MONTE SPEDONE – PARETE DELLA FRACIA
VIA CORTI DI DESTRA

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Descrizione: itinerario di assoluto rilievo, aperto con grande intuito e audacia da Augusto Corti e Angelo Longoni su una parete insidiosa, verticalissima e di difficile lettura. La ritirata è impossibile dopo i primi tiri dato che, al di sotto della linea di salita, la parete strapiomba. La via presenta un andamento obliquo verso sinistra partendo alla base del pilastro al margine destro della parete, terminando in alto a sinistra dopo aver traversato obliquamente per quattro lunghezze di corda. I tratti più difficili sono sovrabbondantemente chiodati, ma non mancano passaggi dove la chiodatura è più rarefatta. La qualità della roccia (particolarissima) è da buona a ottima; comunque da valutare  sempre con attenzione, anche dove sembra più sana. Particolare attenzione inoltre nell'ultimo tiro che presenta nella parte finale roccia meno solida. Durante la ripetizione non abbiamo individuato la S3 (probabilmente per distrazione o presi dall'entusiasmante scalata) e quindi abbiamo unito il terzo e quarto tiro, risultando così una bellissima lunghezza di 55 mt. Allungando abbondantemente le protezioni non abbiamo avuto problemi di scorrimento della corda. Riassumendo, si tratta di una via molto valida e godibile, ma dal  carattere decisamente alpinistico.
E’ indispensabile solida esperienza e buon senso dell’orientamento per accesso e discesa.


Periodo
Primavera e autunno; la parete è in ombra al mattino.

Chiodatura
Attrezzatura a chiodi tradizionali, decisamente abbondante in alcuni tratti, “revisionata” in tempi recenti. Portare 14 rinvii, friend piccoli-medi, chiodi non indispensabili, cordini e fettucce di diverse misure per allungare gli ancoraggi, moschettoni sciolti, casco, 2 corde da 60m o singola da 70m.

Primi salitori
Augusto Corti e Angelo Longoni, 18 agosto 1936. Una grande via, in relazione all’epoca e alla zona, a dimostrazione del valore di questi e altri scalatori attivi nel lecchese negli anni ’30, semisconosciuti ai più: Rizieri Cariboni, Alfredo Colombo, Mario Dell’Oro, Giovanni Gandini, Vittorio Panzeri, Gigi Vitali e pochi altrii. Oltre naturalmente all’arcinoto Riccardo Cassin.

Accesso
Da Calolziocorte seguire per Carenno. Prima di arrivare al paese, giunti ad una curva a gomito verso dx, prendere a sx una stradina in salita verso la località Oneta e parcheggiare poco oltre sulla dx. Seguire un sentierino che traversa sopra le case fino ad una mulattiera cementata, che porta in 10’ circa alla località Erola. Superate le case, lasciare la mulattiera e svoltare a sx in un viottolo; poco dopo individuare una traccia che punta verso l'alto. Da qui seguire il sentiero, non sempre evidente, che traversa e obliqua lungamente verso le pareti dello Spedone, che si raggiungono superando dei tratti impervi. Con l’approssimarsi della Fracia la traccia punta decisamente verso il basso; scendere quindi per 50m e traversare fino alle corde fisse. Quelle sopra vanno alla via CORTI DI DESTRA, quelle a sx vanno a CHARLIE E IL DRAGO. Legarsi e seguire le fisse più alte, che terminano presso la partenza, un po' terrosa, della via, in corrispondenza del canale verticale che delimita la parete sulla dx. La CORTI DI DESTRA inizia su un evidente muretto fessurato. 40 minuti.

Discesa
Dall'uscita della via seguire verso l'alto la cresta boscosa, che in 10 minuti circa raggiunge il sentiero che sale da Erve (grossa freccia rossa su roccia). Salire per questo sentiero (bolli rossi) a ripidi tornanti, che porta nei pressi di una zona di caccia (cataste di legna e postazione). Lasciare il sentiero e raggiungere la zona di caccia, seguire ora una buona traccia che traversa sul versante sud (dx) del crinale. Superare una bella baita e la successiva; giunti a un bivio tenere la dx, superare una grossa pianta abbattuta e cominciare a scendere (bolli giallo-rossi) fino al sentiero 802 con segnavia bianco-rosso che scende a Carenno. Al bivio successivo lasciare il sentiero 802, che prosegue diritto, e scendere verso dx (bolli blu e gialli). Poco oltre un cavo metallico si perviene a un altro sentiero; al bivio successivo prendere a sx e scendere fino a incontrare il sentiero dell'andata che proviene da Erola. Seguirlo fino al piccolo borgo. Da lì a Oneta. 50 minuti. Il percorso è facile.
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MONTE SPEDONE
Via CORTI DI DESTRA
140m – 5L

R2 VII-


L1 V 35m Salire la fessura e uscirne a sx. Si continua obliquando verso sx (alberi cordonati e un paio di chiodi), puntando a un pilastrino sopra cui si sosta. S1 su 3 chiodi di cui due antichi, e cordone.

L2 VI 25m Traversare a sx e salire per fessura (chiodi ) tendendo sempre verso sx fino a un diedro. Salirlo, poi traversare a sx sotto un evidente blocco, e rimontare alla sosta subito sopra. S2 su 4 chiodi e cordone.

