GRIGNA MERIDIONALE – TORRIONE PALMA 1928m: storie…
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Il Torrione Palma si staglia sulla nervatura occidentale della Grignetta, poco prima della cresta Segantini, e visto da sud è una struttura davvero imponente. E’ abbastanza frequentato per la via Cassin sulla parete sud ovest, un bella arrampicata classica ed una delle più lunghe della Grigna.
La salita della guglia, intitolata ai fratelli Palma, tra i primi a percorrere la Cresta Segantini in discesa, è dovuta a ignoti (Le Grigne, Silvio Saglio, 1937, collana Guida dei Monti d’Italia del CAI - TCI). Ma se da nord, dove sale la via normale, la guglia è insignificante, verso sud la faccenda cambia radicalmente. Sullo spigolo corre la via del 1923 del formidabile Gino Carugati e Fanny Guzzi, molto attivi sulle Grigne con notevoli salite. Vale per tutte la Carugati sul versante sud ovest del Sasso cavallo: 400m con passi di V… nel 1910! Poi c’è l’immancabile via di Riccardo Cassin aperta nel 1931 con Riccardo Redaelli, ripresa con l’intervento della Comunità Montana Lario Orientale nel 2002 - Anno Internazionale delle Montagne, con alcune varianti che la rendono ancora più interessante: I° tiro – le guide nel corso della richiodatura – II° tiro - il sottoscritto con Fabrizio Guerci – I bei tiri d’uscita sono della guida alpina Luciano Tenderini.
Il 1931 è l’anno dell’esordio di Cassin; un anno piuttosto intenso che si apre con la prima salita della parete est dell’Angelina con Mary Varale, poi il Sigaro, una via con passaggi di sesto (scala Welzenbach), quindi la grande parete della Medale col fortissimo Mario "Boga" Dell'Oro, e infine il Torrione Palma. Niente male per un operaio poco più che ventenne, con giornate di lavoro da 12 ore per 6 giorni la settimana…

Cassin racconta la prima ascensione su “In Grigna !” (supplemento di Meridiani Montagne, maggio 2007), una raccolta di suoi scritti dal ‘58 al ‘99 a cura di Matteo Serafin per l’Editoriale Domus – Mi. Dello stile di Cassin scrittore ho sempre apprezzato la capacità di far gustare al lettore le sue arrampicate, che racconta con una prosa pulita ed efficace: il passaggio superato di slancio tirando dei buoni appigli, il chiodo che entra “cantando” sotto le martellate, il cespuglio che interrompe piacevolmente l’esposizione. Racconti che esprimono il piacere della scalata e l’ammirazione per la bellezza dei luoghi. Uno stile molto “moderno”, considerando che erano anni di racconti che spesso indugiavano un po’ troppo nella spettacolarizzazione, o nei toni cupi della tragedia…
La parete sudoccidentale del Torrione è molto vasta (per gli standard della Grignetta) e quando arrivano alla base, dopo aver calzato le pedule con la suola di corda, Riccardo si lega con Riccardo Redaelli chiedendo a Giovanni Cereghini, il terzo della banda, di rinunciare per consentire agli altri la possibilità di terminare la via in giornata.
La salita si svolge senza intoppi, ma non c’è da perdere tempo; si scala in libera, su terreno esposto (siamo in Grigna, dove il vuoto è di casa), piantando ogni tanto qualche solido chiodo sui passi più ostici. La roccia è buona, incontrando perfino “un crinale di roccia sano come un corallo”….
I due Riccardi arrivano così al grande mugo in mezzo alla parete. ”Mi chiedo perché mai un seme portato dal vento … abbia scelto una dimora tanto scomoda !”. E se lo sono chiesto anche tutti gli altri scalatori passati da quelle parti, costretti a lottare con i tentacoli di quella specie di piovra vegetale, che obbliga a strane contorsioni (spesso invocando le sfere celesti) per superarla…
Dopo il mugo Riccardo sale un ultimo muretto e quindi si infila nel canalino roccioso che dopo qualche decina di metri li porta in cima.

