
Accesso
stradale: da
Sondrio a Bormio andando verso Isolaccia, passando Semogo, fino ad
Arnoga. Oppure da Grosio in Val Grosina fino ad Eita. (Ticket per val
Viola e per Eita).
Accesso
escursionistico: da
Arnoga si entra in val Viola fino al posteggio per la Val Verva. Si
continua lungo la strada che scende verso il fondovalle per poi
risalire sul versante opposto continuando fino alla malga di Verva; si
prosegue sempre lungo la strada sterrata fino al Passo di Verva (1.45-2
h); da Eita si segue la strada sterrata che porta direttamente al Passo
di Verva (1,30-1.45 h). È consigliabile anche effettuare
l’avvicinamento in bicicletta o più semplicemente in ebike fino al
Passo di Verva.
Accesso
alla parete: per la via - Non poteva durare all’infinito
- in prossimità della Malga Verva, si sale lungo le pendici erbose fino
alla base della parete all’evidente attacco della via posto su una
placca con un piccolo tettino iniziale (15 min.); per la via - Solo per esseri immortali
- dalla Malga Verva al bivio per il Passo di Verva, si continua lungo
la strada sterrata semi pianeggiante e passato un tratto più ripido, si
sale a destra verso la parte più a sinistra della parete seguendo il
bordo di un conoide pietroso (20 min. dalla malga).
Discesa: dall’uscita della via,
si sale per una trentina di metri, per poi traversare verso sinistra un
centinaio di metri (ometti) andando a prendere una sosta di calata (20
m) che deposita in un canale, da dove facilmente si scende in
prossimità del lago e da lì si rientra al passo Verva (45 min.).
Punto
di ristoro e pernottamento: Agriturismo Alpe Verva - +39
349 43 54 262

VOLA IN ALTO
5c (5a obb) **** 95 m – 3 + 1 L - S1/II Augusto Rossi e Eraldo Meraldi - 8 settembre 2025 Attrezzatura: sistematica a fix (21 di passaggio e 10 di sosta) Materiale: nda, corde 60 m, 10
rinvi.
Esposizione: Nord-Ovest - sole al pomeriggio.
Periodo:
da giugno a
ottobre
L1: 25m, 4c. Si inizia a
salire entrando in una fenditura, per uscirne subito dopo, si continua
superando verso destra un breve muretto e si prosegue sulla bella
placca in diagonale verso destra fino alla sosta in prossimità di un
piccolo tettino. 25 m L2:
30m, 5b. Ci si sposta destra ed in prossimità dell’aereo spigolo e si
supera agilmente il piccolo tettino e si prosegue sulla bellissima
placca sovrastante. Arrivati sotto un piccolo strapiombo si sale a
sinistra su rocce articolate e superato un piccolo risalto si arriva
alla sosta alla base di una sporgenza. 25 m L3:
30 m, 5a/5c. Dalla sosta si sale nel breve diedrino e si prosegue in
placca leggermente verso destra e poi dritti arrivando su un piccolo
ripiano; ci si sposta di poco a sinistra e si prosegue su dei risalti e
in placca fino alla sosta al termine del pilastro. L4: 10 m. Dalla sosta in esposizione, rimanendo legati, si sale su facile pietraia fino al punto di assicurazione.
|
|
VOLA IN ALTO… Lorenzo
Il pilastro era lì ad aspettare, sicuro che un giorno
sarei arrivato; ci ho messo un po’ di tempo, ma era il tempo necessario per
fare maturare il pensiero che questo è sicuramente il luogo giusto e
particolare per ricordare Lorenzo.
Ci sono stato un po’ di volte in stagioni diverse e con gradazioni di
luminosità e colorazioni differenti e devo dire che ogni volta ho sempre
percepito di essere in un posto unico e speciale. Sono tornato in una bella mattinata settembrina con il
mio amico Augusto e con immensa soddisfazione, abbiamo salito il pilastro
aprendo la via che sembra continui su verso la volta celeste.
