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Una
bacheca per tutte le
news della verticale nel circondario lecchese: nuove falesie, nuove
vie, tiri liberati, aggiornamenti alle topos, manifestazioni,
pubblicazioni etc...
Accedete
gratis alle topos di LARIOCLIMB dal vostro
SMARTPHONE
con
l'applicazione free Adobe Reader anche alle versioni PDF.
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Il
Coordinamento Cornizzolo ricorda che le manifestazioni che non si sono
tenute durante il Cornizzolo Day , verranno proposte Venerdì 1 Giugno a
Civate in Piazza Antichi Padri . Al momento il programma e’ il
seguente : La serata avrà inizio alle 20.30 con lo spettacolo
delle gocce e successivo concerto dei Sulutumana. A metà concerto ci
sarà la premiazione delle opere dei ragazzi che saranno esposte in
piazza e che saranno valutate da apposita Giuria.
Manifestazione in difesa del Cornizzolo, vedi la LOCANDINA
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 Alterniamo la pubblicazione di falesie che vanno ad aggiungersi al menù di Larioclimb (tipo la recente news dei Corni di Canzo; a breve altre!) con l'aggiornamento delle topos già uscite. Quindi ecco qui la relazione del Grifone allo Zucco dell'Angelone in Valsassina: tiri liberati, alcuni tiri rettificati ecc...
Riteniamo
infatti che la comunicazione attraverso Internet abbia senso se i
contenuti vengono costantemente aggiornati, altrimenti tanto vale
aspettare la prossima guida cartacea, che comunque (purtroppo è un
limite di questi strumenti), comincia ad invecchiare già la settimana
successiva alla sua pubblicazione!
Grazie come
sempre a Pietro Buzzoni per le preziose informazioni e per il suo
continuo "presido" di questa falesia, con le utilissime opere di
manutenzione e pulizia.
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 Segnaliamo
la recente chiodatura di due nuovi simpatici settori di arrampicata in
zona Pradello - Sponda Orientale del Lago di Lecco, da parte di Gianni
Ronchi e Flavio De Stefani che ringraziamo come al solito per il loro
grande impegno; Gianni in particolare per le informazioni. Nei prossimi
giorni svilupperemo la "topos", nel frattempo queste indicazioni
saranno sufficienti per iniziare a conoscere questa falesia, prima che
arrivi il gran caldo. La fotografia serve solo per individuare i
settori. Il posto è nuovo, quindi come sempre in questi casi va posta
la massima attenzione ad eventuali appigli
mobili, ed ai residui della ripulitura. Inoltre, come per tutte le
falesie di questa zona, sovrastate dalla gigantesca parete del San
Martino, consigliamo di stare alla larga dopo piogge intense, come pure
nelle giornate di forte vento.
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Essendo stato
individuato il sito di cova del Falco Pellegrino, il Responsabile della
Riserva ha disposto l'interdizione delle arrampicate per il solo
settore a dx della cascata (via Leoni, via Poiana, via dei Quarantenni,
via Amazonia) sino al 30 giugno. In sostanza quindi si può scalare alla
falesia del Tramonto, e sulle seguenti vie del Buco del Piombo:
Scarabelli, Diretta, Braccia di Piombo,Giurassica ,Mario Imperial. Per
il resto, valgono le regole generali sotto elencate. |
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Riportiamo
gli avvisi di divieto periodico alla scalata nella zona del BUCO DEL
PIOMBO e FALESIA DEL TRAMONTO, diramati dalla gestione della RISERVA
NATURALE. Ringraziamo Saverio De Toffol per la segnalazione e
ricordiamo che i controlli sono, giustamente, frequenti e rigorosi. Nel
frattempo ci viene da pensare che se, come cittadini, ci sentiamo
tutelati da una così attenta difesa dell'ambiente naturale (pur dovendo
rinunciare, per un certo periodo, a poter frequentare le belle falesie
di questa valle), non riusciamo invece ad accettare che, a pochi
chilometri di distanza, ci si debba periodicamente mobilitare contro il
progetto di devastare definitivamente il monte Cornizzolo, aprendo
un'enorme fronte di scavo a 1.000 metri di quota in un ambiente
meraviglioso (tra l'altro, a poche centinaia di metri di distanza
dall'abbazia di San Pietro al Monte). Ricordiamo quindi a tutti gli
appassionati di montagna che frequentano i monti lecchesi di seguire
con attenzione le vicende legate a questa pericolosissima (e
tristissima) vicenda! ndr
- Dal 1 di marzo di ogni anno è stato
introdotto, a tutela del sito di cova del falco pellegrino, il divieto
di arrampicata sia su tutta la falesia del Buco del Piombo che sulla
contigua Falesia del Tramonto; il divieto generale viene a decadere
solo dopo che venga ritrovato il sito di nidificazione del Falco
pellegrino, quando cioè il diivieto si va restringendo alla sezione di
parete interessata alla riproduzione del rapace (vedi paragrafo 4.2.6
del Piano: Gestione delle attività ludico- sportive, ricreative
compatibili)
- L’apertura di nuove vie di arrampicata
sulla falesia del Buco del Piombo e su tutte le altre strutture della
valle è possibile solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione da parte
della Riserva Naturale (vedi punto 15 del paragrafo 4.1 del Piano
[Divieti e limiti delle attività antropiche]).