Ma il Torrione Palma è stato anche uno dei protagonisti nell’epopea della Cresta Segantini, che dal 1901 al 1905 vede impegnati alcuni dei migliori alpinisti milanesi per venire a capo della frastagliatissima cresta, allora ritenuta inscalabile.
Il primo approccio avviene prudentemente (si fa per dire) dall’alto il 13 giugno 1901, quando  il fuoriclasse Giacomo Casati, quello del “Traversino” dei Magnaghi, si avventura da solo sul terreno ignoto della cresta, scendendo un po’ in arrampicata e un po’ calandosi a braccia dai salti più ripidi, abbandonando qua e là qualche spezzone della sua corda da 80 metri (non era nota la tecnica della discesa in doppia) “usando, come mai fino allora, i più svariati ed ingegnosi maneggi di corda”.
Il mese successivo il giovane Joseph Dorn, alpinista di Friburgo residente a Milano per lavoro, compie la  stessa discesa, sempre da solo e con 100 metri di corda (cerchiamo di immaginare il peso di quel canapone). Due imprese notevoli se si pensa che erano le prime volte che si affrontavano le strutture rocciose della Grigna. Le primissime vie sono di poche settimane prima, il giorno di Pasqua, con la salita del Magnaghi Meridionale e  Centrale. 
Seguono altre discese, ma restava da fare la “prima” in salita, che non poteva considerarsi completa se non toccando tutte le cime della cresta, comprese le torri Casati e Palma e le due punte che verranno dedicate a Moraschini, fino al Colle Valsecchi, da cui inizia la Segantini vera e propria.

8 ottobre 1905, una di notte. Eugenio Moraschini e Giuseppe Clerici partono da Mandello sulla sponda del lago, accompagnati da Pietro Rompani Marchett di Mandello e Giovanni Battista Poletti Pulett di Somana. Alle 7:30 raggiungono la larga sella erbosa senza nome, che diventerà il Colle Valsecchi. Subito Moraschini e Clerici salgono il Torrione Palma, la  Piramide Casati e i due pinnacoli successivi. Dopo pranzo trovano anche il tempo per una ricognizione sul primo risalto della cresta Segantini, che vincono non senza difficoltà ricorrendo alla piramide umana. Nel frattempo i due portatori montano una tendina presso il colle e tornano ai Resinelli, tagliando il piede roccioso meridionale della Segantini fino alla Cresta Cermenati: hanno appena inventato il Sentiero Cecilia.
Che poi pare fosse già stato percorso nel 1897 dai milanesi Luigi Brioschi e Carlo Magnaghi, ma, in mancanza di documenti e testimonianze, questa “prima” è stata attribuita al Marchett e al Pulett.

9 ottobre, ore 8:00. Dopo una notte “algente”, passata a battere i denti sdraiati sulla nuda terra, appena riparati dal vento dai teli della misera tenda, Moraschini e Clerici partono dal colle, aggirano a sinistra il primo risalto già superato il giorno prima e proseguono in scioltezza. Alle 11:30 sono in vetta, agevolati dalla conoscenza della via, che hanno già percorso in discesa, e probabilmente anche dagli spezzoni di corda abbandonati nel corso delle discese succedutesi dal 1901.
Veloce discesa ai Resinelli, poi giù (sempre a piedi) fino a Lecco. In serata sono a Milano.
La cresta Segantini diventa subito una “classicissima” che attira decine di alpinisti, tanto che al CAI Milano ci si chiede se non sia il caso di costruire un rifugio sul colle della famosa tendina… Il rifugio verrà inaugurato nel 1906 qualche centinaio di metri più in basso, nei pressi del Colle del Pertusio, per gentile donazione dell’alpinista milanese Davide Valsecchi al C.A.I. Milano, che lo dedica alla di lui figlioletta, Rosalba.

Pietro Corti

 

GRIGNA MERIDIONALE – TORRIONE PALMA 1928m
IL BUIO OLTRE LA SIEPE

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Notevole via nuova di Saverio De Toffol e Jorge Palacios che sale al centro della parete sudovest del Torrione Palma in Grignetta, attraversando una zona gialla di roccia compatta. Ambiente dolomitico, esposto, grande varietà dei passaggi e roccia in generale molto buona e ottima. Bisogna fare comunque sempre attenzione. I primi salitori non hanno trovato alcuna traccia di passaggio. È necessaria inoltre una solida esperienza  alpinististica, e bisogna saper valutare la qualità della roccia, oltre ad essere in grado di integrare efficacemente le protezioni in caso di necessità. Nonostante i gradi “sulla carta” non siano troppo elevati, si tratta di un itinerario severo e  impegnativo.


Periodo
Estate; sole dopo le 14 circa. Ambiente alpino; attenzione alla meteo: pericolo di temporali improvvisi. La parete asciuga abbastanza velocemente dopo le piogge.

Chiodatura
La via è attrezzata a chiodi normali e fix alle soste. Portare il casco, due mezze corde da 60m, una serie di friend BD 0.5 - 4, un set di nuts, cordini. Utile il martello e qualche chiodo (un paio a punta).

