MONTE SPEDONE – PARETE DELLA FRACIA
FESTINA LENTE

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Nel settore sinistro della “Fracia” (la Corna Rossa) sopra Calolziocorte, gli inesauribili Luca Bozzi e Giovanni Chiaffarelli si sono concessi un’altra via nuova, che segue i punti deboli della grande parete. Il risultato è un itinerario di assoluto stampo alpinistico, sostenuto nel suo grado. La roccia su Festina Lente è generalmente di ottima qualità e ricca di inclusioni di selce che agevolano gradevolmente la progressione. Ma siamo sulla Fracia, e alcuni tratti possono rivelarsi insidiosi. Una pulizia minuziosa per quanto possibile è stata effettuata a più riprese, tuttavia qualche frammento di roccia potrebbe ancora staccarsi, se sollecitato: prestare attenzione! Arrampicata di movimento su placche e muri verticali, quasi ovunque di puro godimento.

NOTA: per intraprendere questa salita è indispensabile la piena padronanza dei gradi, ed una solida esperienza alpinistica nelle manovre e nella “lettura” della qualità della roccia. Oltre alla capacità di valutare l’opportunità di integrare le protezioni presenti.

Periodo
Primavera e autunno; la parete è in ombra al mattino.

Chiodatura
L’itinerario è
interamente attrezzato a chiodi, soste comprese, con l'eccezione del quarto tiro (5 fix). Ove opportuno, si può integrare ottimamente con i friend. Portare 2 corde da 60m, 15 rinvii, friend medi e piccoli, cordini e fettucce in abbondanza, martello, discensore, casco. Utili una staffa, un cliff ed un piccolo assortimento di chiodi. 

Primi salitori
Luca Bozzi e Giovanni Chiaffarelli, terminata il 18.12.2020.

Accesso
Da Calolziocorte seguire le indicazioni per Erve, che si raggiunge lungo la caratteristica strada a picco sul torrente Gallavesa. Parcheggiare nel piazzale del cimitero (oppure in paese nei parcheggi ammessi). Seguire l'ampia stradina che traversa verso ovest, e al bivio prendere a dx (a sx si sale alla Madonna del Corno). Scendere qualche tornante della mulattiera fino a individuare un canale boscoso sulla sx ed una traccia ripida che va seguita. Poco sopra si raggiunge una prima fissa a cui ne seguono parecchie altre. Il bosco è fitto e abbastanza scomodo da rimontare, spesso instabile: fare attenzione a non smuovere sassi che possono rotolare fino alla mulattiera sottostante! L'ultima lunga fissa porta a sbucare sul pendio superiore (segnarsi bene in mente questo punto di sbocco, perché al ritorno è difficile individuarlo) in prossimità del lato sinistro della parete, dove sono presenti  diversi tiri in fase di ultimazione da parte di ragazzi lecchesi. Traversare lungamente verso dx seguendo una traccia. Con qualche saliscendi e un breve tratto roccioso si perviene alla S0 (chiodo cordonato). 30 minuti ca.

Note sul nome
"Festina lente" è un antico ossimoro augustiano (affrettati lentamente); in buona sostanza rappresenta un monito ad agire in modo deciso, ma con cautela, per avere successo nelle proprie azioni. Il concetto si applica benissimo al nostro progetto di apertura: muoversi con decisione, ma con le dovute cautele, su questa fantastica e insidiosa parete.

Inoltre, l'anno pandemico intriso di lockdown improvvisi, ha fatto sì che non si potesse temporeggiare troppo. Meglio affrettarsi, con prudenza!


MONTE SPEDONE
FESTINA LENTE

150m – 5L

L1 Dal chiodo di partenza traversare 5m a sx per portarsi sotto una placca molto lavorata, caratteristica che contraddistingue l'intera lunghezza. Salire tutta la placca tenendosi in alto un po' a sx fino a un chiodo cordonato, da cui si prosegue facendo un giro a dx per uscire alla comoda sosta. 30m 4b; 2 ch. S1 con 2 ch., a poca distanza dalla S1 a fix di "Dutur dell'Alpe"- Andrea Savonitto-Niccolò Bartoli – Febbraio 2015.

L2 Sopra la sosta rimontare vari gradoni e immettersi in una serie di fessure/lame/muretti/placche, leggermente in obliquo a dx per 20m. Raggiungere e superare un paio di alberelli, proseguire diritto e poi in obliquo a sx con passo più intenso e obbligato fino a un chiodo nascosto. Traversare verso dx a un ch. a lama. Forzare diritto una pancetta (ch. alto cordonato, lame a sx da evitare!), raggiungere a dx il diedro della Corti ‘33 e brevemente la sosta. Molto bello. 40m 6a+; clessidre e vari ch., friend piccolo molto utile. Allungare le protezioni o sfalsare le corde per agevolarne lo scorrimento. S2 con 4ch.

