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BACHECA VIRTUALE 2012
Una bacheca per tutte le news della verticale nel circondario lecchese: nuove falesie, nuove vie, tiri liberati, aggiornamenti alle topos, manifestazioni, pubblicazioni etc...

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LARIOBILANCIO

 
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ARCHIVIO BACHECA




 
Il Coordinamento Cornizzolo ricorda che le manifestazioni che non si sono tenute durante il Cornizzolo Day , verranno proposte Venerdì 1 Giugno a Civate in Piazza Antichi Padri  . Al momento il programma e’ il seguente : La serata avrà  inizio alle 20.30 con lo spettacolo delle gocce e successivo concerto dei Sulutumana. A metà concerto ci sarà la premiazione delle opere dei ragazzi che saranno esposte in piazza e che saranno valutate da apposita Giuria.
Manifestazione in difesa del Cornizzolo, vedi la LOCANDINA
      
9 Maggio 2012.
SPECCHIO DEL GRIFONE
Alterniamo la pubblicazione di falesie che vanno ad aggiungersi al menù di Larioclimb (tipo la recente news dei Corni di Canzo; a breve altre!) con l'aggiornamento delle topos già uscite. Quindi ecco qui la relazione del Grifone allo Zucco dell'Angelone in Valsassina: tiri liberati, alcuni tiri rettificati ecc...
Riteniamo infatti che la comunicazione attraverso Internet abbia senso se i contenuti vengono costantemente aggiornati, altrimenti tanto vale aspettare la prossima guida cartacea, che comunque (purtroppo è un limite di questi strumenti), comincia ad invecchiare già la settimana successiva alla sua pubblicazione!
Grazie come sempre a Pietro Buzzoni per le preziose informazioni e per il suo continuo "presido" di questa falesia, con le utilissime opere di manutenzione e pulizia.
 
3 Maggio 2012.
PRADELLO
Segnaliamo la recente chiodatura di due nuovi simpatici settori di arrampicata in zona Pradello - Sponda Orientale del Lago di Lecco, da parte di Gianni Ronchi e Flavio De Stefani che ringraziamo come al solito per il loro grande impegno; Gianni in particolare per le informazioni. Nei prossimi giorni svilupperemo la "topos", nel frattempo queste indicazioni saranno sufficienti per iniziare a conoscere questa falesia, prima che arrivi il gran caldo. La fotografia serve solo per individuare i settori. Il posto è nuovo, quindi come sempre in questi casi va posta la massima attenzione ad eventuali appigli mobili, ed ai residui della ripulitura. Inoltre, come per tutte le falesie di questa zona, sovrastate dalla gigantesca parete del San Martino, consigliamo di stare alla larga dopo piogge intense, come pure nelle giornate di forte vento.
 

Essendo stato individuato il sito di cova del Falco Pellegrino, il Responsabile della Riserva ha disposto l'interdizione delle arrampicate per il solo settore a dx della cascata (via Leoni, via Poiana, via dei Quarantenni, via Amazonia) sino al 30 giugno. In sostanza quindi si può scalare alla falesia del Tramonto, e sulle seguenti vie del Buco del Piombo: Scarabelli, Diretta, Braccia di Piombo,Giurassica ,Mario Imperial. Per il resto, valgono le regole generali sotto elencate.

Riportiamo gli avvisi di divieto periodico alla scalata nella zona del BUCO DEL PIOMBO e FALESIA DEL TRAMONTO, diramati dalla gestione della RISERVA NATURALE. Ringraziamo Saverio De Toffol per la segnalazione e ricordiamo che i controlli sono, giustamente, frequenti e rigorosi. Nel frattempo ci viene da pensare che se, come cittadini, ci sentiamo tutelati da una così attenta difesa dell'ambiente naturale (pur dovendo rinunciare, per un certo periodo, a poter frequentare le belle falesie di questa valle), non riusciamo invece ad accettare che, a pochi chilometri di distanza, ci si debba periodicamente mobilitare contro il progetto di devastare definitivamente il monte Cornizzolo, aprendo un'enorme fronte di scavo a 1.000 metri di quota in un ambiente meraviglioso (tra l'altro, a poche centinaia di metri di distanza dall'abbazia di San Pietro al Monte). Ricordiamo quindi a tutti gli appassionati di montagna che frequentano i monti lecchesi di seguire con attenzione le vicende legate a questa pericolosissima (e tristissima) vicenda!  ndr
  1. Dal 1 di marzo di ogni anno è stato introdotto, a tutela del sito di cova del falco pellegrino, il divieto di arrampicata sia su tutta la falesia del Buco del Piombo che sulla contigua Falesia del Tramonto; il divieto generale viene a decadere solo dopo che venga ritrovato il sito di nidificazione del Falco pellegrino, quando cioè il diivieto si va restringendo alla sezione di parete interessata alla riproduzione del rapace (vedi paragrafo 4.2.6 del Piano: Gestione delle attività ludico- sportive, ricreative compatibili)

  2. L’apertura di nuove vie di arrampicata sulla falesia del Buco del Piombo e su tutte le altre strutture della valle è possibile solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione da parte della Riserva Naturale (vedi punto 15 del paragrafo 4.1 del Piano [Divieti e limiti delle attività antropiche]).