Primi salitori
Saverio De Toffol e Jorge Palacios, dal basso e in diverse riprese. Terminata il 28.06.2020
Il nome della via si riferisce al famosissimo film tratto dal romanzo di Harper Lee (USA 1960), che tratta il tema dei pregiudizi. In questo caso, il pregiudizio si riferisce al fatto che se nessuno fino ad oggi aveva aperto vie a sx della Cassin… Forse la roccia sembrava  friabile, e le zone  gialle compatte promettevano una gran lavoro di chiodi. E invece…

Accesso
Da Lecco salire ai Piani dei Resinelli. Oltrepassato il piazzale-parcheggio, si sale a dx appena prima della chiesetta; al primo bivio continuare diritti in salita lungo la Via Caimi tenendo la dx ai successivi bivi, giungendo al termine ad uno spiazzo sterrato presso l’acquedotto. Grandi difficoltà di parcheggio nei festivi! Prendere il sentiero a sx che, sfiorando un piccolo vallo paramassi ed oltrepassando alcune reti (esteticamente orribili e di dubbia utilità…), giunge allo sbocco del Canale Caimi. Da qui seguire la Direttissima (n° 8) verso sx fino all’incrocio con Val Tesa (Canale dell’Angelina). Proseguire lungo la Direttissima fino al Colle Valsecchi, da cui si continua in Val Scarettone (N° 11), sul versante settentrionale della Grigna. Abbandonare poi il sentiero per risalire una ripida traccia a dx su terreno franoso, fino alla Forcella Casati, tra Piramide Casati e Civetta. Traversando brevemente a sx si raggiunge la Forcella Civetta, tra Civetta e Torrione Palma, da cui ci si cala con una doppia da 60 metri (attenzione a non muovere sassi nel canale). La partenza della via è appena sotto un grande masso incastrato. S0 su fix e cordone. Accesso impegnativo; tratti con catene. 1,45/2 ore.

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IL BUIO OLTRE LA SIEPE
120m / 4L
VII+ (V obbligato)

L1 IV+ 40m 8 ch., 2 fix di sosta. Dalla sosta di partenza andare qualche metro a dx, salire un diedro, quindi superare un muro verticale e obliquare verso dx in direzione di un vago diedro nero. Diritti per esso e, prima che finisca, uscire a dx su bella placchetta tecnica; tornare poi  verso sx in direzione di una bella placca verticale a buchi. Ancora in diagonale verso sx fino ad una rampetta erbosa che si segue  verso dx fino alla sosta.

L2 IV- 15m 2 ch., 2 fix di sosta. In obliquo verso sx su roccia gradinata e rotta ma nel complesso solida (comunque: attenzione) fino a giungere all'inizio di una fessura diagonale verso sx. Seguirla fino al suo termine arrivando ad un piccolo terrazzino dove si sosta.

L3 VII+ 15m 12ch., 2 fix di sosta. Tiro chiave. Andare verso dx seguendo una piccola cengia che presto si esaurisce nella parete. Salire più o meno diritti sfruttando i numerosi buchi presenti, superare lo strapiombino sovrastante, ed  infine per placca delicata giungere in sosta.

L4 V 20m 9 ch., 2 fix di sosta. Traversare un 1 m a dx, poi su diritti ad una piccola cengia; da qui ancora diritti a superare un leggero strapiombino. Obliquare verso dx ad una fessura, salirla e alla sua fine continuare diritti per bella roccia articolata fino ad una cengia, che si segue verso dx giungendo ad una comoda sosta.

L5 IV+ 30m 6ch., 1 fix e 1 clessidra di sosta. Salire a sx della sosta, poi tornare a dx procedendo diritti fino a pochi metri dall'intersecazione con la via Cassin. A questo punto deviare nettamente a sx per una decina di metri, quindi verticalmente per saltini arrivare alla sosta finale.

Discesa
Lungo la Via normale: dalla S5 salire una decina di metri fino ai 2 resinati dell’ultima sosta della Cassin. Da qui con pochi metri si sale sulla cima, da cui ci si abbassa verso nord lungo una costa ghiaiosa fino ad un fino ad un canalino di buona roccia (freccia), che va disceso in facile arrampicata (bolli a vernice) raggiungendo una sosta di calata per una doppia da 30m. Per il pendio detritico si ritorna al sentiero in Val Scarettone.

ATTENZIONE: in vetta non si riesce ad attrezzare una sosta. Potrebbe quindi convenire che il “primo” continui (sempre assicurato) fino alle rocce del canalino, cercando di attrezzare una sosta per recuperare il “secondo” e poi raggiungere la sosta di calata. Valutare bene come muoversi !!!

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