- Infine, nel caso in cui si ravvisasse la
necessità di assumere ulteriori provvedimenti a tutela di altre specie
selvatiche (uccelli o mammiferi che siano) l’Ente gestore può
“applicare ulteriori norme di interesse conservazionistico” (vedi
paragrafo 4.2.6 del Piano: Gestione delle attività ludico- sportive,
ricreative compatibili). Ad esempio, quest’anno, si è tardivamente
scoperta la nidificazione di allocco nella “fessura dell’Angelo”. In
questo caso, in attesa di provvedimenti specifici da parte della
Riserva Naturale, si è semplicemente apposto un cartello (sul 1° fixe
della stessa via) dove si chiede gentilmente ai fruitori della parete
di non salire la specifica via (richiesta che, ahimé, è spesso e
incomprensibilmente disattesa dai climbers)
Inoltre, e non ultimo, il problema del parcheggio presso la
località S. Salvatore (che peraltro è privato): per evitare ingorghi -
soprattutto nei giorni festivi - è auspicabile che gli scalatori
facciano uso del parcheggio in prossimità della più decentrata locanda
Cà Nova, risalendo successivamente all’Eremo lungo la bellissima
mulattiera (10 minuti circa).
Si raccomanda anche un comportamento idoneo alla bellezza del
sito, e cioè: limitazione degli schiamazzi, attenzione a non lasciare
rifiuti, ecc.
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Ringraziamo il forte scalatore Giacomo Rusconi per le precise
informazioni sugli itinerari sportivi ai Corni di Canzo, da lui
attrezzati in collaborazione con Fabrizio Pina. Abbiamo avuto modo
di ripeterne diversi, confermando la particolarità e l'eleganza
dello stile di arrampicata su questo bel calcare finemente scolpito,
ma spesso anche molto liscio. Bellissimo l'ambiente; l'avvicinamento
però è decisamente lungo, per i canoni del pigro climber godereccio,
comunque ci si può organizare con il servizio jeep dei gestori del
rifugio, quando "apre" la stagione. Complimenti a Mino e Fabrizio
per l'ottimo lavoro svolto con grande competenza. .
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IL CASO DELLE SCRITTE AD INTROBIO
Nella
primavera del 1974 Don Agostino Butturini, sacerdote ed educatore al
Collegio Alessandro Volta di Lecco, propone ad alcuni ragazzi di
seconda e terza media di partecipare al Corso di Alpinismo "Attilio
Piacco" del C.A.I. di Valmadrera. L'esperienza si rivela positiva, e le
prime arrampicate piacciono a tal punto che molti di loro (tra cui il
sottoscritto, che allora aveva 12 anni) vogliono andare avanti. Don
Agostino intuisce così che l'arrampicata può essere un valido strumento
di crescita per ragazzi di quell'età; il fatto poi di essere a Lecco,
una delle capitali dell'alpinismo italiano, fa il resto.
Nel 1975 nasce il Gruppo Condor, ispirato al grande rapace andino
sinonimo di libertà, grandi spazi, montagne, e l’arrampicata
costituisce l'attività principale del Gruppo. Ovviamente, il livello
delle “imprese” domenicali viene proporzionato alla giovanissima età
dei protagonisti; non esistevano le falesie attrezzate, ne tantomeno i
fix of i resinati.
Dopo un primo periodo passato a ripetere le divertenti vie classiche
della Grigna Meridionale, “il Don” comincia ad esplorare alcune
strutture rocciose in Valsassina, appena a Nord di Lecco, dove apre a
suon di chiodi, sempre dal basso e con i ragazzi come compagni di
cordata, un gran numero di vie nuove. Questi itinerari sono brevi,
due/tre lunghezze di corda, ma di buon livello tecnico, tanto che già
dopo pochissimi anni, si potevano trovare sulle vie più impegantive
della Medale e della Grignetta, cordate autonome di quindici/sedicenni
che si erano fatti le ossa proprio sulle verticali pareti del Sasso di
Introbio e della Pala.