  3. Infine, nel caso in cui si ravvisasse la necessità di assumere ulteriori provvedimenti a tutela di altre specie selvatiche (uccelli o mammiferi che siano) l’Ente gestore può “applicare ulteriori norme di interesse conservazionistico” (vedi paragrafo 4.2.6 del Piano: Gestione delle attività ludico- sportive, ricreative compatibili). Ad esempio, quest’anno, si è tardivamente scoperta la nidificazione di allocco nella “fessura dell’Angelo”. In questo caso, in attesa di provvedimenti specifici da parte della Riserva Naturale, si è semplicemente apposto un cartello (sul 1° fixe della stessa via) dove si chiede gentilmente ai fruitori della parete di non salire la specifica via (richiesta che, ahimé, è spesso e incomprensibilmente disattesa dai climbers)
Inoltre, e non ultimo, il problema del parcheggio presso la località S. Salvatore (che peraltro è privato): per evitare ingorghi - soprattutto nei giorni festivi - è auspicabile che gli scalatori facciano uso del parcheggio in prossimità della più decentrata locanda Cà Nova, risalendo successivamente all’Eremo lungo la bellissima mulattiera (10 minuti circa).
Si raccomanda  anche un comportamento idoneo alla bellezza del sito, e cioè: limitazione degli schiamazzi, attenzione a non lasciare rifiuti, ecc.
  

Ringraziamo il forte scalatore Giacomo Rusconi per le precise informazioni sugli itinerari sportivi ai Corni di Canzo, da lui attrezzati in collaborazione con Fabrizio Pina. Abbiamo avuto modo di ripeterne diversi, confermando la particolarità e l'eleganza dello stile di arrampicata su questo bel calcare finemente scolpito, ma spesso anche molto liscio. Bellissimo l'ambiente; l'avvicinamento però è decisamente lungo, per i canoni del pigro climber godereccio, comunque ci si può organizare con il servizio  jeep dei gestori del rifugio, quando "apre" la stagione. Complimenti a Mino e Fabrizio per l'ottimo lavoro svolto con grande competenza. .
    
13 Aprile 2012.
IL CASO DELLE SCRITTE AD INTROBIO
Nella primavera del 1974 Don Agostino Butturini, sacerdote ed educatore al Collegio Alessandro Volta di Lecco, propone ad alcuni ragazzi di seconda e terza media di partecipare al Corso di Alpinismo "Attilio Piacco" del C.A.I. di Valmadrera. L'esperienza si rivela positiva, e le prime arrampicate piacciono a tal punto che molti di loro (tra cui il sottoscritto, che allora aveva 12 anni) vogliono andare avanti. Don Agostino intuisce così che l'arrampicata può essere un valido strumento di crescita per ragazzi di quell'età; il fatto poi di essere a Lecco, una delle capitali dell'alpinismo italiano, fa il resto.
Nel 1975 nasce il Gruppo Condor, ispirato al grande rapace andino sinonimo di libertà, grandi spazi, montagne, e l’arrampicata costituisce l'attività principale del Gruppo. Ovviamente, il livello delle “imprese” domenicali viene proporzionato alla giovanissima età dei protagonisti; non esistevano le falesie attrezzate, ne tantomeno i fix of i resinati.
Dopo un primo periodo passato a ripetere le divertenti vie classiche della Grigna Meridionale, “il Don” comincia ad esplorare alcune strutture rocciose in Valsassina, appena a Nord di Lecco, dove apre a suon di chiodi, sempre dal basso e con i ragazzi come compagni di cordata, un gran numero di vie nuove. Questi itinerari sono brevi, due/tre lunghezze di corda, ma di buon livello tecnico, tanto che già dopo pochissimi anni, si potevano trovare sulle vie più impegantive della Medale e della Grignetta, cordate autonome di quindici/sedicenni che si erano fatti le ossa proprio sulle verticali pareti del Sasso di Introbio e della Pala.
Dal canto suo Don Agostino non fa solo da accompagnatore ai piccoli Condor, ma, essendo dotato di un ottimo stile di arrampicata, ripete da primo di cordata alcune belle salite in Dolomiti e nel Masinom-Bregaglia. Citandone alcune: la Cassin alla Cima Ovest di Lavaredo, la Steger al Catinaccio, lo Spigolo Vinci al Cengalo.

