notare che la Campione e la Boga sono state aperte nella stessa giornata !  

8 luglio 1934 – parete nord del Torrione Tizzoni (q. 2163 a S della Bocchetta del Guzzi) alle Cime di Piancaformia, in Grigna Settentrionale. Mario Dell’Oro e Ugo Tizzoni; III con passaggi di V e V+12.

15 luglio 1934 – spigolo sud ovest del Clerici in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro, Cesare Ferrario e Giovanni Giudici Farfallino; molto difficile (4°). Una gran classica della Grignetta. 

30 settembre 1934 – via IV Novembre (giorno della vittoria nella Grande Guerra) sulla Corna di Medale. Mario Dell’Oro, Ugo Tizzoni e Francesco Polvara, dopo un primo tentativo del Boga l’anno precedente con Giuseppe Pino Comi, interrotto a 40 metri dalla sommità… per la perdita dei chiodi; estremamente difficile (6°). Grande impresa del Boga: la via sale prevalentemente in libera fino agli strapiombi sommitali, che Boga superò con un difficile tiro in artificiale verso sinistra. Alcuni ripetitori, attaccando baldanzosi nelle belle giornate autunnali, ma facendo male i conti, si sono poi trovati alle prese con gli strapiombi ormai al buio…

Settembre 1934 - via Carlina sulla Mongolfiera in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro e Giuseppe Pino Comi; straordinariamente difficile (5° con passaggi di 6°). Poco o nulla si sa di questa via, che sale una impressionante parete friabile incisa da diedri e scaglie; 11 ore per 70 metri…

23 giugno 1935 – parete ovest del Torrione Fiorelli in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro e Luigi Ginetto Esposito; straordinariamente difficile (5°). Via non lunga (una ottantina di metri), ma tosta… La scalata … richiede un largo uso di chiodi e di staffe, e manovre di corda6 per superare un tetto pronunciato e la successiva parete verticale.  

7 luglio 1935 – parete sud e spigolo sud est del Torrione della Grotta in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro e Ginetto Esposito; straordinariamente difficile (4° con passaggio di 6°). Sempre alla ricerca di nuovi itinerari tecnicamente interessanti, il Boga sale questa via nel gruppo del Fiorelli, superando passaggi molto impegnativi: un diedro strapiombante e un tetto.

Ottobre 1935 – parete ovest del  Terzo Spuntone di Val Tesa in Grigna Meridionale. Mario Dell’Oro e Nino Rossi; straordinariamente difficile (5°). 

11 agosto 1946 – via del zio sulla Mongolfiera in Grigna Meridionale. Mario dell’Oro e Oreste Viganò, zio; 4° con passaggi di 6° secondo la valutazione (presumibilmente) dei primi salitori. Da “Lo Scarpone” n.21 del 16 Novembre 1946... La cordata Mario Dell'Oro detto «Boga», accademico del C.A.I. Lecco e Oreste Viganò detto «Zio» del C.A.I. Legnano ha compiuto 1'11 agosto scorso la prima ascensione della parete sud-est dalla Torre Mongolfiera (Grigna meridionale). Una variante a detta via è stata compiuta più tardi da Angelo Longoni e Nino Bartesaghi del C.A.I. di Lecco (in occasione della prima ripetizione). La relazione è dettagliatissima, quasi metro per metro, ma non è semplice localizzare l’itinerario. Visto il notevole strapiombo della parete, e la roccia scagliosa, c’è un po’ da dubitare del quarto grado dichiarato…

In data sconosciuta, prima del 1937, va segnalata la variante Boga (citata da Saglio, ma senza nominarlo) sulla normale al Sigaro. Una soluzione preferita all’originale da migliaia  di scalatori.
 
Immagini tratte dai Fondi Pino Comi e Mario Dell’Oro (Boga) dell’archivio MOdiSCA (montagne di scatti) – Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino.

