GRIGNA MERIDIONALE - PILASTRO ARTURO ANDREOLETTI 2140m
(nome proposto)
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Una struttura senza nome, poco evidente e situata in un angolo appartato della Grigna, che si delinea tra le pieghe della tormentata bastionata rocciosa che sostiene la Cresta Segantini da sud. I primi salitori hanno voluto dedicare il pilastro ad Arturo Andreoletti, uno dei principali pionieri dell’arrampicata nelle Grigne.

Di seguito un breve profilo del personaggio, utilizzando (con l’aggiunta di qualche considerazione personale) le note biografiche di Franco Licini1 e quelle dell’A.N.A. Molto utile, come sempre, anche la guida di Silvio Saglio LE GRIGNE, collana “Guida dei Monti d’Italia” CAI-TCI, Milano 1937, ricca di informazioni, nomi e date. Da una sua attenta lettura si riesce a ricostruire una parte consistente della storia dell’alpinismo nelle Grigne.
(Foto per gentile concessione tratta da fassafront.com Sulle tracce della Prima Guerra Mondiale in Val di Fassa)

Nato a Milano l’8 marzo del 1884, Andreoletti è molto attivo nelle Dolomiti dove compie numerose esplorazioni, aprendo un gran numero di nuove vie su roccia, tanto che può essere considerato uno dei più illustri pionieri del grande alpinismo dolomitico italiano2. Questa conoscenza del terreno gli vale gli incarichi di ricognizione del confine italo-austriaco. Allo scoppio della Grande Guerra viene assegnato al 7° reggimento Alpini – battaglione Val Cordevole, e presto viene promosso Capitano al comando della 206a compagnia.
Andreoletti si distingue per le grandi capacità organizzative e l’estremo rigore, ma anche per il carattere difficile, tanto che in diverse occasioni si scontra duramente con i superiori, spesso per le sue insistenti richieste di un migliore equipaggiamento e di cibo adeguato alla truppa.  Questa indole per nulla incline al quieto vivere, che lo porta di frequente su posizioni critiche, e l’atteggiamento autoritario, gli valgono il soprannome di “Padreterno”. Di conseguenza, la sua era detta la “Compagnia Padreterno”.
Per cavarsela con un semplice soprannome, invece di essere deferito alla Corte Marziale per insubordinazione, vuol dire che aveva doti assai preziose per il regio esercito…
Dopo la guerra, nel 1919 è tra i fondatori dell’Associazione Nazionale Alpini di cui assume la presidenza per i primi anni, dimettendosi poi per “dissensi con la politica associativa” o, secondo una versione un po’ meno diplomatica,  “per dissenso al regime fascista”. In ogni caso, una presa di posizione netta, coerente con il carattere dell’Andreoletti.
Nella vita civile, grazie alle sue doti ricoprirà incarichi altamente professionali in importanti aziende nazionali e internazionali. Muore il 24 gennaio 1977.
Nell’interessante sito di Angelo Elli, www.angeloelli.it/alpinisti/file/Andreoletti Arturo (1884-1977).html, viene sintetizzata la sua attività alpinistica, tra cui la prima ripetizione italiana con variante finale,
il 19 agosto 1908, poco più che ventenne, della via Bettega sulla parete sud della Marmolada. Oltre 1000 metri su difficoltà fino al V, con la guida Serafino Parissenti e Carlo Prochownich, che sarà suo compagno in diverse nuove ascensioni in  Grignetta.
Del tutto eccezionale la fantastica prima ascensione, il
14 e 15 settembre 1921, della gigantesca parete nord est dell’Agner: 1500 metri di dislivello, con passaggi attualmente classificati di V superiore, con Alberto Zanutti e la guida Francesco Jori, quest’ultimo da primo di cordata.
Quando Andreoletti arriva in Grignetta nel 1909, trova strutture non molto alte ma assai grintose sulle quali, forte delle esperienze dolomitiche, individua obbiettivi innovativi ed innalza il limite tecnico, che in Grigna era fermo al “Traversino” del 1901 tra Primo e Secondo Magnaghi, un rispettabile IV+
3 lungo però solo una quindicina di metri. La via Bettega sulla ciclopica parete Sud della Marmolada, per rendere l’idea del dislivello tecnico tra le Grigne e le Dolomiti, era stata aperta proprio in quello stesso anno.
Nella prima stagione in Grigna Andreoletti prende le misure, ma già nel 1910 sale con Prochownick il camino nord ovest della Piramide Casati: una spaccatura molto elegante di circa 120 metri, a tratti liscia, che in seguito verrà classificata di IV e V grado.
Qualche mese dopo ripete con Umberto Fanton l’incredibile via di Carugati sulla grande parete del Sasso Cavallo in Grigna Settentrionale, alta quasi 400 metri. Durante la salita apre lunghe varianti: quasi una via nuova. Nel 1914 Andreoletti corona la sua attività in Grignetta con la Via dei Trentini sulla parete Ovest della Torre Cecilia. Sulla fessura strapiombante e un po’ friabile del secondo tiro arriva al V; qualche ripetitore parlerà addirittura di V+. Il tutto dovendosi accontentare dei primi chiodi da roccia e, forse, di rudimentali  moschettoni