Questo per inquadrare a grandissime linee l’argomento….  Non molto tempo fa infatti è uscita sul web una polemica intorno ad alcune grandi scritte colorate, presenti alla base di molte vie del Sasso di Introbio e dei settori vicini. Riporto quindi di seguito una riflessione dello scopritore (30 anni fa) ed attualissimo frequentatore di questa falesia: Don Agostino in persona, per l’appunto.

Pietro Corti, Aprile 2012

UNA STORIA PICCOLA, MA CON UN PO’ DI FASCINO.…
Giorni fa mi telefona il Pietro (“Condor” di vecchia data) per dirmi, con la sua velata diplomazia per addolcire la pillola, che qualcuno è sconcertato (eufemismo) per le vistose scritte alla Pala Condor di Introbio. E’ un po’ che non la frequento, perché nei pochi sabati a disposizione durante l’inverno, incoraggiato da un amico Guida Alpina e dal suo simpatico clan, mi sono dedicato a rivisitare, con un po’ di nostalgia, le vecchie vie Baiedo e Sperone alla Rocca, la struttura di fronte al Sasso di Introbio. A proposito…. Queste vie ora sono percorribili perché riattrezzate a fix (Enzo Nogara) e ripulite (da me). Gli ultimi ripetitori, già parecchi, manifestano soddisfazione… Tornando alla vicenda: incuriosito, sono tornato alla Pala Condor ed ho capito. Forse per farmi piacere (?) alcuni ragazzi hanno calcato la mano ed hanno “rinfrescato” con colori appariscenti alcune scritte, peraltro già presenti, molte delle quali (lo confesso) da ne realizzate con i ragazzi di allora negli anni ’80. A questo punto, ecco la piccola storia: quando arrivammo, in un periodo a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80, c’erano rovi a volontà, erba e zone friabili sulle rocce, il tutto condito dall’incolpevole lezzo di un allevamento di maiali lì nei pressi. Ci siamo calati infinite volte per ripulire, sistemare, “abbellire” le nostre viette aperte rigorosamente dal basso (allora si usava così…). L’unica nota un po’ allegra e colorata erano le scritte alla base, che indicavano ai futuri ripetitori il nome dell’itinerario appena terminato. In parte, queste scritte erano anche frutto di orgoglio: per quei giovani scalatori, i 20-30 metri di parete vergine salita dal basso, erano… l’Everest. Ragazzini, appunto! Non erano del tutto giustificabili, col senno di poi; ma tant’è… così è stato. Poi sono arrivati i fix, i resinati, e alcune vie nuove “calate dall’alto”. Il giocattolo è finito in altre mani. Ci è sembrato giusto, la roccia è di tutti. E’ rimasto però un retrogusto di nostalgia ed un po’ di rimpianto per i miei vecchi chiodi, solo parzialmente restituiti (sto scherzando). Ora tutta la zona è diventata una rinomata falesia e, dopo un inizio folgorante ed un successivo periodo di stasi, il flusso dei frequentatori ha ripreso vigore; le scritte perciò vengono maggiormente notate. Quindi, se dovessero rappresentare una offesa al “comune senso del pudore” ambientale ed arrampicatorio (senza ironia) mi riprometto di farne perdere le tracce, o di ridurne l’impatto. Forse però, senza minimizzare il fatto in questione, i veri problemi sono altri e per quelli vale la pena darsi da fare. Sarà il caso di lasciare perdere cattedra e penna per riprendere quello che sappiamo fare meglio (e tantissimi molto meglio di me): continuare cioè ad arrampicare e gustare, magari insieme, il ruvido contatto con la pietra. Siccome infine, nonostante gli anni, non sono ancora fuori di testa, e qualcosa mi è rimasto nei piedi e nelle mani, mi piacerebbe avere solo amici con cui continuare a condividere questa passione, e lasciare questa terra (più tardi possibile) in pace.

Fatemi sapere…. Con gentilezza.
Don Agostino

P.S.
1) Molte scritte non sono nostre; forse ha giocato l’imitazione .
2) Condivido l’opinione che nei siti di arrampicata ci sia la massima serietà in termini di sicurezza; ciò nonostante, senza scadere nella logica da Luna Park, non fa male qualche concessione allo spirito goliardico. In fondo la falesia, oltre ad essere un ambiente da prestazione sportiva, è anche un luogo di aggregazione, lontano dall’agonismo esasperato.

