GRIGNA
MERIDIONALE - PILASTRO ARTURO ANDREOLETTI 2140m
(nome proposto - quota indicativa):
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Una
struttura senza nome, poco evidente e situata in un angolo appartato
della Grigna, che si delinea tra le pieghe della tormentata bastionata
rocciosa che sostiene la Cresta Segantini da sud. I primi salitori
hanno voluto dedicare il pilastro ad Arturo Andreoletti,
uno dei principali pionieri dell’arrampicata nelle Grigne. Di seguito
un breve profilo del personaggio, utilizzando (con l’aggiunta di
qualche considerazione personale) le note biografiche di Franco Licini1 e
quelle dell’A.N.A. Molto utile la guida di Silvio Saglio LE GRIGNE,
collana “Guida dei Monti d’Italia” CAI-TCI, Milano 1937: una miniera di
informazioni. Non mancano gli errori, anche importanti, ma si tratta
comunque di un’opera notevolissima, una base formidabile per la
ricostruzione delle vicende storiche delle Grigne. Nato a Milano
l’8 marzo del 1884, Andreoletti è molto attivo nelle Dolomiti dove
compie numerose esplorazioni, aprendo un gran numero di nuove vie su
roccia, tanto che può essere considerato uno dei più illustri pionieri
del grande alpinismo dolomitico italiano2.
Questa conoscenza del terreno gli vale gli incarichi di ricognizione
del confine italo-austriaco. Allo scoppio della Grande Guerra viene
assegnato al 7° reggimento Alpini – battaglione Val Cordevole, e presto
viene promosso Capitano al comando della 206a compagnia. Andreoletti
si distingue per le grandi capacità organizzative e l’estremo rigore,
ma anche per il carattere difficile, tanto che in diverse occasioni si
scontra duramente con i superiori, spesso per le sue insistenti
richieste di un migliore equipaggiamento e di cibo adeguato per la
truppa. Questa indole per nulla incline al quieto vivere, che lo
porta di frequente su posizioni critiche, ed il suo atteggiamento
autoritario, gli valgono il soprannome di “Padreterno”. Di conseguenza,
la sua era detta la “Compagnia Padreterno”. Dopo la guerra, nel
1919 è tra i fondatori dell’Associazione Nazionale Alpini di cui assume
la presidenza per i primi anni, dimettendosi poi per “dissensi con la
politica associativa” o, secondo una versione un po’ meno diplomatica,
“per dissenso al regime fascista”. In ogni caso, una presa di posizione
netta, coerente con il carattere dell’Andreoletti. Nella
vita civile, grazie alle sue doti ricoprirà incarichi altamente
professionali in importanti aziende nazionali e internazionali. Muore
il 24 gennaio 1977. Nell’interessante sito di Angelo Elli, www.angeloelli.it/alpinisti/file/Andreoletti Arturo (1884-1977).html,
viene sintetizzata la sua attività alpinistica, tra cui la prima
ripetizione italiana con variante finale, il 19 agosto 1908, poco più
che ventenne, della via Bettega sulla parete sud della Marmolada. Oltre
1000 metri su difficoltà fino al V, con la guida Serafino Parissenti e
Carlo Prochownich, che sarà suo compagno in diverse nuove ascensioni in
Grignetta. Del tutto eccezionale la fantastica prima ascensione,
il 14 e 15 settembre 1921, della gigantesca parete nord est dell’Agner:
1500 metri di dislivello, con passaggi attualmente classificati di V
superiore, con Alberto Zanutti e la guida Francesco Jori, quest’ultimo
da primo di cordata. Quando Andreoletti arriva in Grigna nel 1909,
trova strutture non molto alte ma assai grintose sulle quali, forte
delle esperienze dolomitiche, individua obbiettivi innovativi ed
innalza il limite tecnico, che in Grigna era fermo al “Traversino” del
1901 tra Primo e Secondo Magnaghi. Un rispettabile IV+3
lungo però solo una quindicina di metri. La via Bettega sulla ciclopica
parete Sud della Marmolada, per rendere l’idea del dislivello tecnico
tra le Grigne e le Dolomiti, era stata aperta proprio in quello stesso
anno. Nella prima stagione in Grigna Andreoletti prende le misure,
ma già nel 1910 sale con Prochownick il camino nord ovest della
Piramide Casati: una spaccatura molto elegante di circa 120 metri, a
tratti liscia, che in seguito verrà classificata di IV e V grado.
Qualche mese dopo ripete con Umberto Fanton l’incredibile via di
Carugati sulla grande parete del Sasso Cavallo in Grigna
Settentrionale, alta quasi 400 metri. Durante la salita apre lunghe
varianti: quasi una via nuova. Nel 1914 Andreoletti corona la sua
attività in Grignetta con la Via dei Trentini sulla parete Ovest della
Torre Cecilia. Sulla fessura strapiombante e un po’ friabile del
secondo tiro arriva al V; qualche ripetitore parlerà addirittura di V+.
