Al
di là della relazione tecnica di una via, c’è la sua storia,
l’intuizione dei primi salitori, gli aneddotidurante l’apertura... e altro.
La via di Ivano Zanetti sulla Casati è stata oggetto di uno squallidovandalismo,
messo in atto da gente che, non essendo in grado (e non avendone il
coraggio), diesprimersi
con le parole, ha usato il martello. Ora, la parola passa a Ivano...
Un tardo pomeriggio di molti anni fa stavamo salendo gli ultimi metri
della via del Colonello sulla Torre Cecilia in Grignetta, anche detta
camino Nord o camino Buzzati, aperta dal celebre scrittore il 1°
novembre 1923 con Luigi Zacchi, Enrico Bozzi e Sandro Bartoli. Ad un
certo punto lui mi guarda, e con quel suo sorriso indimenticabile mi
dice: “bella via, Ivano, ne faremo delle altre, vedrai”. Poi si gira
verso la Casati e mi indica una linea. “Vedi, laggiù?”, e io: “Sì, lì
saliremo assieme”.
Non so se esista la preveggenza, o se si nasconda sotto qualche altra
forma. Ma di sicuro lui, l’Achille, la via l’aveva già vista, e sapeva
che saremmo andati ad aprirla insieme.
Ottobre 2017: sono impegnato sul tiro chiave della via. Dopo diversi
metri senza alcuna protezione, una vocina mi sussurra “metti qualcosa,
ora”... Senza perdere troppo tempo, estraggo un friend e velocemente lo
piazzo in una fessura. Nemmeno il tempo di metterlo, che l’appoggio sul
quale pesavo il piede sinistro mi parte all’improvviso. Sbaamm!!! E
finisco appeso al di sotto dello strapiombo, in una posizione quasi
rovesciata. Guardo su verso il friend. È ancora lì, per ora.
Poi mi giro verso la sosta, e a fianco del sacco da recupero, che
prodigiosamente e da buon compagno mi ha trattenuto nel volo, intravedo
come un’ombra. Ma è un attimo.... e sparisce.
Aprire vie mi è sempre piaciuto, e ne ho aperte diverse. Qualcuna anche
interessante, a detta dei ripetitori. Da qualche anno a questa parte,
inoltre, sto affinando la tecnica dell’auto-sicura perchè mi piace
salire da solo; non è che non ami la compagnia, anzi, tutt’altro. Il
fatto è che voglio fare delle vie in completa autosufficienza; insomma:
mettermi alla prova.
In questo periodo quindi sto provando ad aprirne in questa maniera,
come sulla via Achille Pasini alla Piramide Casati. In perfetta
solitudine.
O forse No? In verità, su questa via, non mi sono mai davvero sentito
solo; con me c’era sempre qualcuno. E quel qualcuno, io so chi era.
Questa via l’ho salita dal basso, da solo, superando diversi tratti
molto “ingaggiosi”, terminandola il 6 ottobre 2017. Mi è sembrata
bellissima, meritevole di divenire una classica come tante ce ne sono
in Grigna. Così nel 2019 ho voluto attrezzarla al meglio, e di buona
lena e con molto impegno, sia fisico che economico, mi sono messo
all’opera spendendo alcune giornate in parete a chiodarla in maniera
sistematica a fix, e contemporaneamente disgaggiando per quanto
possibile i sassi mobili.
Il lavoro l’ho terminato nel luglio di quello stesso anno, e subito
l’ho provata in varie riprese, sino a quando, nei primi mesi del 2020,
mi è riuscito di ripeterla in libera.
Ero pronto a pubblicarla, ma poi ho deciso di aspettare tempi migliori,
perché non mi sembrava giusto farlo nel tristissimo momento del Covid.
Se non che, verso l’inizio del mese di giugno 2020, vengo a sapere che
il libro di via, da me lasciato sull’ultimo tiro, è stato portato in
cima. Non mi ci vuole molto a capirne il motivo.
Qualche “simpatico” buontempone, non so se spinto da mania di
protagonismo, o altro, calandosi dall’alto ha schiodato parzialmente la
via (l’ultimo e il secondo tiro e parte del primo, soste comprese)
spaccando i tasselli e rubando le piastrine. Dimostrandosi, oltre che
vigliacco, anche ladro.
Oltretutto sottoponendo a grave rischio chi ha provato a ripetere la
via, scoprendo che dopo alcuni metri i fix finivano, e che anche la
sosta era sparita. Costringendo così i malcapitati a pericolosissime
calate su un’unica clessidra...
Dopo questo atto ignobile, le strade da intraprendere per me erano due.