 
2001 - 2011 CI RISIAMO
Salita e manifestazione in difesa del Cornizzolo, vedi la LOCANDINA
      
11 Aprile 2012.
PADERNO D'ADDA
Daniele  ci segnala che al Settore Canyon di Paderno d'Adda gli ultimi due tiri sulla sinistra, non presenti sulle guide ma indicati in loco con il grado di 6a alla base, sono diventati estrememente pericolosi per via della roccia particolarmente friabile. ATTENZIONE a chi scala e anche a chi sta sotto!

        
29 Marzo 2012.
BACHECA in vacanza
CSiamo in partenza per una trasferta sci-alpinistica in Armenia, torneremo online l'11 di Aprile, se mandate commenti/materiali alla BACHECA portate qualche giorno di pazienza!  PV
        
27 Marzo 2012.
FALESIA DI VALBRONA
Ci è giunta segnalazione che al parcheggio davanti alla falesia di Valbrona sono state tagliate delle gomme di alcune auto degli arrampicatori! Non conosciamo i motivi del gesto, ma forse è consigliabile parcheggiare più in basso al paese e camminare 20 minuti per raggiungere la falesia! 
       
13 Marzo 2012.
DA UNA CHIACCHERATA CON DELFINO FORMENTI
Una premessa personale. Ho conosciuto Delfino Formenti verso la fine degli gli anni ’70, io poco più che adolescente, durante il periodo di passaggio dall’alpinismo classico (e dall’arrampicata con staffe e scarponi) al free climbing ed all’arrampicata sportiva. Ero sotto al Sasso di Introbio, pronto per salire una delle vie da poco aperte dal Don Agostino di Lecco. Arriva un ragazzotto poco più grande di me, con capelli fino alle spalle, scarpette leggere, sacchetto del magnesio e (non ci crederete) un registratore Philips appeso all’imbrago…. L’unica cosa che non ricordo era la musica che accompagnava la sua performance.…

Il Delfo ha chiodato per più di 25 anni, attrezzando 8 falesie note e frequentate, altri posti meno conosciuti (le pareti della Melgone, per esempio, o la Pala del Cammello) più qualche via tra Antimedale, Pizzo d’Erna e Bastionata Sud del Resegone; tutto nei dintorni di Lecco. Non è stato certo l’unico chiodatore della zona, ma è quello che ha resistito di più, con ancora una gran voglia di trapanare. Per nostra fortuna.
Ospitiamo quindi volentieri queste riflessioni di Delfino, che ad un certo punto della sua carriera, di fronte all’accumularsi di certe situazioni, ha invertito l’interruttore... E al posto di “mettere” si è messo a togliere.
Tu sporchi? Non hai rispetto? Te ne freghi di chi ha chiodato? E io smantello….

Personalmente, non capisco  l’insofferenza che a volte emerge verso questi chiodatori, quasi desse fastidio che ci sia in giro gente a cui dobbiamo qualcosa. La questione più urgente però, a mio parere, è quella dell’approccio culturale alle falesie: lo testimoniano la spazzatura alla base di molte pareti, le prese mai spazzolate o, peggio, segnate in modo ossessivo, il chiasso inutile (cellulari compresi) , gli itinerari “occupati” per ore e ore.
Senza voler fare il sociologo, non è difficile capire che queste situazioni sono figlie dell’abitudine al consumo più ottuso: pago-pretendo. Solo che qui manca la prima parte, ma a questa gente importa poco.

Pietro Corti

P.S. Il 7 marzo 2012 è uscito un bell’articolo sulla Provincia di Lecco a firma Giorgio Spreafico, che consigliamo vivamente di leggere. Gli argomenti sono, in parte, gli stessi di quanto pubblichiamo di seguito. D’altronde ci stavamo già lavorando…. 

PP.SS. recentemente è sorta una discussione intorno a certe scritte al settore Pala Condor della falesia del Sasso di Introbio in Valsassina (LC). Visto che l’argomento che stiamo trattando è anche quello ambientale, devo dire che non le apprezzo, ed auspico vivamente che la vena artistica degli autori si possa esprimere in futuro in altri contesti. Queste scritte fanno parte tuttavia della particolarissima storia di questa falesia, che, parere personale, rappresenta un valore assolutamente superiore a qualsiasi fastidio ottico.

Lo stato delle falesie, il pensiero di Delfino

Ho tolto qualche decina di piastrine al Lariosauro ed alla Discoteca (due delle falesie lecchesi più frequentate, da me attrezzate) per far capire con un esempio pratico che gli itinerari di falesia sono un patrimonio a disposizione di tutti, costruito però con grande fatica e spesa, e che se agli scalatori non interessa tutelarlo, allora tanto vale smontarlo.
Non mi sono mai piaciute le chiacchere, e quindi, visto che da un po’ di tempo a questa parte tocca  tornare sempre su certi argomenti, ho smantellato quelle vie per spiegare meglio il concetto; mai come in questi ultimi anni infatti ho visto tanta incuria e maleducazione in falesia. Non tutti gli scalatori sono così, tuttavia i comportamenti incivili di una minoranza stanno causando un danno per tutti.