Così è nata “Vola in alto”
la
tua anima è qui,
vola in alto tra le montagne, passa silenziosa sulle armoniose praterie alpine, sfiorando le pietraie si fonde nella quiete dei piccoli laghi
che sono qui per nutrire le lacrime
di quell’assenza triste della vita,
sfiora le pareti, gli strapiombi e gli abissi
e poi di nuovo su verso il cielo,
fino a diventare irraggiungibile,
ma visibile nella struggente bellezza consapevole e definita
di questi luoghi che tu profondamente hai amato…
“Vola in alto” è una bellissima via posta su uno
sperone roccioso denominato ora Pilastro del Cielo sul contrafforte
settentrionale del Sasso Maurignino, in Val Verva, in Alta Valtellina; una
scalata breve e semplice, armoniosa e sottile, lungo il pilastro che va verso
il cielo; la roccia è uno scisto granitoide e per gli standard della zona va da
bella a stupenda sia per la qualità che per il tipo di conformazione.
La salita è caratterizzata da muretti, placche e diedrini e segue una linea
naturale di rara bellezza. Alla base, sotto le pendici del pilastro dove sale
la via c’è il piccolo solitario laghetto di Maurignino; è uno specchio d’acqua
dove si riflettono, per la sua delicata trasparenza, le montagne circostanti.
È un’oasi di pace silenziosa e quieta, dove vale la pena sostare un po’ di
tempo purificando la mente e l’anima!
Dopo aver salito la via scendete al lago senza proferir parola e sdraiatevi sui
tappeti erbosi ai suoi bordi se ne avete voglia, e pensate a nulla, che nulla
non è, guardate il vuoto, che vuoto non è; abbandonate la solita fretta da
collezionisti di pareti e dislivelli sulle montagne e gustatevi gli orizzonti
intorno e questa contemplazione essenziale, mentre il lento sciabordare delle
acque calme si infrange sinuoso e con parsimonia ripetitiva, lisciando sempre
più le pietre marginali tenendole pulite dai mali del mondo.
Belli riparati, in un angolino a bordo lago, vive una piccola colonia di
eriofori alpini, i caratteristici fiori a batuffoli bianchi; per la loro
raffinata morbidezza viene sempre da accarezzarli e quando sono tanti, sembrano
piccole chiazze di neve estive. La via è dedicata a Lorenzo; Lorenzo Holzknecht è
stato un atleta della nazionale italiana di scialpinismo ed è stato un campione
vincitore di diverse gare prestigiose a livello internazionale.
Quando smise l’attività agonistica diventò maestro di sci e poi aspirante guida
alpina; aveva in mano la felicità e le è stata tolta assieme ai suoi due
compagni nel pieno della vita da un assurdo soffio di valanga. Erano lì ad affrontare l’esame che li avrebbe portati
a conseguire il brevetto tanto sognato di guida alpina; erano al corso esame di
scialpinismo dove la gestione della riduzione del rischio, per la sicurezza di
tutti, era la colonna portante; ma è successo! Era il tredici aprile dell’anno duemila
ventitré.
Nel sistemare la partenza della via mi è capitato in
mano un bellissimo cuore di roccia, allora abbiamo pensato di posizionarlo lì
al riparo in un bell’anfratto per ricordare il rispetto e il grande amore che
Lorenzo aveva per la montagna.
si nasce per amore, si vive nel ritmo meraviglioso della vita,
colmando il cuore di bene,
fino a traboccare; e allora si dona all’infinito
mettendo le ali…
Si nasce per amore ed ora sei nella bellezza infinita
del mondo e nulla impedirà che tu sia stato; sei luce per tanti sulle montagne,
sei a scalare sulle pareti più impervie o a sciare lungo le discese più ripide,
ovunque tu sia vivi per chi ti porta nel cuore, nei ricordi più intensi e nella
memoria più vera! Sei nell’infinita eternità…
Me ne sono andato
non per lasciarvi soli ma perché il mio tempo era quello.
Ora sono in altri spazi, su altre meravigliose montagne che non potete vedere, ma sì immaginare!
Qui è tutto invisibile, immateriale e sorprendente;
sono nell’eternità…
Eraldo Meraldi
|