Dal canto suo Don Agostino non fa solo da accompagnatore ai piccoli
Condor, ma, essendo dotato di un ottimo stile di arrampicata, ripete da
primo di cordata alcune belle salite in Dolomiti e nel
Masinom-Bregaglia. Citandone alcune: la Cassin alla Cima Ovest di
Lavaredo, la Steger al Catinaccio, lo Spigolo Vinci al Cengalo.
Questo per inquadrare a grandissime linee l’argomento…. Non molto
tempo fa infatti è uscita sul web una polemica intorno ad alcune grandi
scritte colorate, presenti alla base di molte vie del Sasso di Introbio
e dei settori vicini. Riporto quindi di seguito una riflessione dello
scopritore (30 anni fa) ed attualissimo frequentatore di questa
falesia: Don Agostino in persona, per l’appunto.
Pietro Corti, Aprile 2012
UNA STORIA PICCOLA, MA CON UN PO’ DI FASCINO.…
Giorni fa mi telefona il Pietro (“Condor” di vecchia data) per dirmi,
con la sua velata diplomazia per addolcire la pillola, che qualcuno è
sconcertato (eufemismo) per le vistose scritte alla Pala Condor di
Introbio.
E’ un po’ che non la frequento, perché nei pochi sabati a disposizione
durante l’inverno, incoraggiato da un amico Guida Alpina e dal suo
simpatico clan, mi sono dedicato a rivisitare, con un po’ di nostalgia,
le vecchie vie Baiedo e Sperone alla Rocca, la struttura di fronte al
Sasso di Introbio.
A proposito…. Queste vie ora sono percorribili perché riattrezzate a
fix (Enzo Nogara) e ripulite (da me). Gli ultimi ripetitori, già
parecchi, manifestano soddisfazione…
Tornando alla vicenda: incuriosito, sono tornato alla Pala Condor ed ho
capito. Forse per farmi piacere (?) alcuni ragazzi hanno calcato la
mano ed hanno “rinfrescato” con colori appariscenti alcune scritte,
peraltro già presenti, molte delle quali (lo confesso) da ne realizzate
con i ragazzi di allora negli anni ’80.
A questo punto, ecco la piccola storia: quando arrivammo, in un periodo
a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80, c’erano rovi a volontà, erba e zone
friabili sulle rocce, il tutto condito dall’incolpevole lezzo di un
allevamento di maiali lì nei pressi.
Ci siamo calati infinite volte per ripulire, sistemare, “abbellire” le
nostre viette aperte rigorosamente dal basso (allora si usava così…).
L’unica nota un po’ allegra e colorata erano le scritte alla base, che
indicavano ai futuri ripetitori il nome dell’itinerario appena
terminato. In parte, queste scritte erano anche frutto di orgoglio: per
quei giovani scalatori, i 20-30 metri di parete vergine salita dal
basso, erano… l’Everest. Ragazzini, appunto! Non erano del tutto
giustificabili, col senno di poi; ma tant’è… così è stato.
Poi sono arrivati i fix, i resinati, e alcune vie nuove “calate
dall’alto”. Il giocattolo è finito in altre mani. Ci è sembrato giusto,
la roccia è di tutti. E’ rimasto però un retrogusto di nostalgia ed un
po’ di rimpianto per i miei vecchi chiodi, solo parzialmente restituiti
(sto scherzando).
Ora tutta la zona è diventata una rinomata falesia e, dopo un inizio
folgorante ed un successivo periodo di stasi, il flusso dei
frequentatori ha ripreso vigore; le scritte perciò vengono maggiormente
notate.
Quindi, se dovessero rappresentare una offesa al “comune senso del
pudore” ambientale ed arrampicatorio (senza ironia) mi riprometto di
farne perdere le tracce, o di ridurne l’impatto.
Forse però, senza minimizzare il fatto in questione, i veri problemi
sono altri e per quelli vale la pena darsi da fare. Sarà il caso di
lasciare perdere cattedra e penna per riprendere quello che sappiamo
fare meglio (e tantissimi molto meglio di me): continuare cioè ad
arrampicare e gustare, magari insieme, il ruvido contatto con la
pietra. Siccome infine, nonostante gli anni, non sono ancora fuori di
testa, e qualcosa mi è rimasto nei piedi e nelle mani, mi piacerebbe
avere solo amici con cui continuare a condividere questa passione, e
lasciare questa terra (più tardi possibile) in pace.
Fatemi sapere…. Con gentilezza.
Don Agostino
P.S.
1) Molte scritte non sono nostre; forse ha giocato l’imitazione .
2) Condivido l’opinione che nei siti di arrampicata ci sia la massima
serietà in termini di sicurezza; ciò nonostante, senza scadere nella
logica da Luna Park, non fa male qualche concessione allo spirito
goliardico. In fondo la falesia, oltre ad essere un ambiente da
prestazione sportiva, è anche un luogo di aggregazione, lontano
dall’agonismo esasperato.