A sinistra, il Boga partigiano del Gruppo Rocciatori comandato da Riccardo Cassin: “per fà un urden, ghè voeur un stresurden” . Detto, fatto…

Note

1 Pino Comi, UN RICORDO DI MARIO "BOGA" DELL'ORO - “Alpinismo” (Annuario del Club Alpino Accademico Italiano), 1987.

2 Alberto Benini, SCHEDE PER UNA STORIA DELL’ALPINISMO LECCHESE. PERSONAGGI E EPISODI: Mario Dell’Oro (Boga) - Archivi di Lecco, anno 24, n. 1 gen-mar. 2001

3 Di seguito le principali vie nuove al di fuori delle montagne lecchesi. Da segnalare inoltre, tra le tante ripetizioni in Dolomiti, la seconda salita con Riccardo Cassin della via Comici-Benedetti sul Civetta, in occasione del campeggio G.A.F.N.I. del 1935. Famoso l’episodio del volo del Riccardo, malamente trattenuto dal povero Boga, che si stava scaldando le dita nel momento sbagliato.

Dolomiti

1934 – parete est del Monte Popena, Gruppo del Cristallo. Mario Dell’Oro, Vittorio Panzeri e Giovanni Giudici Farfallino. 

1934 – Guglia De Amicis, Gruppo del Cristallo. Mario Dell’Oro, Vittorio Panzeri, (?) Pifferetti e Giovanni Giudici.

16-17 agosto 1935 – parete sud ovest della Torre Trieste, Gruppo del Civetta. Mario Dell’Oro, Giovanni Giudici e Angelo Longoni.
 

15 agosto 1952 – spigolo sud ovest del Torrione di Vallesinella, Gruppo del Brenta. Mario Dell’Oro e Oreste Viganò zio.

Masino-Bregaglia

18 agosto 1937 – parete sud est della Punta Allievi. Mario Dell’Oro e Ugo Tizzoni.

5 settembre 1937 – spigolo Parravicini al Torrione di Zocca. Mario Dell’Oro, Luigi Gino Cazzaniga e Ugo Tizzoni. 

4 Salta all’occhio il caso di Arturo Andreoletti, scalatore di primissimo piano, che nelle relazioni viene quasi sempre relegato in fondo alla cordata sull’Angelina, la Cecilia, il Clerici e il Cinquantenario… Vuoi vedere che il tostissimo “Padreterno” stava sullo stomaco a qualcuno?

5 Nota presente sul libro di vetta della Punta Giulia, rinvenuto da Giancarlo Mauri.

6 Silvio Saglio, Le Grigne, collana “Guida  dei Monti d’Italia”. CAI – TCI, 1937

7 Rivista Mensile, 1933

8 Una supposizione tratta da letture diverse: “Archivi di Lecco” 2017 (Alberto Benini), “Bollettino Società Escursionisti Lecchesi” agosto-settembre 1931, “Il Popolo di Lecco” luglio 1933

9 Ad oggi (luglio 2020) l’itinerario è inagibile. Nota del 19 giugno 2020 sulla “Bacheca” di Larioclimb 

10 Notizie prese dallo scritto di Ruggero Meles sugli Atti del convegno: “L’arrampicata sportiva, un’opportunità per il territorio” organizzato dalla Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino a Lecco, Palazzo delle Paure, il 14 . 12 . 2013

11 Silvio Saglio, Prealpi Comasche, Varesine, Bergamasche. CAI TCI, 1948. Su “Lo Scarpone” n.11, 1933, la via è invece valutata 4° grado. Ma la sostanza non cambia granchè.

12 Claudio Cima, Scalate nelle Grigne. Tamari, Bologna, 1975

Da segnalare ancora, a proposito del Boga, e senza pretesa di esaustività. 

Vittorio Varale, Sotto le grandi pareti. Tamari, Bologna, 1969

Maria Gennaro Varale, Mary (o Meri…): diversi scritti.