ANDREOLETTI NELLE GRIGNE4
1909
-10 ottobre. Grigna Meridionale - Torrione Clerici parete nord ovest, con Carlo Prochownick.
-14 novembre. Grigna Meridionale - Torre Rosalba parete sud ovest, con Carlo Prochownick e Serafino Alfieri.
-14 novembre. Grigna Meridionale - Torre Cecilia spigolo nord ovest o Spigolo della crocetta (la via prende il nome dalla piccola croce dipinta sulla roccia alla partenza), con Carlo Prochownick e Serafino Alfieri.

1910
-19 giugno. Grigna Meridionale - Piramide Casati camino nord ovest, con Carlo Prochownick. Questa salita segue una linea molto ardita, e può essere paragonata ad un’altra via (di incredibile difficoltà, per l’epoca) aperta sempre in quell’anno al Corno Centrale di Canzo da Eugenio Fasana ed Edoardo De Enrici. Siamo nell’ordine dell’odierno V/V+.

Alla Casati Andreoletti e Prochownick affrontano tratti su roccia umida e rivestita  di muschio e difficili spaccature lisce, ricorrendo alla piramide umana per vincere il passaggio della grotta, il più impegnativo della via.
“… dovemmo più volte assicurarci vicendevolmente con anelli di corda e chiodi da parete”
5.
- 12 novembre. Grigna Settentrionale - Sasso Cavallo via Carugati (aperta un paio di mesi prima) con varianti. Una via di 350 metri con difficoltà fino al V grado, con Umberto Fanton.

1911
-30 aprile.
Grigna Meridionale - Torrione del Cinquantenario (dell’Unità d’Italia) prima ascensione della guglia, con Umberto Fanton.
-28 maggio.
Grigna Meridionale - Guglia Angelina (dedicata alla madre dell’Andreoletti) prima ascensione della guglia per la parete est e prima traversata, con Umberto Fanton. I due infatti scendono lungo la parete ovest. Una discesa pericolosissima, su parete esposta e roccia friabile, che richiede qualche breve calata con la corda. Anche in questo Andreoletti è stato precursore in Grigna, ricorrendo a qualche calata vertiginosa con tecnica rudimentale. Da notare che ancora negli anni ’30 del ‘900, Cassin & soci scendevano allegramente “alla marina”. Cioè a braccia, girando la corda  intorno ai piedi per “frenare” la discesa.
L’impresa dell’Angelina suscita grande scalpore nell’ambiente alpinistico milanese, che ben conosce la verticalità della guglia, tanto che viene sollevato qualche dubbio, per fortuna di breve durata. La domenica successiva, infatti, gli escursionisti che attraversano lungo il sentiero Cecilia notano con stupore alcuni stracci bianchi (dei fazzoletti da naso) che sventolano con fierezza su un legno ben piantato  sulla vetta
6.  Le corde doppie sullo spigolo nord, che diventano subito la soluzione  “normale” di discesa dall’Angelina, vengono effettuate per la prima volta dai fratelli Eugenio e Piero Fasana il 15.09.1912, con tre calate verticali su altrettanti solidi chiodi (singoli…. I punti di calata con due ancoraggi resinati, collegati da catena e anello d’acciaio, erano ancora di là da venire).