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Daniele
ci segnala che al Settore Canyon di Paderno d'Adda gli ultimi due tiri
sulla sinistra, non presenti sulle guide ma indicati in loco con il
grado di 6a alla base, sono diventati estrememente pericolosi per via
della roccia particolarmente friabile. ATTENZIONE a chi scala e anche a chi sta sotto!
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CSiamo
in partenza per una trasferta sci-alpinistica in Armenia, torneremo
online l'11 di Aprile, se mandate commenti/materiali alla BACHECA
portate qualche giorno di pazienza! PV
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Ci
è giunta segnalazione che al parcheggio davanti alla falesia di
Valbrona sono state tagliate delle gomme di alcune auto degli
arrampicatori! Non conosciamo i motivi del gesto, ma forse è
consigliabile parcheggiare più in basso al paese e camminare 20 minuti
per raggiungere la falesia!
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DA UNA CHIACCHERATA CON DELFINO FORMENTI
Una
premessa personale. Ho conosciuto Delfino Formenti verso la fine degli
gli anni ’70, io poco più che adolescente, durante il periodo di
passaggio dall’alpinismo classico (e dall’arrampicata con staffe e
scarponi) al free climbing ed all’arrampicata sportiva. Ero sotto al
Sasso di Introbio, pronto per salire una delle vie da poco aperte dal
Don Agostino di Lecco. Arriva un ragazzotto poco più grande di me, con
capelli fino alle spalle, scarpette leggere, sacchetto del magnesio e
(non ci crederete) un registratore Philips appeso all’imbrago…. L’unica
cosa che non ricordo era la musica che accompagnava la sua performance.…
Il Delfo ha chiodato per più di 25 anni, attrezzando 8 falesie note e
frequentate, altri posti meno conosciuti (le pareti della Melgone, per
esempio, o la Pala del Cammello) più qualche via tra Antimedale, Pizzo
d’Erna e Bastionata Sud del Resegone; tutto nei dintorni di Lecco. Non
è stato certo l’unico chiodatore della zona, ma è quello che ha
resistito di più, con ancora una gran voglia di trapanare. Per nostra
fortuna.
Ospitiamo quindi volentieri queste riflessioni di Delfino, che ad un
certo punto della sua carriera, di fronte all’accumularsi di certe
situazioni, ha invertito l’interruttore... E al posto di “mettere” si è
messo a togliere.
Tu sporchi? Non hai rispetto? Te ne freghi di chi ha chiodato? E io smantello….
Personalmente, non capisco l’insofferenza che a volte emerge
verso questi chiodatori, quasi desse fastidio che ci sia in giro gente
a cui dobbiamo qualcosa. La questione più urgente però, a mio parere, è
quella dell’approccio culturale alle falesie: lo testimoniano la
spazzatura alla base di molte pareti, le prese mai spazzolate o,
peggio, segnate in modo ossessivo, il chiasso inutile (cellulari
compresi) , gli itinerari “occupati” per ore e ore.
Senza voler fare il sociologo, non è difficile capire che queste
situazioni sono figlie dell’abitudine al consumo più ottuso:
pago-pretendo. Solo che qui manca la prima parte, ma a questa gente
importa poco.
Pietro Corti
P.S. Il 7
marzo 2012 è uscito un bell’articolo sulla Provincia di Lecco a firma
Giorgio Spreafico, che consigliamo vivamente di leggere. Gli argomenti
sono, in parte, gli stessi di quanto pubblichiamo di seguito.
D’altronde ci stavamo già lavorando….
PP.SS. recentemente
è sorta una discussione intorno a certe scritte al settore Pala Condor
della falesia del Sasso di Introbio in Valsassina (LC). Visto che
l’argomento che stiamo trattando è anche quello ambientale, devo dire
che non le apprezzo, ed auspico vivamente che la vena artistica degli
autori si possa esprimere in futuro in altri contesti. Queste scritte
fanno parte tuttavia della particolarissima storia di questa falesia,
che, parere personale, rappresenta un valore assolutamente superiore a
qualsiasi fastidio ottico.
Lo stato delle falesie, il pensiero di Delfino
Ho tolto qualche decina di piastrine al Lariosauro ed alla Discoteca
(due delle falesie lecchesi più frequentate, da me attrezzate) per far
capire con un esempio pratico che gli itinerari di falesia sono un
patrimonio a disposizione di tutti, costruito però con grande fatica e
spesa, e che se agli scalatori non interessa tutelarlo, allora tanto
vale smontarlo.
Non mi sono mai piaciute le chiacchere, e quindi, visto che da un po’
di tempo a questa parte tocca tornare sempre su certi argomenti,
ho smantellato quelle vie per spiegare meglio il concetto; mai come in
questi ultimi anni infatti ho visto tanta incuria e maleducazione in
falesia. Non tutti gli scalatori sono così, tuttavia i comportamenti
incivili di una minoranza stanno causando un danno per tutti.