Il tutto dovendosi accontentare dei primi chiodi da roccia e, forse, di
rudimentali moschettoni.
ARTURO ANDREOLETTI NELLE GRIGNE – PRIME ASCENSIONI 1909 -10 ottobre. Grigna Meridionale - Torrione Clerici parete nord ovest, con Carlo Prochownick. -14 novembre. Grigna Meridionale - Torre Rosalba parete sud ovest, con Carlo Prochownick e Serafino Alfieri. -14
novembre. Grigna Meridionale - Torre Cecilia spigolo nord ovest o
Spigolo della crocetta (la via prende il nome dalla piccola croce
dipinta sulla roccia alla partenza), con Carlo Prochownick e Serafino
Alfieri. 1910 -19 giugno. Grigna Meridionale - Piramide Casati
camino nord ovest, con Carlo Prochownick. Questa salita segue una linea
molto ardita, e può essere paragonata ad un’altra via (di incredibile
difficoltà, per l’epoca) aperta sempre in quell’anno al Corno Centrale
di Canzo da Eugenio Fasana ed Edoardo De Enrici. Siamo nell’ordine
dell’odierno V/V+. Alla Casati Andreoletti e Prochownick
affrontano tratti su roccia umida e rivestita di muschio e difficili
spaccature lisce, ricorrendo alla piramide umana per vincere il
passaggio della grotta, il più impegnativo della via. “… dovemmo più
volte assicurarci vicendevolmente con anelli di corda e chiodi da
parete”4. -
12 novembre. Grigna Settentrionale - Sasso Cavallo via Carugati (aperta
un paio di mesi prima) con varianti. Una via di 350 metri con
difficoltà fino al V grado, con Umberto Fanton. 1911 -30 aprile.
Grigna Meridionale - Torrione del Cinquantenario (dell’Unità d’Italia)
prima ascensione della guglia, con Umberto Fanton. -28 maggio.
Grigna Meridionale - Guglia Angelina (dedicata alla madre
dell’Andreoletti) prima ascensione della guglia per la parete est e
prima traversata, con Umberto Fanton. I due infatti scendono lungo la
parete ovest. Una discesa pericolosissima, su parete esposta e roccia
friabile, che richiede qualche breve calata con la corda. Anche in
questo Andreoletti è stato precursore in Grigna, ricorrendo a qualche
calata vertiginosa con tecnica rudimentale. L’impresa dell’Angelina
suscita grande scalpore nell’ambiente alpinistico milanese, che ben
conosce la verticalità della guglia, tanto che viene sollevato qualche
dubbio, per fortuna di breve durata. La domenica successiva, infatti,
gli escursionisti che attraversano lungo il sentiero Cecilia notano con
stupore alcuni stracci bianchi (dei fazzoletti da naso) che sventolano
con fierezza su un legno ben piantato sulla vetta5.
Le corde doppie sullo spigolo nord, che diventano subito la soluzione
“normale” di discesa dall’Angelina, vengono effettuate per la prima
volta dai fratelli Eugenio e Piero Fasana il 15.09.1912, con tre calate
verticali su altrettanti solidi chiodi (singoli…. I punti di calata con
due ancoraggi resinati, collegati da catena e anello d’acciaio, erano
ancora di là da venire). 1914 -27 ottobre. Grigna Meridionale –
Torrione del Cinquantenario variante dei Trentini, con Vittorio
Emanuele Fabbro, Giovanni Paisser, Arturo Castelli e Riccardo Trenti. -24
novembre. Grigna Meridionale - Torre Cecilia parete ovest, via dei
trentini, con Vittorio Emanuele Fabbro, Giovanni Paisser, Arturo
Castelli e Riccardo Trenti. V grado.
1https://www.frontedolomitico.it/Uomini/protagonisti/AndreolettiArturo.html 2 “Agnèr: il gigante di pietra” di Bepi
Pellegrinon.Nuovi
Sentieri, 1983. 3 Si intende che i gradi indicati
nel testo sono riferiti alle valutazioni attuali. La scala Welzenbach
delle
difficoltà su roccia entra in vigore solo dopo il 1926. 5Rivista Mensile 1910, pp 247-249. 6Rivista Mensile 1913, pp 40-43 “Un’ottima palestra
in Lombardia”, di
Arturo Andreoletti.
Altri interessanti spunti di approfondimento si possono trovare in:
Le
montagne di vetro, raccolta di scritti di Dino Buzzati
curata da
Enrico Camanni. Vivalda 1989. Vedi a pag. 166: “Cordata di tre”, del
1956. Uno struggente ricordo di un incontro tra i tre dell’Agnèr, con
Jori e Andreoletti che vanno a trovare Zanutti, ormai infermo.