1914
-27 ottobre. Grigna Meridionale – Torrione del Cinquantenario variante dei Trentini, con Vittorio Emanuele Fabbro, Giovanni Paisser, Arturo Castelli e Riccardo Trenti.
-24 novembre. Grigna Meridionale - Torre Cecilia parete oovest, via dei trentini, con Vittorio Emanuele Fabbro, Giovanni Paisser, Arturo Castelli e Riccardo Trenti. V grado.

1 https://www.frontedolomitico.it/Uomini/protagonisti/AndreolettiArturo.html

2Agnèr: il gigante di pietra”  di Bepi Pellegrinon. Nuovi Sentieri, 1983.

3 Si intende che i gradi indicati nel testo sono riferiti alle valutazioni attuali. La scala Welzenbach delle difficoltà su roccia entra in vigore solo dopo il 1926.

4 La lunghezza delle vie citate, a parte quella sul Sasso Cavallo, varia dai 50 ai 150 metri circa.

5 Rivista Mensile 1910, pp 247-249.

6 Rivista Mensile 1913, pp 40-43 “Un’ottima palestra in Lombardia”, di Arturo Andreoletti.

Altri interessanti spunti di approfondimento si possono trovare in

“Le montagne di vetro”, raccolta di scritti di Dino Buzzati curata da Enrico Camanni. Vivalda 1989. Vedi a pag. 166: “Cordata di tre”, del 1956. Uno struggente ricordo di un incontro tra i tre dell’Agnèr, con Jori e Andreoletti che vanno a trovare Zanutti, ormai infermo.

“Arturo Andreoletti (1884-1977)” di Saverio Almini; contributi di Gregorio Taccola e Andrea Bianchi; testimonianze di Orazio Andrich, Andrea Bianchi, Mariolina Cattaneo. Nomos, 2019.

Pietro Corti, con la collaborazione di Saverio De Toffol e Alberto Benini

La relazione tecnica della via si basa sui dati di Saverio De Toffol


GRIGNA MERIDIONALE – PILASTRO ARTURO ANDREOLETTI 2140m
via PURPLE HAZE

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Il pilastro è situato in un ambiente imponente e severo, mentre l’itinerario è decisamente di stampo alpinistico e richiede esperienza per individuare il tracciato, sapere valutare la qualità della roccia e la necessità di integrare le protezioni presenti, generalmente piuttosto distanziate. Accesso e sviluppo relativamente lunghi, per lo standard della Grigna… Con l’approccio corretto, si tratta di una salita divertente su roccia generalmente buona/ottima, a parte qualche breve tratto meno solido dove va posta particolare attenzione.

Il nome: Purple Haze (nebbia viola) è un pezzo di Jimi Hendrix del 1967.

Dalle parole di Saverio:

“il primo giorno che abbiamo iniziato la via c'era una densa nebbia, era quasi buio ed eravamo completamente immersi in una specie di nuvola scura, per cui mentre salivo mi venivano in mente le strofe della canzone:

Foschia viola, tutt'intorno
Non so se sto salendo o scendendo
Sono felice o infelice?
Qualunque cosa sia, quella ragazza mi ha fatto un incantesimo”

Primi salitori
Saverio De Toffol e Jorge Leonel Palacios - iniziata 28 maggio 2021 - terminata il 26 giugno 2021.

Periodo
Grazie all’esposizione favorevole, il pilastro è frequentabile dalla tarda primavera (residui di neve permettendo) al tardo autunno. Attenzione alle previsioni meteo: da evitare con rischio di temporali.


Chiodatura
La via è attrezzata con chiodi normali e clessidre cordonate. Fix alle soste (da collegare). Portare il casco, due mezze corde da 60m, 12 rinvii, cordini e fettucce, friend Bd da 0.4 a 4. Martello e chiodi non indispensabili.

