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Cosa
ci fa preferire una falesia invece di un'altra ? Potrebbe essere la
bellezza dell'ambiente che la circonda o la qualità della roccia, però
non è sempre così. Va bene che tutto è soggettivo, ma ho sentito
arrampicatori definire addirittura “posti bellissimi” falesiette
talmente lugubri e umide che, più che in falesia, ti sembra di stare in
una di quelle cantine o garage dove si era soliti costruire il pannello
negli anni 80 o giù di lì...
Ma il fatto è che quando ti trovi sotto a un tiro che ti interessa e
che stai tentando di salire in libera, non ti importa dove si trova:
senti di stare nel posto giusto e non vorresti essere da nessun'altra
parte.
Sicuramente la falesia dei Campelli, oltre ad avere diversi monotiri
interessanti da salire, offre anche la possibilità di scalare in un
bellissimo ambiente. C’è praticamente tutto! Una settantina di
tiri su una fascia rocciosa immersa in un bel bosco, con vista
lago, e alle spalle la Grigna Meridionale.
La chiodatura di questa bella falesia è opera di Alessandro Ronchi e
Flavio De Stefani che nel 1997 attrezzano la maggior parte dei tiri,
facendo anche un grande lavoro di pulizia e consolidamento della
parete. Alessandro Ronchi riesce a chiodare diversi tiri molto duri,
per l'epoca, che verranno liberati solo diversi anni dopo.
Successivamente altri arrampicatori di spicco come Marco Ballerini,
Stefano Alippi e Luca Passini danno il loro contributo alla falesia,
chiodando, pulendo e liberando altre lunghezze di livello elevato.
Ad oggi la falesia presenta quasi una decina di tiri dall' 8a in su, ma
anche tutti gli altri gradi sono ben rappresentati; questo la rende di
sicuro interesse per una ampia fascia di climbers. Credo quindi che
questa falesia sia meritevole di almeno una visita, non solo per gli
arrampicatori locali, ma soprattutto per gli arrampicatori stranieri
che, venendo a scalare nel territorio lecchese, si ritrovano sempre
nelle solite falesie e, soprattutto d'estate, finiscono inevitabilmente
nella storica, bella, ma sempre molto affollata falesia del Nibbio.
Campelli è frequentabile nelle mezze stagioni e d'estate; il suo
orientamento infatti fa si che si riesca a scalare all'ombra tutto il
giorno spostandosi nei vari settori. Inoltre, il non breve
avvicinamento contribuisce a rendere questa falesia un luogo tranquillo
(a parte in certe giornate, dove anche qui si trova un po’ di “ressa),
cosa particolarmente apprezzabile soprattutto ultimamente, visto il
notevole aumento del numero di praticanti di questo bellissimo sport.
Per altre informazioni logistiche, elenco delle vie, altitudine,
esposizione eccetera troverete tutto il necessario nel
dettagliatissimo sito LARIOCLIMB, curato da Paolo Vitali e Pietro Corti.
Vorrei ora descrivere un paio di itinerari che mi sembrano
particolarmente validi, sia per bellezza che per impegno tecnico-fisico
e che sicuramente, a mio parere del tutto personale, meritano di essere
salite.
La prima è TITANIC, un 8b (che mi permetto di definire “hard”) che sale
una linea abbastanza strapiombante sul Sasso Staccato. Inizia con
un'entrata atletica di una decina di movimenti che portano a un buon
riposo, proprio prima di un passo chiave abbastanza dinamico che
richiede un certo intuito ed un po' di determinazione. Segue una
sezione di resistenza su liste fino ad una discreta fessurina, che
permette di decontrarre un pochino prima di partire per una sequenza
davvero bella e dura con movimenti dinamici e di precisione su prese
piccole, fino ad un buon buco per riposare.
Poi, quattro movimenti in allungo ed un traverso portano sotto una
placchetta verticale di precisione su piccole liste e svasetti, dove è
necessario mantenere la concentrazione per arrivare a una cengetta. La
via termina con quattro-cinque metri decisamente più facili, quasi un
defaticamento, per arrivare alla catena rilassati..... Un bel tiro di
circa 25 metri dove, oltre a tenersi, è necessaria anche una certa
tecnica. Unico neo, un paio di prese scavate alla partenza, che però a
mio parere sono giustificate dalla bellezza del tiro nel suo complesso.
L'altro monotiro si trova invece nel Secondo Settore, dove sono
concentrati la maggior parte dei tiri difficili. Si tratta di Ramses,
un' 8a+ molto bello e vario per stile di scalata. Inizia con bei
movimenti su tacche e buchi in leggero strapiombo per cinque metri, poi
passo chiave con presina verticale, molto “da sentire”, e
ristabilimento su cengetta con allungo a una scaglietta ben visibile
per la destra. Segue una sequenza su piccole prese e allunghi fino ad
un discreto buco. Dura moschettonata, meglio con rinvio già in loco,
poi un passo duro in traverso verso destra e si cambia stile:
siamo ora su una placca verticale o leggermente appoggiata che propone
una non facile sequenza su prese sfuggenti, dove è richiesta più che
altro scioltezza e precisione dei piedi per quattro-cinque metri.
Infine, in verticale su prese buone sul 6b/c fino alla sosta. 30 metri
davvero divertenti e di soddisfazione.
Altri tiri a mio parere validi sono: ER 7c+/8a, ASSUEFAZIONE
7c, FOCUS 7c, WASABI 7b/c, PASSWORD 7b+,
PRIORITA’ ASSOLUTA 7b, oltre a numerosi altri tiri che ora non sto ad
elencare.
Come ho già detto precedentemente, Campelli è una falesia estiva, ma
come tutte le falesie del lecchese (o meglio, della Lombardia…) risente
un po' del clima umido che si incontra nei periodi caldi. L'aderenza
migliore la si trova in aprile-maggio e in settembre, oppure in quelle
rare e magiche giornate con vento da nord.
Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta i soliti (pochi)
chiodatori della nostra zona, Alessandro Ronchi (la cui opera prosegue
con Gianni Ronchi e Flavio De Stefani), Paolo Vitali e l’attivissimo
Delfino Formenti, che oltre ad attrezzare tiri nuovi, si occupano anche
della manutenzione delle falesie per far si che siano sempre sicure.
Buona arrampicata a tutti. Luca Gabaglio
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