Avrei preferito raccontare di qualche falesia nuova; comunque non sono stato del tutto con le mani in mano, e nel corso di questo inverno ho fatto manutenzione alla falesia della Corna Rossa a Valmadrera, sistemando tutte le soste. A breve la revisione delle piastrine e dei dadi lungo i tiri, grazie anche all’aiuto concreto degli amici della Scuola Attilio Piacco del C.A.I. Valmadrera.

Davvero non capisco: sembrerebbe normale considerare le falesie un bene  comune, dove tutti coloro che le frequentano si adoperano per proteggerle dal degrado. Invece spesso si assiste al fenomeno contrario. La sporcizia alla base delle pareti, le piccole infrastrutture (gradini ecc…) lasciate andare, gli appigli segnati e pieni di magnesio mai spazzolato, eccetera, sono un segnale allarmante di maleducazione diffusa. Per non parlare di altri “oggetti abbandonati “ ancor meno gradevoli, oppure di resti di falò che denotano una totale mancanza di attenzione e di prudenza. In inverni secchi come quelli a cui assistiamo, non ci vuole niente a far partire un incendio devastante per questi comportamenti da irresponsabili. Tanta fatica per attrezzare e pulire a favore di certa gente? Non ne vale la pena.

Come vedono, gli scalatori di oggi, il futuro dei siti di arrampicata quando i chiodatori originali andranno “in pensione”? Molti evidentemente non si pongono nemmeno il problema: ci sarà chi provvederà. A costoro dico di non contarci troppo: se fino ad oggi a pochi è fregato qualcosa sostenere i chiodatori, non vedo perché le cose debbano cambiare in futuro. Non ci saranno molte alternative, comunque: o sarà compito delle guide alpine, pagate da qualche ente od associazione, oppure alcuni volonterosi prenderanno in mano il testimone lasciatogli da altri ed andranno avanti…. Tenendo presente però che richiodare una falesia è compito molto difficile e delicato, dove è meglio che ci mette mano sappia quello che sta facendo.

Ci sono già esempi dove, in mancanza di manutenzione e conseguente calo di visite, si vede che la falesia degrada velocemente. Infatti, se l’effetto di una frequentazione incivile è devastante, anche l’abbandono, alla lunga, provoca danni evidenti: erbacce e sassi mobili, protezioni arrugginite, eccetera. Comunque, nessun problema: si cambierà falesia; ce n’è in giro un sacco.

Quali sono i problemi o le urgenze principali che riscontro?

-La manutenzione dell’attrezzatura in parete: prima o poi le intemperie od altri fattori, come lo sfregamento tra moschettone e piastrina, per esempio, colpiscono il metallo togliendo la zincatura ed esponendo il materiale all’ossidazione. Quindi periodicamente andrebbero sostituiti i dadi dei fix, le piastrine, le catene ecc…, come pure i moschettoni di calata che dopo qualche anno mostrano evidenti solchi da consunzione.
-La manutenzione alla base: i piccoli terrapieni ed i terrazzamenti col tempo si erodono e crollano, mentre i legni usati per il contenimento marciscono. Una maggiore cura da parte dei frequentatori aumenta la durata di queste opere, che comunque vanno sistemate o ripristinate. Lo stesso vale per eventuali panchine, steccionate ecc… che rendono più comoda la vita del climber.
-La pulizia sia sotto la falesia che in parete: non ci sono solo le prese sporche di magnesio (ma perché gli scalatori non si portano lo spazzolino????); ora si son messi anche gli odiosi bolli, strisce e quant’altro (a quando le seguenze numerate mano/piede – destra/sinistra?) per segnare appigli ed appoggi. Chi proprio non ne può fare a meno, nemmeno sul 5b/c, almeno li pulisca completamente una volta che abbandona il tiro.
-Le bricolature di appigli ed appoggi, non solo su certi tiri nuovi, ma addirittura su itinerari storici. In quest’ultimo caso andiamo oltre il confine della mancanza di rispetto verso la roccia, passando decisamente in una sorta di “delinquenza” verticale.