Avrei preferito raccontare di qualche falesia nuova; comunque non sono
stato del tutto con le mani in mano, e nel corso di questo inverno ho
fatto manutenzione alla falesia della Corna Rossa a Valmadrera,
sistemando tutte le soste. A breve la revisione delle piastrine e dei
dadi lungo i tiri, grazie anche all’aiuto concreto degli amici della
Scuola Attilio Piacco del C.A.I. Valmadrera.
Davvero non capisco: sembrerebbe normale considerare le falesie un
bene comune, dove tutti coloro che le frequentano si adoperano
per proteggerle dal degrado. Invece spesso si assiste al fenomeno
contrario. La sporcizia alla base delle pareti, le piccole
infrastrutture (gradini ecc…) lasciate andare, gli appigli segnati e
pieni di magnesio mai spazzolato, eccetera, sono un segnale allarmante
di maleducazione diffusa. Per non parlare di altri “oggetti abbandonati
“ ancor meno gradevoli, oppure di resti di falò che denotano una totale
mancanza di attenzione e di prudenza. In inverni secchi come quelli a
cui assistiamo, non ci vuole niente a far partire un incendio
devastante per questi comportamenti da irresponsabili. Tanta fatica per
attrezzare e pulire a favore di certa gente? Non ne vale la pena.
Come vedono, gli scalatori di oggi, il futuro dei siti di arrampicata
quando i chiodatori originali andranno “in pensione”? Molti
evidentemente non si pongono nemmeno il problema: ci sarà chi
provvederà. A costoro dico di non contarci troppo: se fino ad oggi a
pochi è fregato qualcosa sostenere i chiodatori, non vedo perché le
cose debbano cambiare in futuro. Non ci saranno molte alternative,
comunque: o sarà compito delle guide alpine, pagate da qualche ente od
associazione, oppure alcuni volonterosi prenderanno in mano il
testimone lasciatogli da altri ed andranno avanti…. Tenendo presente
però che richiodare una falesia è compito molto difficile e delicato,
dove è meglio che ci mette mano sappia quello che sta facendo.
Ci sono già esempi dove, in mancanza di manutenzione e conseguente calo
di visite, si vede che la falesia degrada velocemente. Infatti, se
l’effetto di una frequentazione incivile è devastante, anche
l’abbandono, alla lunga, provoca danni evidenti: erbacce e sassi
mobili, protezioni arrugginite, eccetera. Comunque, nessun problema: si
cambierà falesia; ce n’è in giro un sacco.
Quali sono i problemi o le urgenze principali che riscontro?
-La manutenzione dell’attrezzatura in parete: prima o poi le intemperie
od altri fattori, come lo sfregamento tra moschettone e piastrina, per
esempio, colpiscono il metallo togliendo la zincatura ed esponendo il
materiale all’ossidazione. Quindi periodicamente andrebbero sostituiti
i dadi dei fix, le piastrine, le catene ecc…, come pure i moschettoni
di calata che dopo qualche anno mostrano evidenti solchi da consunzione.
-La manutenzione alla base: i piccoli terrapieni ed i terrazzamenti col
tempo si erodono e crollano, mentre i legni usati per il contenimento
marciscono. Una maggiore cura da parte dei frequentatori aumenta la
durata di queste opere, che comunque vanno sistemate o ripristinate. Lo
stesso vale per eventuali panchine, steccionate ecc… che rendono più
comoda la vita del climber.
-La pulizia sia sotto la falesia che in parete: non ci sono solo le
prese sporche di magnesio (ma perché gli scalatori non si portano lo
spazzolino????); ora si son messi anche gli odiosi bolli, strisce e
quant’altro (a quando le seguenze numerate mano/piede –
destra/sinistra?) per segnare appigli ed appoggi. Chi proprio non ne
può fare a meno, nemmeno sul 5b/c, almeno li pulisca completamente una
volta che abbandona il tiro.
-Le bricolature di appigli ed appoggi, non solo su certi tiri nuovi, ma
addirittura su itinerari storici. In quest’ultimo caso andiamo oltre il
confine della mancanza di rispetto verso la roccia, passando
decisamente in una sorta di “delinquenza” verticale.
Dopo tanti anni di chiodature, la mia preoccupazione principale è che
molto di quello che ho fatto vada a perdersi per incuria e
disattenzione. Inoltre faccio sempre più fatica a sopportare certi
comportamenti maleducati, che, oltre a non rispettare l’ambiente, non
tengono più neanche conto della presenza di altri scalatori: il
chiasso, i cellulari che squillano, i tiri occupati per ore. Devo dire
che il quadro è desolante. La crescita della frequentazione ha
determinato infatti un proporzionale aumento di persone incivili che
farebbero meglio a starsene a casa propria. Inoltre, nonostante
l’arrampicata sportiva in falesia sia diventata negli anni un fenomeno
di massa, di cui molte aziende e negozi beneficiano economicamente, la
fatica per reperire il materiale è addirittura aumentata.