Arturo
Andreoletti (1884-1977) di Saverio Almini; contributi di
Gregorio Taccola e Andrea Bianchi; testimonianze di Orazio Andrich,
Andrea Bianchi, Mariolina Cattaneo. Nomos, 2019.
Agnèr
il gigante di pietra di Bepi Pellegrinon- Nuovi Sentieri.
Bologna 1983
GRIGNA MERIDIONALE - PILASTRO MARY
VARALE 2100m (nome
proposto - quota indicativa): storie Versione
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Allo scopo di ricordare alcuni dei personaggi più
significativi della storia dell’arrampicata nelle Grigne, Saverio e
Jorge propongono di intitolare la struttura a sinistra del Pilastro
Arturo Andreoletti, un’elegante cuspide poco più bassa del suo
dirimpettaio, alla strepitosa scalatrice milanese.
Arrivederci
Grigna Secolo-Sera,
novembre 1931
[…] Si
erano appena legati in cordata e la donna procedeva innanzi […]
Salivano lenti, indugiando, quasi per prolungare il piacere d’andare
sulla roccia. […] Poi si fermarono, chi cavalcioni su un masso, chi con
le gambe penzolanti nel vuoto. La donna, tutta compunta mangiava delle
prugne secche, e come lo spazio era scarso ed essa s’era arrampicata
più in alto fino a una specie di balconcino, si divertiva da lassù a
bersagliare coi nòccioli i compagni che minacciavano di dare uno
strattone alla corda e tirarla giù. “E io mi slego, e vado avanti da
sola”, essa rispondeva ridendo. E il Cassin, che ci è in confidenza:
“Oh, lo sappiamo che sei matta!”.
L’articolo è tratto da Sotto
le grandi pareti, l’alpinismo come sport di competizione.
Collana “Voci dai monti”; Tamari Editori in Bologna 1969. L’autore è
Vittorio Varale, l’ascensione è la Cresta Segantini in Grigna
Meridionale, salita quel giorno da un gruppo di amici a chiusura della
stagione. La donna è Maria Giovanna Gennaro Varale (Marsiglia 1895 –
Genova 1963), moglie di Vittorio.
Quest’ultimo è un affermato giornalista sportivo, corrispondete per
diverse testate nazionali; per un certo periodo è Caporedattore della
Gazzetta dello Sport, poi collabora con La Stampa. Ma è anche
appassionato di alpinismo, di cui scrive con grande competenza pur non
essendo uno scalatore, grazie alla supervisione di Mary, che lo mette
in contatto con la elite dell’alpinismo italiano dell’epoca.
Quando i coniugi si trasferiscono a Milano, incontrano gli scalatori
operai lecchesi rimanendo colpiti dalle capacità e dalla grinta di
questi ragazzotti, che dopo aver ripetuto le vie dei predecessori
milanesi, si buttano sulle pareti e gli spigoli ancora vergini, aprendo
domenica dopo domenica vie tecnicamente durissime sulle guglie della
Grigna Meridionale, che raggiungono a piedi da casa.
Maria detta Mary, “Meri” per i giovani lecchesi che hanno poca
familiarità con le lingue straniere, arrampica già da tempo,
soprattutto sulle Dolomiti dove scala con personaggi come Tita Piàz ed
Emilio Comici. Un po’ come cliente, ma anche come amica. La biografia
della Varale è interessantissima, e il personaggio eccezionale. A noi
interessa qui fare mergere il suo ruolo fondamentale nell’alpinismo
lecchese, ed a quello ci limitiamo, invitando ad approfondire la sua
storia sulla letteratura esistente.
Mary è una donna che non si lascia condizionare dai cliché del suo
tempo, e come sa muoversi in società a braccetto del marito con paletò,
cappellino, gonna, tacchi e unghie laccate, è ancor più a suo agio
sulle pareti verticali vestita con canottiera e pantalonacci, giacca da
scalata (il “giubbettino rosso”, spesso citato negli scritti del
marito) e bandana. Scala bene, la Mary, partecipando a salite di Sesto
Grado con un ruolo non secondario nella cordata.1 Si muove con sicurezza e decisione,
destreggiandosi abilmente nelle manovre di corda, e mette insieme un
curriculum da fare impallidire moltissimi colleghi maschi. Va anche da
capocordata o addirittura in solitaria, spessissimo in Grigna, che
frequenta con assiduità dopo che “si è fatta dentro” nella compagnia
dei lecchesi. Penso non sia irriverente nei suoi confronti, immaginare
che qualcuno di quei giovanotti abbia fatto più di un pensiero su
quella giovane donna spigliata, simpatica e “alla mano”, nonostante
provenisse dagli ambienti borghesi della grande città. Ma lei non aveva
problemi a tenere a bada la truppa….