Dopo tanti anni di chiodature, la mia preoccupazione principale è che molto di quello che ho fatto vada a perdersi per incuria e disattenzione. Inoltre faccio sempre più fatica a sopportare certi comportamenti maleducati, che, oltre a non rispettare l’ambiente, non tengono più neanche conto della presenza di altri scalatori: il chiasso, i cellulari che squillano, i tiri occupati per ore. Devo dire che il quadro è desolante. La crescita della frequentazione ha determinato infatti un proporzionale aumento di persone incivili che farebbero meglio a starsene a casa propria. Inoltre, nonostante l’arrampicata sportiva in falesia sia diventata negli anni un fenomeno di massa, di cui molte aziende e negozi beneficiano economicamente, la fatica per reperire il materiale è addirittura aumentata.

Mi sorprende quindi che, nonostante tra tutte le persone che scalano nelle falesie lecchesi ci sia anche chi appartiene ai gruppi alpinistici ed ai C.A.I. locali, queste stesse associazioni non si siano mai attivate su questi problemi, salvo poi portare i corsi di arrampicata proprio su queste stesse strutture. Poche eccezioni, che mi fanno molto piacere: una targa di riconoscimento che mi è stata data nel 2010 dall’U.O.E.I. Unione Operaia Escursionisti Italiani - sezione di Lecco e gruppo Gamma Lecco, il già citato aiuto da parte della Scuola del C.A.I. Valmadrera, ed il sostegno degli amici di Larioclimb. In passato, il contributo continuativo, durato diversi anni, dell’azienda C.A.L. di Malgrate grazie ad Angelo Riva e Pietro Corti, e poi di Carlo Paglioli di Climbing Technology di Cisano Bergamasco.

Forse il nostro ambiente è ancora troppo legato alla sua storia alpinistica, fatta di grandi imprese  e personaggi mitici che hanno portato il nome della città in tutto il mondo, e ancora considera l’arrampicata sportiva un’attività minore, se non una strana pratica da Luna Park. Nonostante abbia formato importanti scalatori, ed abbia completato il vastissimo patrimonio di itinerari alpinistici ed escursionistici delle nostre montagne con migliaia di tiri sportivi, che attirano decine di migliaia di persone ogni anno.

Da un territorio con una tradizione di questo livello, legata alla montagna ed all’arrampicata, mi aspetterei quindi alcune cose: che chi ha voglia e capacità di chiodare venga in qualche modo aiutato a procurarsi il materiale necessario. Questo vale sia per i “veterani” (che ancora devono fare un sacco di fatica) che per i giovani scalatori: ce ne sono in giro alcuni davvero fortissimi, che però cercano di migliorare continuamente le proprie performances personali su tiri chiodati da altri, senza darsi da fare per scoprire qualcosa in prima persona. Men che meno si trova gente nuova disposta a creare nuove falesie alla portata di tutti. Forse, uno stimolo potrebbe venire quindi da una maggiore attenzione del territorio verso l’attività di chiodatura, ed un aiuto concreto per gratificare chi se ne occupa.
Le nuove possibilità non mancano; ci sono ancora numerose strutture nel lecchese, alcune anche comode ed evidenti, che aspettano di essere chiodare. Manca “solo” la voglia di darsi da fare; tant’è che nel nostro territorio i posti nuovi vengono da un numero molto ristretto di personaggi, ormai non più giovanissimi…

Mi aspetterei poi che gli scalatori, soprattutto i più giovani, abbiano la consapevolezza di quanta fatica e spesa sia necessaria per mettere insieme una falesia, e finisca una buona volta la mentalità che tutto sia dovuto, sentendosi liberi di criticare a ruota libera il lavoro altrui. Per fortuna ho la soddisfazione di vedere che c’è un sacco di gente che apprezza: basta vedere l’affollamento nei fine settimana nelle mie falesie…..

Delfino Fromenti, Marzo 2012

     


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5 Marzo 2012.
SPECCHIO DEL GRIFONE
Dopo aver liberato martedì UN DONO D'ALI L1+L2, sabato é stato il turno di SI, YES, OUI, DA;
Grado proposto per entrambi 8b+ (da confermare/smentire)
UN DONO D'ALI L1+L2 , 8b+?
Bellissima e lunga via che concatena le due lunghezze con una sezione molto estetica e continua su prua strapiombante e finale su muro grigio a tacche.
SI, YES, OUI, DA, 8b+?
Partenza dalla sosta di NO, NO, NO; fisica su grosse prese che conducono ad una corta ma intensissima (per mé) sequenza spallata+rovescio,...finale in comune con UN DONO D'ALI; magari c'é un sistema più semplice,..magari nò!
Per entrambe occhio alla lunhezza della corda in calata!
Ora per le conferme non resta che aspettare le ripetizioni e sopratutto Ondra o qualche altro mutante per liberare il grande SPECCHIO; centrale... Ciao .  Nicola Vonarburg
  

21 Febbraio 2012.
BUCO DEL PIOMBO
AMAZZONIA RAIDERS (l’errore grammaticale nel nome è voluto!) è la nuova via di Lorenzo Barolo, B. Ermes con l’aiuto di Davide Rezzonico, aperta nel2011.
100m – 3L 7c+ (6c obb.) RP Luca Schiera.
   