Mi sorprende quindi che, nonostante tra tutte le persone che scalano
nelle falesie lecchesi ci sia anche chi appartiene ai gruppi
alpinistici ed ai C.A.I. locali, queste stesse associazioni non si
siano mai attivate su questi problemi, salvo poi portare i corsi di
arrampicata proprio su queste stesse strutture. Poche eccezioni, che mi
fanno molto piacere: una targa di riconoscimento che mi è stata data
nel 2010 dall’U.O.E.I. Unione Operaia Escursionisti Italiani - sezione
di Lecco e gruppo Gamma Lecco, il già citato aiuto da parte della
Scuola del C.A.I. Valmadrera, ed il sostegno degli amici di Larioclimb.
In passato, il contributo continuativo, durato diversi anni,
dell’azienda C.A.L. di Malgrate grazie ad Angelo Riva e Pietro Corti, e
poi di Carlo Paglioli di Climbing Technology di Cisano Bergamasco.
Forse il nostro ambiente è ancora troppo legato alla sua storia
alpinistica, fatta di grandi imprese e personaggi mitici che
hanno portato il nome della città in tutto il mondo, e ancora considera
l’arrampicata sportiva un’attività minore, se non una strana pratica da
Luna Park. Nonostante abbia formato importanti scalatori, ed abbia
completato il vastissimo patrimonio di itinerari alpinistici ed
escursionistici delle nostre montagne con migliaia di tiri sportivi,
che attirano decine di migliaia di persone ogni anno.
Da un territorio con una tradizione di questo livello, legata alla
montagna ed all’arrampicata, mi aspetterei quindi alcune cose: che chi
ha voglia e capacità di chiodare venga in qualche modo aiutato a
procurarsi il materiale necessario. Questo vale sia per i “veterani”
(che ancora devono fare un sacco di fatica) che per i giovani
scalatori: ce ne sono in giro alcuni davvero fortissimi, che però
cercano di migliorare continuamente le proprie performances personali
su tiri chiodati da altri, senza darsi da fare per scoprire qualcosa in
prima persona. Men che meno si trova gente nuova disposta a creare
nuove falesie alla portata di tutti. Forse, uno stimolo potrebbe venire
quindi da una maggiore attenzione del territorio verso l’attività di
chiodatura, ed un aiuto concreto per gratificare chi se ne occupa.
Le nuove possibilità non mancano; ci sono ancora numerose strutture nel
lecchese, alcune anche comode ed evidenti, che aspettano di essere
chiodare. Manca “solo” la voglia di darsi da fare; tant’è che nel
nostro territorio i posti nuovi vengono da un numero molto ristretto di
personaggi, ormai non più giovanissimi…
Mi aspetterei poi che gli scalatori, soprattutto i più giovani, abbiano
la consapevolezza di quanta fatica e spesa sia necessaria per mettere
insieme una falesia, e finisca una buona volta la mentalità che tutto
sia dovuto, sentendosi liberi di criticare a ruota libera il lavoro
altrui. Per fortuna ho la soddisfazione di vedere che c’è un sacco di
gente che apprezza: basta vedere l’affollamento nei fine settimana
nelle mie falesie…..
Delfino Fromenti, Marzo 2012
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Sconti fino al 50% su tantisimi articoli: corde, rinvii, scarponi scialp, sci, etc.
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Dopo
aver liberato martedì UN DONO D'ALI L1+L2, sabato é stato il turno di
SI, YES, OUI, DA;
Grado proposto per entrambi 8b+ (da confermare/smentire)
UN DONO D'ALI L1+L2 , 8b+?
Bellissima e lunga via che concatena le due lunghezze con una sezione
molto estetica e continua su prua strapiombante e finale su muro grigio
a tacche.
SI, YES, OUI, DA, 8b+?
Partenza dalla sosta di NO, NO, NO; fisica su grosse prese che
conducono ad una corta ma intensissima (per mé) sequenza
spallata+rovescio,...finale in comune con UN DONO D'ALI; magari c'é un
sistema più semplice,..magari nò!
Per entrambe occhio alla lunhezza della corda in calata!
Ora per le conferme non resta che aspettare le ripetizioni e sopratutto
Ondra o qualche altro mutante per liberare il grande SPECCHIO;
centrale... Ciao . Nicola Vonarburg
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AMAZZONIA
RAIDERS (l’errore grammaticale nel nome è voluto!) è la nuova
via di Lorenzo Barolo, B. Ermes con l’aiuto di Davide Rezzonico, aperta
nel2011.