Scrive l’avvocato lecchese Franco Calvetti2: giunta a Lecco nel 1931, si innamorò
immediatamente della dolomia della Grigna, e tra lo stupore dei “pianiresinellesi”
(i villeggianti) fece subito lega, ossia si legò in cordata, con
Cassin, Boga, e talvolta col sottoscritto. […] Solo che agli occhi del
mondo perbene andava in roccia in pantaloncini corti e, per la verità,
non molto stretti, talchè a chi le succedeva in cordata (cioè ai suoi
“secondi”, dato che Mary andava spessissimo da prima) gridava giù:
“Guarda che le donne si conoscono dalla testa e non dalla tromba dei
calzoni”. Fulminando così l’impertinente compagno di cordata: colpito e
affondato!
E’ proprio nel 1931 che il suo nome si lega indissolubilmente alla
Grignetta, quando Cassin la invita ad accompagnarlo nella prima
ascensione della parete est dell’Angelina, la prima via nuova della
leggendaria carriera verticale di Riccardo. […] la Varale si rivela compagna
d’eccezione, vigile, pronta, di pieno affidamento3. Da tenere presente che allora il secondo di
cordata teneva letteralmente in mano la vita del “primo”, non potendo
contare sull’aiuto degli attuali marchingegni di assicurazione. Oltre
al fatto che al “secondo” toccava recuperare, senza perdere tempo, i
chiodi per poter proseguire l’ascensione; compito spesso non facile.
Mary e il marito instaurano profondi legami di amicizia con gli
scalatori lecchesi, accorgendosi però che se di coraggio, forza e
determinazione ce n’erano in abbondanza, sotto l’aspetto puramente
tecnico erano un po’ troppo naif. Completamente a digiuno di qualsiasi
manovra, si arrangiavano con la forza dei vent’anni (e l’allenamento
quotidiano delle 12 ore circa al giorno per 6 giorni la settimana in
fabbrica) e una certa incoscienza. Come nelle vertiginose, allucinanti
discese “alla marinara” lungo la corda doppia, spesso nel vuoto. Giù a
forza di braccia, incrociano i piedi sulla corda, con un cordino in
vita e un moschettone che scorreva libero tra le due funi… Tanto, in
fondo c’era il “nodo di sicurezza”!!!
Molto probabilmente a questo punto entrano in gioco il fiuto di
giornalista – e di “talent scout” - di Vittorio e quello di Mary
scalatrice, tanto che i due decidono di organizzare una visita di
Emilio Comici in Grigna per “sgrezzare” i giovanotti. Il progetto si
concretizza a metà maggio 1933, con la stampa locale che dà grande
rilievo all’arrivo ai Resinelli della guida triestina. In
quell’occasione, Comici insegna ai lecchesi le moderne tecniche di
arrampicamento, grazie alle quali si potevano chiodare lunghi tratti
strapiombanti senza disintegrarsi dalla fatica. E’ ancora Riccardo a
parlarne: La
progressione artificiale, che per noi della Grigna era un semplice
“sentito dire”, già costituiva per Comici il gioco preferito che gli
consentiva un notevole risparmio di energia, permettendogli
contemporaneamente di passare là dove sino ad allora era proibito.
Mentre noi salivamo a forza di muscoli. […] Fu
al Nibbio che per la prima volta si introdusse in Grigna la doppia
corda con la salita a forbice e l’uso delle staffe3.
La visita di Comici ci regala un’altra occasione per conoscere la
personalità di Mary; donna emancipata, ma discreta e di buon gusto. Il
21 maggio 1933 ai piedi della parete est del Nibbio si raduna una
considerevole folla; un centinaio di persone, a leggere le cronache. Il
Nibbio è comodissimo da raggiungere dai Resinelli, e la muraglia
strapiombante è il palcoscenico ideale per le esibizioni del grande
Comici, anche queste ultime ampiamente preannunciate dalla stampa
locale. Si tratta dell’apertura della prima via sulla parete, fino ad
allora inaccessibile con le rudimentali tecniche dei lecchesi. Comici
predispone la cordata: lui, il fortissimo lecchese Mario Dell’Oro Boga,
e la Varale. Ma, vista la folla, Mary si tira indietro: troppo
sconveniente per una signora esibirsi davanti ad un così folto
pubblico; e in pantaloni, per giunta. Scatta quindi il Piano B, e
madame viene sostituita da Antonio Piloni, a cui, visto che era vestito
“della festa”, l’amico Pino Comi cede le sue braghe da scalata con un
veloce scambio tra i cespugli4. Mary ripeterà la via a stretto giro…
Scopo non secondario della visita di Comici, su forte sollecitazione
della Varale, fu anche quello di aiutare i lecchesi a prendere
dimestichezza con la valutazione tecnica delle difficoltà (la “Scala
Welzenbach”, nata nel 1926, si stava diffondendo proprio in quegli
anni), per poter confrontare in modo oggettivo il livello tecnico delle
loro ascensioni con quelle negli altri gruppi alpini.