Accesso
Da Lecco salire ai Piani dei Resinelli. Oltrepassato il piazzale-parcheggio, si sale a dx appena prima della chiesetta; al primo bivio continuare diritti in salita lungo la Via Caimi tenendo la dx ai successivi bivi, giungendo al termine ad uno spiazzo sterrato presso l’acquedotto. Grandi difficoltà di parcheggio nei festivi!
Prendere il sentiero a sx che, sfiorando un piccolo vallo paramassi ed oltrepassando alcune reti (esteticamente orribili e di dubbia utilità…), giunge allo sbocco del Canale Caimi. Da qui salire a dx e seguire il sentiero della Cresta Cermenati (n° 7) per un lungo tratto, fino allo sbocca del Sentiero Cecilia (n.10) che proviene da sinistra.
Scendere per esso con attenzione, e appena possibile lasciarlo attraversando verso dx – viso a valle - in direzione di un largo colatoio di roccia slavata. Risalirlo per circa 50 m (ometti), poi obliquare a sx verso un' altro colatoio; dopo  averlo attraversato, in pochi metri si giunge alla partenza della via, alla base di un altro colatoio di roccia compatta slavata. S0 su 1 fix con piastrina artigianale alla partenza. 1.45 ore.


Annalisa Sesto sul traverso dell’ultimo tiro (Foto J.L. Palacios. Le altre fotografie sono di S. De Toffol)


verione stampabile pdf PURPLE HAZE
120m / 6L / VI+ (V obbligato)

L1 II 1 pass. III, 45m. 1 fix di sosta
Salire per il colatoio e verso la fine superare una breve strettoia, raggiungendo un comodo ripiano alla base di un largo camino con grosso blocco incastrato; S1 sulla sx.  

L2 IV/IV+ e tratti elementari, 30m. 2 clessidre cordonate; 2 fix di sosta
Salire qualche metro per il camino a dx, poi spostarsi sulla parete compatta di sx fino a un diedro fessura. Seguirlo fino al termine, quindi proseguire (facile) fino ad un breve diedro di roccia mediocre oltre il quale si raggiunge brevemente (facile) la sosta, a dx di un tetto triangolare. 

L3 IV+/V, 40m. 6 ch. e 2 cl. cordonate; 2 fix di sosta
Salire per gradoni di ottima roccia verso un diedro fessura. Non salire per esso ma sulla parete di sx; dopo alcuni metri traversare a dx entrando nella parte superiore del diedro. Al termine evitare a sx un tettino, e salire un' altro diedro fino ad una cengia erbosa. Superare un leggero rigonfiamento verso sx e dopo qualche metro traversare a dx 2 m su placca compatta, poi ancora in verticale verso una fessurina superata la quale si arriva in sosta.

L4 VI+ poi IV+/V, 10m. 4 ch. e 1 cl. cordonata; 1 fix e 1 cl. di sosta
Tiro chiave. Salire ad una fessura sinuosa che si segue fino ad un comodo terrazzino erboso.

L5 IV/IV+ continui, uscita di V, 30m. 7 ch. e 3 cl. cordonate; 2 fix di sosta
Diritti ad una lama somigliante ad una stalattite; sopra di essa traversare brevemente a dx e salire pochi m, poi obliquare a sx ad un piccolo ballatoio. Da qui ancora in verticale ad evitare sulla sx un tettino squadrato, poi traversare orizzontalmente a dx e salire in obliquo a dx ad una fessurina verticale; raggiuntala obliquare a sx fino alla fessura sotto una grossa pancia. Seguirla verso dx fino alla sosta, posta sotto ad un'altra pancia strapiombante.

L6 inizio V+ poi IV, III/III+, 20m. 1 ch. e 1 cl. cordonata; 2 fix di sosta
Traversare in orizzontale a sx (esposto), sfruttando il punto debole tra i due  bombamenti, poi salire verticalmente per belle placche di solida roccia bianca lavorata.

Discesa: dalla S6 alzarsi un paio  di m, poi seguire una facile crestina verso N fino alla Segantini. Seguirla per 50m circa scendendo nella “Ghiacciaia”. Proseguire per l’ultima parte della Segantini superando le rocce con scritta “difficile” (III), altrimenti tagliare a dx fino alla cresta Cermenati. In pochi minuti si raggiunge la vetta alla Grigna Meridionale. oppure  si può iniziare subito la discesa.

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