100m – 3L 7c+ (6c obb.) RP Luca Schiera.
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Il negozio SHERPA
organizza Orizzonti Verticali, un
ciclo di tre serate dedicate alle grandi Montagne
- I ragazzi de LaCutrettola, sui giganti
della Cordillera Boliviana - Venerdì 9 Marzo
- Fabio Valseschini lungo la Via Cassin al
Mc Kinley - Venerdì 23 Marzo
- Franco Nicolini lungo la sua impresa del
concatenamento delle Alpi - Venerdì 30 Marzo
Ingresso libero presso il Cine Teatro Pio XII - Via Parrocchia 39 -
Ronco Briantino (MB).
Durante le serate saranno raccolti fondi destinati al progetto
insegnanti per Nepal by Roby Piantoni.
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13 Febbraio 2012.

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Stiamo tornando! In questo lungo periodo
di inattività a
causa di impegni privati, professionali e infortuni vari siamo stati
costretti a stare lontani dai blocchi con una conseguente
inattività anche sul web. Ringrazio tutti coloro che nel
frattempo mi hanno scritto o telefonato in cerca di informazioni e
tutti coloro che hanno frequentato le zone boulder aiutando così
a mantenere puliti i massi. Mi scuso se eventualmente qualcuno mi ha
scritto per richiedere info o comunicare nuovi blocchi e non ha
ricevuto risposta, ricontattatemi e avrete una sicura risposta. Stiamo
tornando in attività ed è facile intuire che nei prossimi
mesi ci saranno aggiornamenti e novità. A presto Paolo e Luigi.
I lavori di esplorazione,
valorizzazione e catalogazione continuano. Ogni tipo di
informazione o aiuto per aumentare le aree bloc lariane sono sempre ben
accette.
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clicca la foto
per aprire la relazione
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29 Gennaio 2012.
ARRAMPICARE INTORNO AL LARIO
la nuova guida online-free delle falesie e vie nel lecchese!
FALESIA DEL TRAMONTO
Un aggiornamento a
questa bella falesia del Triangolo Lariano, recentemente ampliata anche
grazie al contributo in fix di LARIOCLIMB.
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8 Gennaio
2012.
Oggi sono andato
a
ripetere la via ZANETTI 2000 in Medale e
con nostra sorpresa ci siamo dovuti calare all'ultimo tiro in quanto
sul passo chiave di 7a+ in strapiombo qualcuno ha ben pensato di
togliere la piastrina dello spit rendendo molto pericoloso se non
addirittura infattibile il passaggio. La protezione precedente
è
parecchio sotto e su diedrino appoggiato! Con certezza sappiamo che lo
scorso anno era tutto in ordine in quanto era stata ripetuta dai nostri
amici Stefano e Michele. Sono dei gesti intenzionali e ingiustificati
ai quali non riesco proprio a trovare una spiegazione!
Giorgio De Capitani
Vogliamo
pensare
e
sperare che il bullone dello spit si sia allentato con il tempo,
qualche volta succede, altrimenti il "nostro ambiente" sarebbe
veramente caduto molto in basso! Intanto i prossimi ripetitori sono
avvisati di portarsi piastrina e bullone da avvitare, e per favore
LASCIARE! ndr
6 Gennaio 2012.
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GALBIATE
Settore
ORECCHIA: ATTENZIONE ad una enorme lama pericolante all'altezza
dell'ottavo fix dell'ultimo tiro a destra (VIAGRA, 6b+). |
Il Monte Cornizzolo è ancora sotto scacco.10 anni
fa era stato
respinto il progetto di aprire una nuova cava, grazie alla
mobilitazione di un nutrito gruppo di volontari ed all'incredibile
coinvolgimento della popolazione, culminato con il mitico CORNIZZOLO
DAY. Un bagno di folla salita a piedi lungo le pendici della montagna
per dire NO all'ennesima aggressione ambientale. Ora ci stanno
riprovando, e quindi riparte il tam-tam per radunare idealmente intorno
al Cornizzolo migliaia di persone a sua difesa. Pubblichiamo volentieri
il volantino
del Coordinamento Conizzolo
, al quale va la nostra profonda gratitudine di cittadini e, nel nostro
caso, anche di alpinisti, per essersi efficacemente (ri)attivato su
questo problema. Da parte nostra, vogliamo dare un piccolo contributo
alla causa attraverso Il nostro sito, visitato giornalmente da ogni
tipo di amante della montagna. E' a loro che rivolgiamo l'appello di
seguire con attenzione la vicenda, anche attraverso il sito del
Coordinamento
Cornizzolo.