I lecchesi imparano subito la lezione. Il 15 ottobre 1933 Riccardo
Cassin, Mario Dell’Oro Boga e Mary Varale salgono la parete est della
Torre Costanza, in Grigna Meridionale, spinti dalla Varale che sapeva
di un tentativo del Comici su quel versante. I tre risolvono in fretta
la faccenda, e il capocordata Riccardo mette a frutto i consigli del
fuoriclasse triestino. E’ quasi alla fine della fessura strapiombante,
superata in arrampicata artificiale: infilo la staffa nel chiodo, col
piede sinistro dentro e l’altro su una minima sporgenza, pianto un
altro chiodo, vi inserisco il moschettone dove passo la corda e,
coadiuvato dalla manovra a carrucola, mi porto fuori3
e 5.
Comici non si limita ad insegnare le nuove tecniche6, ma prende a cuore i sogni dei giovani lecchesi
esortandoli a uscire dalle Grigne: “sulle Alpi potete fare quello che
volete”. E i ragazzi non si fanno pregare. La storia alpinistica
internazionale si riempie ben presto delle loro imprese sulla Torre
Trieste, le Lavaredo, il Badile, il Monte Bianco, riuscendo a muoversi
ai massimi livelli sia sulle pareti calcaree verticali che sulle lisce
“piodesse” di granito.
Queste imprese formidabili vengono puntualmente celebrate dal
giornalista Varale… Proviamo, almeno per un momento, ad immedesimarci
in questi operai, alpinisti nel tempo libero, che si videro “sbattuti
in prima pagina” su alcuni dei maggiori quotidiani italiani. Nasce così
il mito dell’alpinismo lecchese, di cui la Varale può esserne definita
a pieno titolo la madrina.
Mary Varale verrà poi colpita da una grave artrite, che la immobilizza
a letto nei suoi ultimi anni.
MARY
VARALE NELLE GRIGNE – PRIME ASCENSIONI
1931
- 2 luglio. Grigna Meridionale - Guglia Angelina parete est, con
Riccardo Cassin.
1932
- 20 agosto. Grigna Meridionale - Fungo spigolo sud, con Mario Dell’Oro
Boga e Giuseppe Comi. Dedicata a Paolo Resinelli.
- 28 ottobre. Grigna Meridionale - Guglia Angelina parete ovest via
XXVIII Ottobre (Saglio scrive: decennale della fondazione dei Fasci di
Combattimento. Che però sono stati fondati il 23 marzo 1919. Il 28
ottobre 1932 è il decennale della Marcia su Roma.), con Mario Dell’Oro
Boga e Riccardo Cassin.
1933 - 28 maggio. Piani di Bobbio – Zuccone Campelli fessura della parete
ovest, con Emilio Comici, Mario Dell’Oro Boga, Riccardo Cassin e Mario
Spreafico.
-4 giugno. Grigna Meridionale – Torre parete est via Centrale, con
Emilio Comici e Augusto Corti. - 15 ottobre. Grigna Meridionale – Torre Costanza parete est via del
Littorio, con Mario Dell’Oro Boga e Riccardo Cassin.
1934
-14 luglio. Grigna Meridionale – Punta Ginetta, posta a sx dei Gendarmi
del Canalone Porta, parete sud ovest, con Antonio Cattaneo ed Antonio
Menni.
Ripetizione della via Fasana sul Pizzo della Pieve in Grigna
Settentrionale. 850 metri.
1
Tra le tante, vale la pena ricordare la prima ascensione dello Spigolo
Giallo nelle Lavaredo (Emilio Comici, Mary Varale e Renato Zanutti; 7
settembre 1933). Comici nel suo racconto esprime grande ammirazione per
“la signora Varale di Milano”. 2I miei
Resinelli, raccolta a cura di Riccardo Zelioli e di
ABBADIA OGGI, 2002. 3In
Grigna! Scritti dal 1958 al 1999 di Riccardo Cassin.