Riccardo Cassin, Dove la parete strapiomba. Baldini & Castoldi, Milano, 1958

Alberto Benini, Ragni di Lecco. 50 anni sulle montagne del modo. Vivalda, Torino, 1996

Alberto Benini, Come arrampicava bene il Boga! Storia di Mario Dell’Oro. CAI Lecco “Monti sorgenti “, 2013

gognablog.com/inizi-lecco-alpinistica


GRIGNA MERIDIONALE – LA MONGOLFIERA 1771m
VIA LARIO

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I dati sono relativi alla via Lario

La via Lario sulla Mongolfiera è una delle prime nuove ascensioni del grande scalatore lecchese Mario Dell’Oro Boga, ripetuta nel luglio 2020 da Fabio Valseschini e Tommaso Garota. È una salita di stampo alpinistico, piuttosto severa, che riserva bei tratti di arrampicata nei tiri centrali dove la roccia è buona, nonostante vada prestata molta attenzione per la scarsissima frequentazione.

È necessaria una solida esperienza  alpinistica, e bisogna saper valutare i tratti più delicati, oltre ad essere in grado di integrare efficacemente le protezioni. 

Periodo
Estate; sole al pomeriggio. Ambiente alpino; attenzione alla meteo: pericolo di temporali improvvisi.  

Chiodatura
Chiodi in generale datati (qualcuno più recente), soste comprese. Portare 2 corde da 60m, friends piccoli e medi, dal 0.5 al 3 BD, dadi, cordini e casco. Utile il martello e qualche chiodo. 

Primi salitori
Mario Dell’Oro Boga, Vittorio Molteni, Mario Villa. 5.09.1930  

Accesso
Dai Piani dei Resinelli scendere all’ex rifugio Alippi e parcheggiare lungo la strada, in mancanza di meglio! Seguire la sterrata in piano sulla dx (divieto di accesso per le auto dei non possessori di case), al termine salire una rampa con fondo in cemento e poi ancora in piano lungo una pista nel bosco. Si prosegue sul sentiero delle Foppe (n. 9) per il Rif. Rosalba finché, attraversato il ghiaione della Val S’Cepina e risaliti sulla sponda opposta, si raggiunge un tratto in piano nel bosco. Abbandonare il sentiero principale per salire a dx lungo una ripida traccia, che poi taglia a sx entrando nel suggestivo Canalone del Diavolo. Seguire la diramazione di dx fino ad un evidente canalino roccioso sulla sx, che porta nella conca erbosa tra Torre Costanza e Mongolfiera; giunti all’altezza della Mongolfiera, traversare a dx su prato ripidissimo fino al fianco sinistro di uno sperone. Per Zerowatt proseguire a dx e risalire brevemente fin sotto la verticale della striscia nera della parete Sud Est (fix di partenza). 1.30 ore

Attenzione: terreno molto ripido, da percorrere con calzature adeguate e passo sicuro!

Oltre alla Lario, riportiamo sinteticamente le altre vie di questo versante.

1 THIRD STONE FROM THE SUN – parete SW
Saverio De Toffol, Adrian Martinez e Jorge Palacios - dal 15.10.2017 al 2.11.2017. L6 è stato salito in occasione della prima ripetizione, il 26 maggio 2018, di Alessandro Monti e Saverio De Toffol. Prima libera: Alessandro Monti.

180m - 6L
VII+ (VI- obb)
Soste prevalentemente a fix e un fix alla partenza del terzo tiro. Resto: chiodi normali, da integrare.

Relazione su Larioclimb

Discesa
In doppia sulla via da S6-S5-S3-S1 con 2 corde da 60m. Attenzione a non fare incastrare le corde nei numerosi spuntoni presenti in parete. In caso di necessità è possibile calarsi da S4 e raggiungere la S1 del tentativo di Gerri Re Depaolini del 2007: 2 chiodi e un fix.

2 VIA LARIO – parete SW
Mario Dell’Oro Boga, Vittorio Molteni, Mario Villa – 5.9.1930

130m - 4L
VI+ (VI- obb)
 

L1 IV+ 30m Nessun chiodo. Partenza scomoda, difficoltà di manovra per il secondo di cordata. Salire verso dx con passaggio non banale a rimontare lo spigolo dello sperone. Seguirlo spostandosi in ultimo sulla sx, per risalire un ripido tratto su zolle erbose. Tiro difficilmente proteggibile su roccia a tratti instabile. S1 comoda; 2chiodi.