O abbandonare la via, non più percorribile, oppure risistemarla. Ho
scelto quest’ultima soluzione: non sono dell’idea di darla vinta ai
vigliacchi, e non mi è mai piaciuto cedere agli abusi di nessun tipo. A
maggior ragione in questo caso, dove i guastatori hanno agito di
nascosto, rubando e distruggendo il lavoro altrui, vanificandone
l’impegno fisico, intellettuale e, non ultimo, economico. Un impegno
messo al servizio della comunità degli scalatori gratuitamente, solo
per il piacere di condividere la bellezza di questa montagna a noi
cara, che dopo un secolo di storia alpinistica ci sa ancora regalare
bellissime sorprese.
Credo moltissimo in questa via, e quindi tra settembre e ottobre 2020
sono tornato in parete riattrezzandola completamente; questa volta con
ancoraggi resinati. Il lavoro è stato molto intenso e difficile, spesso
sottraendo il tempo ai miei affetti e al lavoro, costringendo la mia
compagna, Karin, e chi mi ha accompagnato a delle pesanti fatiche, con
trasporti di carichi davvero notevoli, anche a livello di stress.
Questo perché sono fermamente convinto che sia molto importante fare un
buon lavoro, quindi mi impongo, e impongo a chi è con me, la massima
attenzione; ad un livello quasi maniacale. Ma è solo così che secondo
me bisogna fare per ottenere un buon risultato.
Anche se talvolta mi chiedo se ne valga la pena... Finalmente nel mese
di ottobre 2020 la via era completamente riattrezzata, e l’ho subito
salita con Karin Liebmann. Altre ripetizioni si sono succedute nei
primi mesi di quest’anno: Eugenio Pesci con Marta Pirovano e poi con
Alessandro Monti. Seguiti a ruota da Giovanni Chiaffarelli e Federico
Montagna e, lo stesso giorno, da Francesco Bertelè con Giorgio Folini.
I commenti sono stati molto positivi, sia per la chiodatura che per la
linea, completamente autonoma, e tutti sono stati concordi nel ritenere
la via Achille Pasini meritevole di essere ripetuta.
Poi, come è solito dirsi in questi casi: ad altri, futuri ripetitori
l’ardua sentenza. Credo anche che pure l’Achille ne sarebbe fiero.
Anzi... ne sono sicuro!
Ho
voluto dedicare questa via ad Achille Pasini, grandissimo amico,
gestore del rifugio Rosalba negli anni ‘70 e ‘80 del Novecento. Per
tutto quello che ha fatto, senza mai chiedere nulla in cambio, per la
sua umanità e per la sua dedizione al ruolo che egli manteneva, integro
e solido, coerente e fedele, sempre disponibile verso gli altri. Nonché
grandissimo Chef, degno senz’altro di qualche stella Michelin. Purtroppo,
prematuramente scomparso dopo una feroce malattia, ma indimenticabile
per chi come me ha avuto la fortuna di conoscerlo, ed assieme vivere
delle bellissime esperienze sia di vita, che di montagna. Un
ringraziamento sincero a Giovanni Viganò - “Sherpa Mountain Sport”, per
la fornitura degli ancoraggi resinati, a Karin Liebman per l’aiuto in
parete e non solo, a Luca Rossi “Biaggi” e Giorgio Della Rosa, ai
gestori del rifugio Rosalba, Mattia e Alex, e a tutto lo Staff: Mara,
Benz, Lorenzo, Matt ed Eleonora per l’ospitalità e il supporto
fornitoci. Nonché agli Amici: Bigia e Loredana. E in
ultimo, ma non ultimo, un grazie al Grandissimo Achille Pasini!
La nuova via sale sulla Piramide Casati, a
sinistra del camino rettilineo percorso dai fratelli Attilio e
Giuseppina Porro il 2 settembre 1923. Una impresa notevolissima dove
però i due non raggiunsero la vetta, a causa di una scarica di sassi
che li costrinse ad una rocambolesca discesa in corda doppia, “con il
braccio destro spezzato (pare quello della dottoressa Giuseppina),
appeso al collo con la corda di sicurezza”. La via Achille Pasini è
molto bella e impegnativa, con una difficoltà obbligata non banale.
Roccia generalmente buona/ottima ma con alcuni tratti delicati (vedi
relazione) soprattutto sul tiro chiave, il terzo, che supera un marcato
strapiombo giallo. Itinerario
di stampo sportivo, da non sottovalutare, che richiede una solida
esperienza nelle manovre di corda e nel saper valutare la qualità della
roccia.
Periodo
Estate; sole dalla tarda mattinata/primo pomeriggio Ambiente alpino;
attenzione alla meteo: pericolo di temporali improvvisi. Chiodatura Ancoraggi
resinati (a parte 3 o 4 fix); soste a resinati. Portare 2 mezze corde
da 60m (o la singola da 70m), 15 rinvii, cordini e moschettoni a ghiera
per le soste, un piccolo gioco di dadi e friend, comunque non
indispensabili. Primo
salitore
Ivano Zanetti in solitaria, dal basso e in autoassicurazione il
26.10.2017, con pochi fix e protezioni veloci. La via è dedicata all’amico
Achille Pasini, gestore del Rif. Rosalba dal 1974 al 1986.