Supplemento di Meridiani Montagne a cura di Matteo Serafin per
l’Editoriale Domus, Milano maggio 2007. 4Passeggiata
nel tempo. Intervento di Ruggero Meles alla conferenza
“L’arrampicata sportiva: una opportunità per il territorio”. Palazzo
delle Paure, Piazza XX Settembre, Lecco 14 dicembre 2013. 5
Sulla larga sommità della Torre Costanza era stato innalzato un grosso
Fascio Littorio per celebrare il Regime. Il manufatto però un bel
giorno venne sbullonato e buttato di sotto da un gruppo di oppositori
(che, se scoperti, avrebbero rischiato grosso), per essere prontamente
ricostruito e pitturato di un bel rosso acceso, così da poterlo vedere
fin dalla sponda opposta del lago, e quindi ricollocato sulla vetta. Le
cronache del tempo omisero lo scherzetto giocato al primo totem, ma
enfatizzarono la posa del secondo… donato al Fascio di Lecco dalla
munifica signora Mary Varale di Milano! 6
Sulla venuta di Comici ai Resinelli, penso si possa azzardare anche
un’altra ipotesi, in linea con il clima politico del tempo. Gli
scalatori lecchesi, che fino a pochi anni prima si ritrovavano al
circolo “Nuova Italia” nel rione lecchese di San Giovanni, vennero ben
presto inquadrati dal Fascio di Lecco nel Gruppo Arrampicatori Fascisti
Nuova Italia – G.A.F.N.I. E’ probabile che l’addestramento dei “militi
del G.A.F.N.I.”, come venivano chiamati dal fascistissimo settimanale
“Il Popolo di Lecco”, avesse finalità non solo sportive, ma anche
paramilitari. Una ipotesi forse non campata in aria.
Un testo di riferimento su Mary varale è l’agile libretto di Francesco
Comba Il tempo di Mary,
l’alpinista dal giubbetto rosso. Comune di Belluno –
Biblioteca civica 2012
I
pilastri sono situati sul versante meridionale della Segantini, in un
ambiente imponente e severo, e tutti
gli itinerari proposti sono di
stampo alpinistico.È necessaria esperienza per individuare il
tracciato, valutare la qualità della roccia e la necessità di integrare
le protezioni presenti, piuttosto rarefatte. Soste a fix. Accesso e
sviluppo delle vie sono lunghi, per lo standard Grigna, e concorrono ad
aumentare l’impegno generale nonostante le difficoltà tecniche non
eccessive. Con l’approccio corretto, si tratta di salite interessanti e
varie. Relazioni
tecniche basate sui dati di Saverio De Toffol
Periodo
Grazie
all’esposizione favorevole, i pilasti sono frequentabili dalla tarda
primavera (residui di neve permettendo) al tardo autunno. Attenzione
alle previsioni meteo: da evitare con rischio di temporali.
Accesso
Da
Lecco salire ai Piani dei Resinelli. Oltrepassato il
piazzale-parcheggio, si sale a dx appena prima della chiesetta; al
primo bivio continuare diritti in salita lungo la Via Caimi seguendo
sempre la strada principale, giungendo così ad uno spiazzo sterrato
presso l’acquedotto. Grandi difficoltà di parcheggio nei festivi!
Prendere il sentiero a sx che, sfiorando un piccolo vallo paramassi ed
oltrepassando alcune reti (orribili e di dubbia utilità), giunge allo
sbocco del Canale Caimi. Da qui salire a dx e seguire il sentiero della
Cresta Cermenati (n° 7) per un lungo tratto, fino all’intersezione con
il Sentiero Cecilia (n.10) che proviene da sx. Scendere per esso con
attenzione (terreno ripido e franoso), e appena possibile lasciarlo
attraversando verso dx, viso a valle, in direzione di un largo colatoio
di roccia slavata. Risalirlo per circa 50m (ometti), poi obliquare a sx
verso un altro colatoio; dopo averlo attraversato, in pochi metri si
giunge alla partenza della via, alla base di un altro colatoio di
roccia compatta slavata. S0 su 1 fix con piastrina artigianale. 1.45
ore.
Annalisa Sesto sul traverso dell’ultimo tiro (Foto
J.L. Palacios. Le altre fotografie sono di S. De Toffol)
Salita bella e varia su roccia
generalmente solida, sempre da verificare. Prevale l’arrampicata in
diedro e
fessura, alternata a tratti in placca.
Chiodatura La via è attrezzata con chiodi normali e clessidre
cordonate. Fix alle
soste (da collegare). Portare il casco, due mezze corde da 60m, 12
rinvii,
cordini e fettucce, friend Bd da 0.4 a 4. Utile il martello e una
piccola
scelta di chiodi.
Primi salitori Saverio
De Toffol e Jorge Leonel Palacios - iniziata 28 maggio 2021 - terminata
il 26 giugno 2021.
L1 II 15m 1 fix di
sosta Seguire il colatoio e sostare sulla
sx. L2 IV- 25m 1 ch; 2 fix di sosta. Salire in diagonale a sx fino a un
ch., traversare orizzontalmente a sx, poi salire diritto fino alla
sosta. L3 III+ 40m 2 fix di sosta. Salire in leggero obliquo a dx per
diedrini erbosi. Giunti ad una cengia attraversare orizzontalmente a dx
ad una
zona di grossi blocchi, quindi diritti per un diedrino fino ad un
comodo
ripiano dove è situata la sosta. L4 V 40m 6 ch, 2 clessidre; 2 fix di
sosta. Salire
diritto per facili gradoni di ottima roccia verso un diedro fessura.