17 Febbraio 2012.
ORIZZONTI VERTICALI
Il negozio SHERPA organizza Orizzonti Verticali, un ciclo di tre serate dedicate alle grandi Montagne
  • I ragazzi de LaCutrettola, sui giganti della Cordillera Boliviana - Venerdì 9 Marzo
  • Fabio Valseschini lungo la Via Cassin al Mc Kinley - Venerdì 23 Marzo
  • Franco Nicolini lungo la sua impresa del concatenamento delle Alpi - Venerdì 30 Marzo
Ingresso libero presso il Cine Teatro Pio XII - Via Parrocchia 39 - Ronco Briantino (MB).
Durante le serate saranno raccolti fondi destinati al progetto insegnanti per Nepal by Roby Piantoni.
  
13 Febbraio 2012.


Stiamo tornando! In questo lungo periodo di inattività a causa di impegni privati, professionali e infortuni vari siamo stati costretti a stare lontani dai blocchi con una conseguente inattività anche sul web. Ringrazio tutti coloro che nel frattempo mi hanno scritto o telefonato in cerca di informazioni e tutti coloro che hanno frequentato le zone boulder aiutando così a mantenere puliti i massi. Mi scuso se eventualmente qualcuno mi ha scritto per richiedere info o comunicare nuovi blocchi e non ha ricevuto risposta, ricontattatemi e avrete una sicura risposta. Stiamo tornando in attività ed è facile intuire che nei prossimi mesi ci saranno aggiornamenti e novità. A presto Paolo e Luigi.
I lavori di esplorazione, valorizzazione e catalogazione  continuano. Ogni tipo di informazione o aiuto per aumentare le aree bloc lariane sono sempre ben accette.

Mail:paolo.zorloni@alice.it   Tel.:333.1747111
 
tramonto

clicca la foto per aprire la relazione 
29 Gennaio 2012.

ARRAMPICARE INTORNO AL LARIO 
la nuova guida online-free delle falesie e vie nel lecchese!
FALESIA DEL TRAMONTO 
Un aggiornamento a questa bella falesia del Triangolo Lariano, recentemente ampliata anche grazie al contributo in fix di LARIOCLIMB.



8 Gennaio 2012.
Oggi sono andato a ripetere la via ZANETTI 2000 in Medale e con nostra sorpresa ci siamo dovuti calare all'ultimo tiro in quanto sul passo chiave di 7a+ in strapiombo qualcuno ha ben pensato di togliere la piastrina dello spit rendendo molto pericoloso se non addirittura infattibile il passaggio. La protezione precedente è parecchio sotto e su diedrino appoggiato! Con certezza sappiamo che lo scorso anno era tutto in ordine in quanto era stata ripetuta dai nostri amici Stefano e Michele. Sono dei gesti intenzionali e ingiustificati ai quali non riesco proprio a trovare una spiegazione!
Giorgio De Capitani
 
Vogliamo pensare e sperare che il bullone dello spit si sia allentato con il tempo, qualche volta succede, altrimenti il "nostro ambiente" sarebbe veramente caduto molto in basso! Intanto i prossimi ripetitori sono avvisati di portarsi piastrina e bullone da avvitare, e per favore LASCIARE!  ndr
6 Gennaio 2012.
GALBIATE

Settore ORECCHIA: ATTENZIONE ad una enorme lama pericolante all'altezza dell'ottavo fix dell'ultimo tiro a destra (VIAGRA, 6b+).

Il Monte Cornizzolo è ancora sotto scacco.10 anni fa era stato respinto il progetto di aprire una nuova cava, grazie alla mobilitazione di un nutrito gruppo di volontari ed all'incredibile coinvolgimento della popolazione, culminato con il mitico CORNIZZOLO DAY. Un bagno di folla salita a piedi lungo le pendici della montagna per dire NO all'ennesima aggressione ambientale. Ora ci stanno riprovando, e quindi riparte il tam-tam per radunare idealmente intorno al Cornizzolo migliaia di persone a sua difesa. Pubblichiamo volentieri il volantino del Coordinamento Conizzolo , al quale va la nostra profonda gratitudine di cittadini e, nel nostro caso, anche di alpinisti, per essersi efficacemente (ri)attivato su questo problema. Da parte nostra, vogliamo dare un piccolo contributo alla causa attraverso Il nostro sito, visitato giornalmente da ogni tipo di amante della montagna. E' a loro che rivolgiamo l'appello di seguire con attenzione la vicenda, anche attraverso il sito del Coordinamento Cornizzolo. Oggi tocca (ancora) al Cornizzolo; domani chissà!  PC/PV
 

Di seguito, infine, alcune considerazioni personali di Pietro Corti.