L’itinerario
è stato richiodato a fix e pulito, per quanto possibile,
nell’agosto-settembre 2019 assieme a Giorgio Della Rosa, e
successivamente riattrezzato con ancoraggi resinati sempre da Ivano
Zanetti, coadiuvato da Karin Liebmann, nei mesi di settembre e ottobre
2020. Accesso
Giunti ai Piani dei Resinelli, oltrepassare il piazzale-parcheggio e
prendere la strada che sale a dx appena prima della chiesetta,
svoltando a sx al primo bivio. Scendere all'ex rifugio Alippi, appena a
monte del quale si dirama a dx una sterrata, via Foppe, che porta
all'inizio del Sentiero delle Foppe per il Rif. Rosalba (n° 9). Accesso
in auto a via Foppe vietato, e sosta vietata sulla strada asfaltata.
Si parcheggia dove si può (!) nei pressi della sorgente Carlanta, sulla
strada che scende all’Alippi, o in uno slargo che si incontra poco dopo
avere imboccato via alle quaglie (la stradina che si dirama a dx poco
oltre la Carlanta). Seguire a piedi via Foppe per pochi minuti,
superare una breve salita con il fondo in cemento, continuando in piano
lungo una pista nella faggeta, e finalmente si imbocca il sentiero n° 9
che poi scende in Val ‘Scepina (splendida vista sul Fungo e la Torre
Costanza), risale la sponda opposta e prosegue fino al Rosalba. Da qui
salire al Colle Garibaldi, in vista della parete, e scendere lungo il
sentiero Giorgio (n° 8A) portandosi alla base della Piramide Casati.
Salendo un breve zoccolo (II grado) si raggiunge il resinato alla
partenza della via, poco sotto l’inizio del classicissimo Spigolo di
Vallepiana. 1,45 ore.
La relazione tecnica della via si basa sui dati di Ivano Zanetti. Foto
di Ivano Zanetti
L1 5a 30m, 2 resinati di sosta. Dal resinato di partenza salire in placca obliquando a dx, poi superare un corto risalto fino ad una sosta molto comoda. L2 5b, 6a, 5c 30m, 2 resinati di sosta. Salire
diritti su rocce articolate, poi ancora diritti per una placca nera ben
appigliata, quindi per placche di roccia grigia (appigli sempre da
verificare) si giunge ad una comoda sosta su terrazzino. L3 6b/c, 7a, 6b, 5c 30m, 2 fix di sosta. Tiro chiave.
Salire su placca grigia molto compatta in leggero obliquo verso sx,
fino alla base dello strapiombo giallo. Ora per un diedro appena
accennato su roccia gialla ripulita, ma con appigli da verificare, si
sale in strapiombo per altri 8/10m. Poi le difficoltà decrescono, e si
giunge ad un terrazzino dove la roccia ridiventa bellissima. Da lì si
sale un magnifico diedro che porta alla comoda sosta su terrazzino. L4 5a 25m, 2 resinati di sosta. Diritti
per fessure e facili risalti, cercando di salire dove la roccia è più
solida ed articolata, fino ad un evidente mugo che si evita sulla sx.
Sosta molto comoda. L5 6b, 6a+, 5c 30m, 2 resinati di sosta e libro di via.
Salire diritti per bellissima placca compatta grigia e gialla, poi
salire leggermente verso dx con scalata più atletica ma ben appigliata,
fino alla sosta.
L6 5a, 6a+, 5a 20m, 2 resinati di sosta. Proseguire
in leggero obliquo a dx su roccia molto articolata, superare un breve
muretto tecnico di dita, quindi la pendenza via via diminuisce, fino
alla sosta a fianco di un enorme masso appoggiato.
Con un altro tiro facile, in comune con lo Spigolo di Vallepiana, si giunge alla piramide sommitale.
Discesa:
Lungo la via comune sul versante NE (bolli rossi sbiaditi): dalla
piramide di metallo proseguire per tracce, scendere in un canalino
ghiaioso, e poi raggiungere una selletta. Da qui abbassarsi un poco
verso dx (viso a valle) superando uno spigolino, fino ad un punto di
calata. Si scende in facile arrampicata (II) oppure con una doppia da
30m, fino alla forcella Casati-Civetta. Da qui per tracce su pendio
detritico si scende al Sentiero Cecilia. Discesa
che richiede attenzione; procedere assicurati. Attenzione in primavera
o in tardo autunno: è possibile trovare neve o ghiaccio.