Salire diritti
per alcuni metri a sx del diedro, quindi traversare a dx entrando nella
parte
superiore del diedro. Al suo termine evitare a sx un tettino e
proseguire per
un altro diedro fino ad una cengia erbosa. Superare il leggero
rigonfiamento
soprastante e dopo qualche metro traversare a dx per 2 m su placca
compatta,
poi ancora in verticale verso una fessurina. Superarla fino alla sosta. L5 VI+ 10m 4 ch, 1 clessidra; 1 fix
e 1 clessidra di sosta. Tiro chiave. Salire diritto fino ad una fessura
sinuosa, che si segue fino ad un comodo terrazzino erboso dove si sosta. L6 V 30m 7 ch, 3 clessidre; 2 fix di
sosta. Diritto per
una decina di metri, traversare 2m a dx, alzarsi diritto e poi
obliquare a
sx ad un piccolo ballatoio. Ancora in verticale evitando sulla sx un
tettino
squadrato. Ora traversare orizzontalmente a dx qualche metro, poi
salire in
obliquo a dx ad una fessurina verticale. Raggiuntala, obliquare a sx
fino alla
fessura alla base di una grossa pancia. Seguire la fessura verso dx
fino alla sosta
posta sotto ad un'altra pancia. L7 V+ 20m 1ch, 1 clessidra; 2
fix di sosta. Traversare
orizzontalmente a sx in esposizione, sfruttando il punto di cedimento
tra le
due pance; alla fine del breve traverso alzarsi verticalmente per belle
placche
di solida roccia bianca lavorata fino alla sommità del pilastro, dove
di sosta.
Discesa: salire brevemente in cima al
pilastro, poi scendere ad una piccola forcella (S8 di Tannhauser; 1
fix). Da
qui alzarsi 2m e seguire la facile crestina verso N fino alla
Segantini.
Seguirla per 50m circa scendendo nell’intaglio della “Ghiacciaia”.
Proseguire per
l’ultima parte della Segantini superando le rocce con scritta
“difficile” (III).
Procedere assicurati. Altrimentitagliare
a dx su ghiaie fino alla cresta Cermenati. In pochi minuti si raggiunge
la vetta
alla Grigna Meridionale.
Il nome (nota: Saverio De Toffol): Purple Haze, nebbia viola, è
un
pezzo di Jimi Hendrix del 1967. Dalle parole di Saverio: “il primo
giorno che
abbiamo iniziato la via c'era una densa nebbia; era quasi buio ed
eravamo
completamente immersi in una specie di nuvola scura, per cui mentre
salivo mi
venivano in mente le strofe della canzone: Foschia viola, tutt'intorno
Non so se sto salendo o scendendo
Sono felice o infelice?
Qualunque cosa sia, quella ragazza mi
ha fatto un incantesimo”
Divertente salita su roccia solida, sempre da
verificare, caratterizzata nella prima parte da diedri e placche
fessurate. La seconda parte è costituita da placche adagiate di
bellissima roccia lavorata.
Chiodatura
La via è attrezzata con 3 chiodi normali e 3 clessidre cordonate. Fix
alle soste (da collegare). Portare il casco, due mezze corde da 60m, 12
rinvii, cordini e fettucce, friend Bd da 0.5 a 4. Utile il martello e
una piccola scelta di chiodi.
Primi
salitori
Saverio De Toffol e Jorge Leonel Palacios, 24 Ottobre 2021.
L1 II
15m 1 fix di sosta. Tiro in comune con Purple Haze;
seguire il colatoio e sostare sulla sx. L2 IV-
25m 1 ch; 2 fix di sosta. Tiro in comune con Purple Haze;
salire in diagonale a sx fino ad un ch., traversare orizzontalmente a
sx, poi salire diritto fino alla sosta. L3 IV-
40m 2 fix di sosta. Salire in obliquo a dx per diedrini
erbosi. Giunti ad una cengia (fin qui in comune con Purple Haze) salire
diritto per diedrini, poi obliquare a sx fino in cima ad un pilastrino. L4 V
35m 2ch, 1 clessidra; 2 fix di sosta. Traversare in
placca a sx verso un diedro fessura (ch.), seguirlo fino al termine e,
dopo un tratto a gradoni, superare direttamente una placca fessurata
(ch.) giungendo in sosta presso un pilastrino. L5 IV
30m 1 clessidra; 2 fix di sosta. Risalire
brevemente il canale sulla dx, fino all'inizio di un lungo diedro. Non
salirlo ma traversare a dx (clessidra) su belle placche fessurate, che
si risalgono fin sotto ad una placca nera sormontata da un tettino. L6 IV-
30m 1 clessidra; 2 fix di sosta. Salire diritto, evitare
il tettino a sx, poi diritti fino ad una cengia sormontata da un
diedro, non salire nel diedro ma traversare orizzontalmente a dx, per
poi salire diritti per belle placche di roccia lavorata. Sosta in
comune con Purple Haze.