Oggi tocca (ancora) al Cornizzolo; domani
chissà! PC/PV
Di seguito, infine, alcune considerazioni personali di Pietro Corti.
Che bella la
consapevolezza di vivere in un territorio famoso per la sua bellezza e
per l’equilibrio tra un ambiente superbo e l’opera
dell’uomo. Poi, pian
piano, si insinua il dubbio che questa simbiosi non sia proprio
così
felice come ce la descriveva il Manzoni qualche tempo fa, sintetizzando
l’amore per la propria terra nello struggente Addio Monti.
In realtà
l’addio ai monti, o almeno ad una consistente parte di essi, i
lecchesi
lo stanno già dando da tempo… forse senza neanche
angustiarsi più di
tanto. Tale è l’armonia della natura che ci circonda,
alla quale
siamo abituati da generazioni, che a quanto pare pensiamo di poterci
permettere di perdere lungo la strada dei pezzi non particolarmente
pregiati, dissipando un patrimonio che, però, non è
nostro………..
Una parte di questi monti, infatti, si è polverizzata nelle cave
che circondano la città:
-Moregallo: una
nuova, enorme ferita, si sta lentamente allargando proprio in questi
mesi poco più a Nord della devastazione sopra la vecchia
raffineria.
-Magnodeno:
vista dall’alto, nei pressi della vetta, la gigantesca cava
sembra il regno di Mordor de Il Signore degli Anelli.
-Monte Barro
Est: la verticale parete di terra e sassi fa bella mostra di se sopra
il Ponte Vecchio.
-Monte Barro
Sud-Ovest: un evidente esempio di come, per riqualificare una cava,
bastino dei riporti di terra, la piantumazione di qualche centinaio di
alberelli, ed alcune decine di secoli affinchè l’erosione
spiani
definitivamente il monte Barro. Allora sì che non si
vedrà più niente;
basta avere pazienza.
-Lecco-Maggianico,
sulla direttiva per Bergamo: nel buco della cava ci hanno addirittura
costruito dentro.
E poi,
naturalmente, la Regina delle Cave: LA Cava, visibile sul versante Sud
del Cornizzolo da chilometri di distanza grazie al potente impatto
visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare,
come hanno dimostrato sia il vano tentativo di inerbire le cenge, sia
l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe
dovuto
scurire la roccia.
A queste ferite
siamo ormai abituati, e, che lo si voglia o meno, anche loro fanno
parte del paesaggio. Non è una consolazione, ma ormai
“è fatta”.
E invece no: non
è finita… Si parla infatti dell’apertura di un
nuovo fronte di scavi
sempre sul Conizzolo, sopra la prima cava, nel punto in cui la curva
del costone cambia pendenza e, dopo il ripido scivolo del cono
sommitale, si adagia in ampi pascoli a circa 1000 metri di quota.
Ancora più visibile, ancora più violenta. Chissà
che lo scempio
annunciato non sveglierà il Drago di San Pietro al Monte.
Come cittadino,
ma soprattutto come arrampicatore, sci alpinista ed escursionista, mi
ribello a vedere la mia terra continuamente massacrata, cementificata,
sbudellata. Perché ancora il Cornizzolo? Tanto varrebbe, finito
il
lavoro lassù, andare a minare la base del Sigaro, del Fungo, del
Cinquantenario e di tutti gli altri celebrati “paracarri”
della
Grignetta, tanto cari a noi lecchesi, per ottenere velocemente ottima
materia prima per garages e condomini di lusso. C’è il
fastidio di
dover tirar fuori tutti i chiodi prima di tritarla, ma non è poi
un
grosso problema. A quanto pare il “semplice” valore della
salvaguardia
dell’ambiente e del paesaggio non basta più per
difenderci, e passerà
sempre in secondo piano di fronte a qualsiasi altra istanza. Ma per me
l’ambiente, come la salute, non è un valore contrattabilie
La notte di
Natale scendevo da Morterone verso Lecco: nel cielo terso la pianura
scintillava di milioni di lampadine e lampioni… Alcune
misteriose masse
nere emergevano dal mare luccicante: il Monte Barro, il lago, i Corni
di Canzo, il Cornizzolo… Più in là, a destra, la
Grignetta rischiarata
dalla luna. Ma, si sa, il buio nasconde le brutture.
Quindi: NO, non
posso accettare ulteriori distruzioni, e, da alpinista, voglio
difendere le mie montagne almeno con questa manciata di parole scritte
con rabbia.
Gennaio 2012
Pietro Corti
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3 Gennaio
2012.
Falesia delle TORRETTE:
Diego Lombardi ci segnala che
alla base
del tiro RESEGAUSCH nel settore CUORE ALPINO si sono mossi alcuni
grossi blocchi, ATTENZIONE!
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