L3 Diritto nel diedro qualche metro fino a un alberello. Traversare nettamente a dx aggirando uno spigoletto aggettante per rimontare un terrazzino (da qui la Corti ‘33 prosegue diritto per poi ritraversare a sx alla sosta nel diedro). Traversare ancora a dx e poi diritto 5m fino ad individuare sulla dx un sequenza di inclusioni di selce per mani e piedi che va seguita fino alla sosta con bella e aerea arrampicata. 30m 6a, p.so di A1 o 6b+; vari ch. S3 con 4 ch. Sosta scomoda, utile una staffa.

L4 Obliquare a sx su placca verticalissima con passi impegnativi, poi salire lungamente diritto alla sosta. 30m NL. 6a+/A1 con passi su cliff, oppure 6b+/A1; 5 fix e 5 ch. Molto continuo. S4 con 3ch. 

L5 Obliquare a dx fino a un ch. seminascosto. Proseguire diritto con bella arrampicata su roccia lavorata a gocce. Non uscire diritto! Fare un giro a sx (ch. cordonato), poi diritto e a dx (due ch. cordonati per proteggere gli ultimi metri) fino alla cresta boscosa sommitale. Molta attenzione in uscita a non smuovere sassi che dovessero essere ancora presenti! 20m 6a+; 7 ch. S5 su alberi.

Discesa
a) in doppia sulla via. Si raccomanda fortemente di rispettare questa sequenza di calate:
Doppia 1: dall'albero sommitale alla S4, verificando lo scorrimento delle corde. 20m
Doppia 2: dalla S4 alla S3. 30m
Doppia 3: dalla S3 alla base. 60m esatti!

b) a piedi per il sentiero che scende a Erve dalla cima del Monte Spedone, che va raggiunta seguendo verso l'alto la cresta boscosa. Dalla sommità della via, rimanendo legati, salire con un tiro di corda per risalti (attenzione a non smuovere pietre) e pendio erboso a tratti scivoloso fino a un buon albero di sosta. Da qui, meglio se ancora legati, continuare lungo la cresta fino a quando si abbatte fino a raggiungere un ampio spiazzo (uscita della via "Amico ritrovato") dove ci si può slegare comodamente. Seguire le tracce che seguono in modo discontinuo il filo di cresta fino a raggiungere il sentiero principale (freccia rossa segnavia). Scendere per esso e per prati fino a una casa. Prendere la traccia che prosegue verso il basso e seguirla lungamente fino ad arrivare alla strada che riporta al cimitero di Erve, 40 minuti ca.

Monte Spedone – La Fracia o Corna Rossa - "Festina lente"
Luca Bozzi e Giovanni Chiaffarelli
18.12.2020 

Affrettati lentamente.
Make haste slowly.
Eile mit Weile.
Festina lente. 

Il millenario ossimoro augustiano è ancora valido oggi e significativo nelle più varie situazioni. In buona sostanza, un monito ad agire in modo deciso, ma con cautela, per avere successo nelle proprie azioni.
E ne fecero il proprio emblema importanti famiglie fiorentine, come i de' Medici per la loro flotta nel XVI secolo, abbinandolo alla figura della tartaruga, notoriamente lenta e prudente, e alla vela spiegata a significare la forza del vento che spinge in modo deciso l'imbarcazione. 

Il concetto si applica benissimo al progetto spedoniano che abbiamo portato avanti durante tutto il 2020: muoversi con decisione, ma con le dovute cautele, su questa fantastica e insidiosa parete.
Inoltre, l'anno pandemico intriso di lockdown improvvisi, ha fatto sì che non si potesse temporeggiare troppo. Meglio affrettarsi, con prudenza.

Ma torniamo indietro nel tempo, all'inizio della vicenda.

PROLOGO
Col fido Luca è un po' che fantastichiamo su una bella ed estetica linea che abbiamo individuato da tempo, con partenza a sinistra della via Corti 1933 per muri e placche, per poi portarsi a destra e proseguire in alto, per placche e muri, verso la cresta sommitale.
L'approccio tecnico è differente dalle precedenti esperienze di apertura: l'uso dei fix deve essere nel limite del possibile bandito. Vogliamo metterci alla prova con l'utilizzo di protezioni naturali o tradizionali, il tutto attraverso una parete verticalissima, tendenzialmente priva di evidenti fessurazioni. 