Che bella la consapevolezza di vivere in un territorio famoso per la sua bellezza e per l’equilibrio tra un ambiente superbo e l’opera dell’uomo. Poi, pian piano, si insinua il dubbio che questa simbiosi non sia proprio così felice come ce la descriveva il Manzoni qualche tempo fa, sintetizzando l’amore per la propria terra nello struggente Addio Monti.

In realtà l’addio ai monti, o almeno ad una consistente parte di essi, i lecchesi lo stanno già dando da tempo… forse senza neanche angustiarsi più di tanto. Tale è l’armonia della natura che ci circonda, alla  quale siamo abituati da generazioni, che a quanto pare pensiamo di poterci permettere di perdere lungo la strada dei pezzi non particolarmente pregiati, dissipando un patrimonio che, però, non è nostro………..

Una parte di questi monti, infatti, si è polverizzata nelle cave che circondano la città:
-Moregallo: una nuova, enorme ferita, si sta lentamente allargando proprio in questi mesi poco più a Nord della devastazione sopra la vecchia raffineria.
-Magnodeno: vista dall’alto, nei pressi della vetta, la gigantesca cava sembra il regno di Mordor de Il Signore degli Anelli.
-Monte Barro Est: la verticale parete di terra e sassi fa bella mostra di se sopra il Ponte Vecchio.
-Monte Barro Sud-Ovest: un evidente esempio di come, per riqualificare una cava, bastino dei riporti di terra, la piantumazione di qualche centinaio di alberelli, ed alcune decine di secoli affinchè l’erosione spiani definitivamente il monte Barro. Allora sì che non si vedrà più niente; basta avere pazienza.
-Lecco-Maggianico, sulla direttiva per Bergamo: nel buco della cava ci hanno addirittura costruito dentro.
E poi, naturalmente, la Regina delle Cave: LA Cava, visibile sul versante Sud del Cornizzolo da chilometri di distanza grazie al potente impatto visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare, come hanno dimostrato sia il vano tentativo di inerbire le cenge, sia l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto scurire la roccia.
A queste ferite siamo ormai abituati, e, che lo si voglia o meno, anche loro fanno parte del paesaggio. Non è una consolazione, ma ormai “è fatta”.

E invece no: non è finita… Si parla infatti dell’apertura di un nuovo fronte di scavi sempre sul Conizzolo, sopra la prima cava, nel punto in cui la curva del costone cambia pendenza e, dopo il ripido scivolo del cono sommitale, si adagia in ampi pascoli a circa 1000 metri di quota. Ancora più visibile, ancora più violenta. Chissà che lo scempio annunciato non sveglierà il Drago di San Pietro al Monte.
Come cittadino, ma soprattutto come arrampicatore, sci alpinista ed escursionista, mi ribello a vedere la mia terra continuamente massacrata, cementificata, sbudellata. Perché ancora il Cornizzolo? Tanto varrebbe, finito il lavoro lassù, andare a minare la base del Sigaro, del Fungo, del Cinquantenario e di tutti gli altri celebrati “paracarri” della Grignetta, tanto cari a noi lecchesi, per ottenere velocemente ottima materia prima per garages e condomini di lusso. C’è il fastidio di dover tirar fuori tutti i chiodi prima di tritarla, ma non è poi un grosso problema. A quanto pare il “semplice” valore della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio non basta più per difenderci, e passerà sempre in secondo piano di fronte a qualsiasi altra istanza. Ma per me l’ambiente, come la salute, non è un valore contrattabilie

La notte di Natale scendevo da Morterone verso Lecco: nel cielo terso la pianura scintillava di milioni di lampadine e lampioni… Alcune misteriose masse nere emergevano dal mare luccicante: il Monte Barro, il lago, i Corni di Canzo, il Cornizzolo… Più in là, a destra, la Grignetta rischiarata dalla luna. Ma, si sa, il buio nasconde le brutture.
Quindi: NO, non posso accettare ulteriori distruzioni, e, da alpinista, voglio difendere le mie montagne almeno con questa manciata di parole scritte con rabbia.

Gennaio 2012
Pietro Corti



 3 Gennaio 2012.
Falesia delle TORRETTE: Diego Lombardi ci segnala che alla base del tiro RESEGAUSCH nel settore CUORE ALPINO si sono mossi alcuni grossi blocchi, ATTENZIONE!

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