Discesa
Come per Purple Haze.
Il nome (nota: Saverio De Toffol): Il
Posto delle Fragole deriva dal film di Ingmar Bergman.
Rappresenta un luogo, che forse c’è ancora dentro o fuori di noi, dove
qualcuno (in questo caso la roccia) può metterci davanti uno specchio e
farci vedere quello che siamo diventati, in questo caso…
“arrampicatoriamente” parlando, quello che abbiamo perduto, quello che
forse possiamo ancora ritrovare. Faccio sempre riferimento alle righe
di fix tracciate qua e là in Grignetta.
Interessante
itinerario che nella prima parte offre un'arrampicata divertente su
solida
roccia grigia per diedri, fessure e placche. Nella parte superiore
supera un
pilastro con una breve fascia gialla iniziale friabile e strapiombante,
a cui fanno
seguito solide placche grigie compatte.
Chiodatura La via è attrezzata
con chiodi normali e 1 fix 8mm nel quinto tiro. Fix
alle soste (da collegare). Portare il casco, due mezze corde da 60m,
cordini e fettucce, friend dal 0.5 al 4 BD, 2 staffe.
Consigliato il martello
e qualche chiodo nel caso mancassero su L5.
Primi salitori Saverio De
Toffol e Jorge Leonel Palacios, in più riprese dal 25
Settembre 2021 al 01
Ottobre 2021.
L1 II 15m 1 fix di sosta. Tiro in comune con Purple Haze; seguire
il colatoio e sostare sulla sx. L2 IV- 35m 1 ch, 2 fix della S2 di
Purple Haze; 2 fix della S2 di Tannhauser. Salire in diagonale a sx fino ad un
ch., traversare orizzontalmente a sx, poi salire diritto fino alla S2
di Purple
Haze. Traversare orizzontalmente a sx per 10m fino alla S2 di
Tannhauser, all'inizio
di un colatoio/camino. L3 IV 30m 2 clessidre;
2 fix di sosta. Salire diritti per il colatoio/camino fino ad un
diedro di
roccia nera compatta; seguirlo fino al termine sostando su comoda
cengia. L4 IV 30m
1ch; 2 fix di sosta. Diritti per gradoni; poi per belle placche a
sx di un diedro erboso. L5 IV+/A1 25m
15 ch, 1 fix 8mm; 2 fix di sosta.Traversare
orizzontalmente a sx e proseguire in
diagonale sempre verso sx (roccia friabile), quindi diritto su muro
grigio compatto.
Traversare infine orizzontalmente a dx fino ad un esiguo terrazzino
sopra lo
strapiombo. L6 VI+ 25m
5ch, 2 clessidre; 2 fix di sosta. Traversare a dx, quindi diritto verso
2 clessidre contigue, poi ancora diritto fino ad una zona di placche
compatte.
Superarle sul bordo dx; al termine traversare a dx, infine per facili
gradoni
si giunge in sosta poco sotto la cima del pilastro. L7 II 30m 1
fix di sosta.Restando legati andare in cima al pilastro, poi scendere
sul versante opposto (nord) ad una forcella. Da cui risalire un
avancorpo fino
alla base di una paretina verticale sul versante ovest del Pilastro
Andreoletti. L8 IV- 30m 1
clessidra; 1 fix di sosta. Diritto per alcuni metri, obliquare a sx su
rocce più facili, quindi diritto verso un caminetto al cui termine si
attraversa orizzontalmente a sx, fino alla minuscola forcella che
separa il
Pilastro Andreoletti dalla Cresta Segantini.
Discesa Dalla S8 alzarsi
un paio di metri e seguire la facile crestina verso N fino alla
Segantini.
Seguirla per 50m circa scendendo nell’intaglio della “Ghiacciaia”.
Proseguire per
l’ultima parte della Segantini superando le rocce con scritta
“difficile” (III).
Procedere assicurati. Altrimentitagliare
a dx su ghiaie fino alla cresta Cermenati. In pochi minuti si raggiunge
la vetta
alla Grigna Meridionale.
Il nome (nota: Saverio De Toffol) deriva dal
monologo finale di Blade Runner. In realtà le Porte di Tannhauser non
esistono, rappresentano l'ignoto. Nel caso della via, l'ignoto fa
riferimento al 5° tiro dove sembrava impossibile salire con chiodi
normali (a parte un fix 8mm).