L3 e L4 VI+ 55m Noi abbiamo saltato la S3 unendo i due tiri; allungare molto le protezioni! Scendere e traversare a sx fino a un diedro con chiodi, che si supera con passi atletici. Continuare in traverso a sx aggirando uno spigolo (qui è indicata la S3 25 m). Continuare a traversare seguendo i chiodi che si fanno via via più rarefatti. Puntare verso l'alto ad una pianta, oltrepassarla e obliquare fino alla S4 su 3 chiodi.

L5 VII- 25m Salire leggermente a dx, riportarsi a sx e salire ad un'evidente fessura molto chiodata. Superarla con movimenti atletici e sostenuti, uscirne più facilmente a dx fino a una pianta. Proseguire su roccia meno solida, ma più abbattuta, con andamento a zigzag fino alla sommità della parete; qualche chiodo. S5 su alberi.

SULLA “CORTI DI DESTRA” ALLA FRACIA - di Giancarlo Sironi Abi

Oggi mi devo trovare con Giovanni per sistemare le ultime cose sulla nuova via Charlie e il Drago sul Monte Spedone. L'itinerario di fatto è terminato, tuttavia ci sono ancora due o tre dettagli a cui metter mano per far sì che i ripetitori possano gustare e apprezzare al cento per cento la nostra creazione!

L'appuntamento è alle otto ma sono incredibilmente in ritardo (cosa mai successa!): tutta colpa della mia più recente passione, il ballo liscio, che mi ha fatto tirare le ore piccole! Comunque niente di grave: ci incontriamo e optiamo per l'avvicinamento da Erve, per calarci lungo la via, aggiungere le maglie rapide alle soste e fissare con un po' di resina la lama traballante del terzo tiro.

La giornata è splendida e sono soltanto le undici quando, a “lavoro” terminato, ci troviamo alla base della parete. Giovanni mi aveva già anticipato che, se avessimo fatto presto, gli sarebbe piaciuto ripetere la Corti di destra: la via storica aperta nel 1936 da Augusto Corti e Angelo Longoni. Si tratta di un itinerario di assoluto rilievo, tracciato con intuito e audacia su una parete notoriamente insidiosa, verticale e di difficile lettura. Tra l'altro, dato che la via taglia in diagonale la muraglia, un eventuale ritorno dopo le prime lunghezze sarebbe abbastanza complicato...

Come rifiutare la proposta di Giovanni? Lo conosco da un paio d'anni, è una persona veramente squisita e come me ha abbondantemente passato la cinquantina. Abbiamo caratteri diversi – io sono più istintivo, lui è più pacato e riflessivo – ma ci accomuna la stessa passione per l'arrampicata: in questo modo ci completiamo e ci stimiamo a vicenda. Insomma, siamo una bella cordata! E per me il compagno di cordata è qualcosa di molto importante: avere fiducia in lui mi permette di lanciarmi oltre gli ostacoli, affrontando le incognite che inevitabilmente una scalata riserva. Ho bisogno di amici così: forti, veri, dei compagni di viaggio il cui valore supera certamente quello della montagna e dei gradi! E Giovanni è tutto questo!

Eccolo che parte sul primo tiro: è tranquillo, “sonda il terreno” e arriva in sosta. Allora mi grida: «Ma sai che questo primo tiro non è poi così male? Anzi, è pure divertente!». Io resto scettico fino a quando non comincio a scalare: metto le mani sulla roccia, mi piace e presto sono d'accordo con lui. Se questo è il primo tiro, la via promette bene! Il secondo tiro tocca a me e mi regala un'arrampicata elegante, su roccia da buona a ottima. Giovanni scatta qualche foto e io scalo concentrato, cercando di gustare ogni movimento. «Se è tutta così – ci diciamo –, ci aspetta una giornata di divertimento puro!». Mi guardo intorno: l'ambiente è mozzafiato, il lago dorato, soffia una leggera brezza... insomma: cosa chiedere di più?

Giovanni parte sul terzo tiro: siamo in piena esposizione, il vuoto sotto il sedere si sente assai! L'amico procede senza problemi, allungando le protezioni per evitare attriti: supera un diedrino non banale, traversa a sinistra in leggera discesa e poi sparisce alla mia vista, lasciandomi solo con i miei pensieri. Allora cerco di assaporare questi momenti magici e mi chiedo cosa mi spinga ad arrampicare, ad andare in montagna. Cerco di capire un po' me stesso, io che a 59 anni continuo ad aver voglia di queste cose!

Un richiamo di Giovanni mi distoglie dai miei pensieri: mi dice che non ha trovato la sosta, di stare attento e che deve proseguire. Alla fine i 35 metri previsti diventano 55: vuoi vedere che ha unito due tiri in uno? Parto, lo raggiungo e gli faccio i complimenti per il gran tirone che è uscito. Comunque, ora, manca una sola lunghezza alla fine: la relazione dice che è la più impegnativa e tocca a me. Avanti, allora: prima per un'ostica fessurina molto chiodata e poi con delicatezza e precisione fino a quando le difficoltà diminuiscono. Purtroppo, a questo punto, la qualità della roccia peggiora e allora bisogna fare molta attenzione, anche se mancano pochi metri all'uscita. Arrivo in cima, sono felice e grido a Giovanni di salire.

Lui velocemente mi raggiunge, ci stringiamo la mano e siamo d'accordo che Corti e Longoni, nel lontano 1936, hanno proprio tracciato una grande via. Ebbene: anche questa volta il Monte Spedone non mi ha deluso e io non posso che ringraziare Giovanni per questa bella domenica d'inverno (anche se sembra primavera) e per la sua preziosa amicizia.
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