Tutto bello, romantico e affascinante, ma la realtà si è dimostrata un po' più complessa.

IL RACCONTO
Eccoci alla base della parete, immersi nella vegetazione fino al collo. Si parte. Su per il primo tiro, un po' sporco, ma ricco di inclusioni di selce che agevolano notevolmente la progressione. Sosta comoda. Eccomi già lanciato sul secondo tiro, un obliquo a destra, su per lame, buchi, blocchi da sondare, un po' di muschio da rimuovere per scoprire qualche fessuretta, belle placche di movimento. Mi è sempre piaciuto usare le protezioni naturali, ma su questa parete farlo rende le cose molto insidiose e insicure, le uova potrebbero rompersi da un momento all'altro e quindi la concentrazione è al top. Trovo un posto per sostare (questa sosta la rimuoveremo). Cedo il passo a Luca che si esibisce magistralmente su per un muro verticale con un paio di alberelli. Forza un passaggio, vola... la protezione regge. Fiut! Avanti ancora, piccolo run-out con bei movimenti, traverso a destra, chiodo a foglia superficiale veramente indecente, forza di nuovo ed eccolo a contatto con la Corti dove finalmente sosta e anch'io tiro un sospiro di sollievo.

Il tiro successivo è denso di incognite. Si obliqua lungamente a destra in notevole esposizione seguendo una serie di rughe e inclusioni. Chiodatura difficile e in parte precaria. Il cliff lavora, ma la sequenza di prese permette anche di arrampicare in modo pregevole. Le ore passano. Non so nemmeno quanto spingermi in là, finché trovo una serie di buchi dove martello degli ottimi chiodi. Non mi importa se sono appeso; dopo la sequenza di chiodacci che ho messo fin qui, questi vanno benissimo per una sosta. 

Ed eccoci qua, dopo tre lunghezze in parte sofferte per la naturale "crudezza" del terreno e la difficoltà nel piazzare delle protezioni decenti, ci troviamo appesi come salami a una sosta a chiodi su un vuoto impressionante... Il mondo è così grande e noi così piccoli e insignificanti...

Sopra di noi un tratto di parete dall'aspetto inquietante. E' la parte che ci preoccupava maggiormente, verticalissima, arcigna e dalla colorazione bianco-giallastra che, per nostra esperienza alla Fracia, non annuncia solidità. Tocca a Luca. Parte, un primo cliff, un friendino di qualità media, un chiodo di qualità dubbia, un altro cliff di qualità pessima, zolle e terra piovono sulla mia testa in sosta. Alt! Tutto suona vuoto e rimbomba... Ahia. Chiodare non se ne parla. Proseguire in questa direzione men che meno. Che si fa? Si va a casa con la coda tra le gambe!

Torniamo e ci caliamo dall'alto per raggiungere la sosta e fare qualche verifica. Le preoccupazioni sono confermate. Dove vogliamo passare è un vasto tratto di parete da evitare come la peste. Dobbiamo meditare e decidere il da farsi. Guardiamo più a sinistra. Una stretta colata di ottimo calcare serpeggia verso l'alto evitando accuratamente la zona scabrosa. Wow! Ok, la decisione è presa anche se a malincuore: qualche fix sarà necessario. Torniamo attrezzati e saliamo il quarto tiro che si rivela bellissimo.

Il 18.12.2020, in piena "zona gialla pandemica", raggiungiamo la cresta sommitale con un'ultima lunghezza molto carina. 

E' fatta. La soddisfazione e la gioia sono alle stelle! Un'altra meravigliosa avventura dell'affiatato e magico team Bozzi-Chiaffarelli è realizzata. Il Fortissimo, al secolo Giusto Gervasutti, da quel romantico che era avrebbe a questo punto già rivolto lo sguardo malinconico verso l'orizzonte, sognando la successiva avventura. Noi per il momento siamo contenti così, ma qualche idea già frulla nella nostra fertile mente, e non è detto si tratti di apertura... Stay tuned.

RIEPILOGANDO
Gli sforzi portati avanti con "affrettata lentezza" hanno prodotto questi risultati: cinque lunghezze di notevole bellezza, 150 metri di roccia lavorata, arrampicata di movimento divertente su lame e lamette, gocce e buchetti, abbondanti inclusioni di selce, tratti di decisione e altri più rilassati. Soste a chiodi, protezioni lungo i tiri quasi ovunque ottime, soprattutto dopo l'abbondante, canonica e indispensabile manutenzione eseguita lungo tutto l'itinerario.

Giovanni Chiaffarelli.
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