L2 VI 20m 4 chiodi. Dopo qualche passo erboso (da proteggere), seguire una fessura-diedro con bella arrampicata continua e fisica, in spaccata e in opposizione. Breve tratto erboso in uscita. Roccia in generale buona, ma sempre da verificare. Difficoltà a integrare le poche protezioni. S2 molto scomoda; 3 chiodi.

L3 VI+ 40m 7 chiodi (di cui due ravvicinati, in corrispondenza della sosta indicata nella guida di Claudio Cima LE GRIGNE - Tamari Bologna 1971). Breve tratto erboso in partenza, poi si supera una faticosa strozzatura proseguendo lungo la fessura, incontrando dopo 15m circa due chiodi ravvicinati. Ancora lungo la fessura, poi si sale verso dx su placche articolate con qualche clessidra, uscendo per 4/5m sul pendio erboso. S3; mugo.

L4 pendio erboso e roccette; passi di III+ 40m 1 chiodo. Salire per erba e mughi (Attenzione) con risalti rocciosi tendendo verso dx fino allo spigolo, dove si trova un chiodo, un po’ nascosto. Per roccette ed erba si prosegue fino sulla piatta sommità. S4; spuntoncino.  

3 VIA BOB KENNDY – spigolo SSW (la relazione originale riporta spigolo SE) 
Gianni Stefanon, Daniele Chiappa Ciapìn – 7.7.1968, un mese dopo l’assassinio di Robert Kennedy

150m - 5L
VI/A3 (valutazione dei primi salitori). Usati 25 chiodi e un cuneo. 

Dopo un tiro su rocce miste a erba, si sale tendendo a sx fino ad una fessura diedro strapiombante, che rappresenta il tratto chiave: V, VI/A3, poi V+. Terzo tiro ancora impegnativo; VI/A1. Si esce come per la Lario lungo un ripido prato e rocce, dove i primi salitori fecero due tiri. Prima esperienza su via nuova per il giovanissimo (17 anni) Ciapìn. Quello della parete Ovest del Cerro Torre…

4 ZEROWATT – parete SE
Paolo Vitali, Sonja Brambati e Pietro Corti - 25.8.1996, dal basso, col trapano… che a un certo punto ha cominciato a perdere colpi. O meglio… a perdere Watt…

90m - 3L
6c+ (6b obb)

Chiodatura a fix; non integrabile.
Relazione su Larioclimb 

Discesa
in doppia sulla via, possibile con una corda da 70m (meglio se da 80…). 

5 VIA CAI BELLEDO – spigolo SE
Casimiro Miro Ferrari, Pino Negri, Guerino Cariboni, Carlo Mauri - 25.5.1968

140m – 4L più uno o due tiri sul ripido pendio erboso misto a rocce 

Impegnativa salita mista libera-artificiale, su roccia spesso scagliosa. Pochissimo ripetuta.

Discesa per le vie 2 – 3 - 5
Scendere su rocce ed erba per qualche metro verso ovest, fino alla cengetta con l’ultima sosta di Third Stone from the sun, su 2 chiodi con cordone. Scendere ancora arrampicando in obliquo verso sx (faccia a monte) su rocce ed erba fino allo spigolo con clessidra (fino qui si rimane sul versante Ovest, verso la Costanza). Scendere ora sul versante opposto (verso la Cecilia) per un paio di metri in un diedrino (III), poi traversare altri 2 metri a sx faccia a monte fino ad una sosta su 3 chiodi con cordone e 2 moschettoni. Fino a qui una trentina di metri in dis-arrampicata. Calata da 50m (attenzione al recupero. Sarebbe possibile spezzarla dopo 30m circa, compiendo una seconda calata di una ventina di metri su singolo spit con moschettoni. Attenzione !), fino alla forcella Mongolfiera-Cecilia. Da qui abbassarsi in arrampicata su roccette fino alle ghiaie sotto la parete NE (dove sale la via dei Ragni). Risalire ora il canalino che porta alla forcella Cecilia-Torre Rosalba, scendere il canale sul versante opposto e traversare infine al rifugio Rosalba.

Oppure, scendere con attenzione nel Canalone del Diavolo. In ogni caso ci si porta appresso lo zaino. 

Discesa impegnativa, procedere assicurati nei tratti in arrampicata.

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