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29 Gennaio 2012.
ARRAMPICARE
INTORNO AL
LARIO la nuova
guida online-free delle falesie e vie nel lecchese!
FALESIA DEL TRAMONTO Un
aggiornamento a questa bella falesia del Triangolo Lariano,
recentemente ampliata anche grazie al contributo in fix di LARIOCLIMB.
8 Gennaio 2012.
Oggi sono andato a ripetere la via ZANETTI 2000 in Medale
e con nostra sorpresa ci siamo dovuti calare all'ultimo tiro in quanto
sul passo chiave di 7a+ in strapiombo qualcuno ha ben pensato di
togliere la piastrina dello spit rendendo molto pericoloso se non
addirittura infattibile il passaggio. La protezione precedente è
parecchio sotto e su diedrino appoggiato! Con certezza sappiamo che lo
scorso anno era tutto in ordine in quanto era stata ripetuta dai nostri
amici Stefano e Michele. Sono dei gesti intenzionali e ingiustificati
ai quali non riesco proprio a trovare una spiegazione! Giorgio De Capitani.
Vogliamo pensare e
sperare che il bullone dello spit si sia allentato con il tempo,
qualche volta succede, altrimenti il "nostro ambiente" sarebbe
veramente caduto molto in basso! Intanto i prossimi ripetitori sono
avvisati di portarsi piastrina e bullone da avvitare, e per favore
LASCIARE!ndr
Il Monte Cornizzolo è ancora sotto scacco. 10 anni fa era stato respinto il progetto di aprire una nuova cava,
grazie alla mobilitazione di un nutrito gruppo di volontari ed
all'incredibile coinvolgimento della popolazione, culminato con il
mitico CORNIZZOLO DAY. Un bagno di folla salita a piedi lungo le
pendici della montagna per dire NO all'ennesima aggressione
ambientale. Ora ci stanno riprovando, e quindi riparte il tam-tam
per radunare idealmente intorno al Cornizzolo migliaia di persone a
sua difesa. Pubblichiamo volentieri il volantino delCoordinamento
Conizzolo, al quale va la nostra profonda gratitudine di
cittadini e, nel nostro caso, anche di alpinisti, per essersi
efficacemente (ri)attivato su questo problema. Da parte nostra,
vogliamo dare un piccolo contributo alla causa attraverso Il nostro
sito, visitato giornalmente da ogni tipo di amante della montagna.
E' a loro che rivolgiamo l'appello di seguire con attenzione la
vicenda, anche attraverso il sito del Coordinamento Cornizzolo.
Oggi tocca (ancora) al Cornizzolo; domani chissà! PC/PV
Di seguito, infine, alcune considerazioni personali di Pietro Corti.
Che bella la
consapevolezza di vivere in un territorio famoso per la sua bellezza e
per l’equilibrio tra un ambiente superbo e l’opera dell’uomo. Poi, pian
piano, si insinua il dubbio che questa simbiosi non sia proprio così
felice come ce la descriveva il Manzoni qualche tempo fa, sintetizzando
l’amore per la propria terra nello struggente Addio Monti.
In realtà
l’addio ai monti, o almeno ad una consistente parte di essi, i lecchesi
lo stanno già dando da tempo… forse senza neanche angustiarsi più di
tanto. Tale è l’armonia della natura che ci circonda, alla quale
siamo abituati da generazioni, che a quanto pare pensiamo di poterci
permettere di perdere lungo la strada dei pezzi non particolarmente
pregiati, dissipando un patrimonio che, però, non è nostro………..
Una parte di questi monti, infatti, si è polverizzata nelle cave che circondano la città: -Moregallo: una
nuova, enorme ferita, si sta lentamente allargando proprio in questi
mesi poco più a Nord della devastazione sopra la vecchia raffineria. -Magnodeno: vista dall’alto, nei pressi della vetta, la gigantesca cava sembra il regno di Mordor de Il Signore degli Anelli. -Monte Barro Est: la verticale parete di terra e sassi fa bella mostra di se sopra il Ponte Vecchio. -Monte Barro
Sud-Ovest: un evidente esempio di come, per riqualificare una cava,
bastino dei riporti di terra, la piantumazione di qualche centinaio di
alberelli, ed alcune decine di secoli affinchè l’erosione spiani
definitivamente il monte Barro. Allora sì che non si vedrà più niente;
basta avere pazienza. -Lecco-Maggianico, sulla direttiva per Bergamo: nel buco della cava ci hanno addirittura costruito dentro. E poi,
naturalmente, la Regina delle Cave: LA Cava, visibile sul versante Sud
del Cornizzolo da chilometri di distanza grazie al potente impatto
visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare,
come hanno dimostrato sia il vano tentativo di inerbire le cenge, sia
l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto
scurire la roccia. A queste ferite
siamo ormai abituati, e, che lo si voglia o meno, anche loro fanno
parte del paesaggio. Non è una consolazione, ma ormai “è fatta”.
E invece no: non
è finita… Si parla infatti dell’apertura di un nuovo fronte di scavi
sempre sul Conizzolo, sopra la prima cava, nel punto in cui la curva
del costone cambia pendenza e, dopo il ripido scivolo del cono
sommitale, si adagia in ampi pascoli a circa 1000 metri di quota.
Ancora più visibile, ancora più violenta. Chissà che lo scempio
annunciato non sveglierà il Drago di San Pietro al Monte. Come cittadino,
ma soprattutto come arrampicatore, sci alpinista ed escursionista, mi
ribello a vedere la mia terra continuamente massacrata, cementificata,
sbudellata. Perché ancora il Cornizzolo? Tanto varrebbe, finito il
lavoro lassù, andare a minare la base del Sigaro, del Fungo, del
Cinquantenario e di tutti gli altri celebrati “paracarri” della
Grignetta, tanto cari a noi lecchesi, per ottenere velocemente ottima
materia prima per garages e condomini di lusso. C’è il fastidio di
dover tirar fuori tutti i chiodi prima di tritarla, ma non è poi un
grosso problema. A quanto pare il “semplice” valore della salvaguardia
dell’ambiente e del paesaggio non basta più per difenderci, e passerà
sempre in secondo piano di fronte a qualsiasi altra istanza. Ma per me
l’ambiente, come la salute, non è un valore contrattabilie
La notte di
Natale scendevo da Morterone verso Lecco: nel cielo terso la pianura
scintillava di milioni di lampadine e lampioni… Alcune misteriose masse
nere emergevano dal mare luccicante: il Monte Barro, il lago, i Corni
di Canzo, il Cornizzolo… Più in là, a destra, la Grignetta rischiarata
dalla luna. Ma, si sa, il buio nasconde le brutture. Quindi: NO, non
posso accettare ulteriori distruzioni, e, da alpinista, voglio
difendere le mie montagne almeno con questa manciata di parole scritte
con rabbia.
Gennaio 2012 Pietro Corti
3 Gennaio 2012. Falesia delle TORRETTE: Diego Lombardi ci segnala che alla base del tiro RESEGAUSCH nel settore CUORE ALPINO si sono mossi alcuni grossi blocchi, ATTENZIONE! 26
Dicembre 2011.
Aggiornamento della topos di Gajum, in
occasione della salita RP di Simone Pedeferri del Link
Tritacarne+Boombastic: 8c
18 Dicembre 2011.
Pubblichiamo la topos aggiornata della falesia del Sasso di
Introbio, dove la banda Buzzoni ha chiodato,
pulito e liberato una decina di interessanti itinerari sulla PALA
CONDOR.
Grazie alla esposizione al sole è abbastanza buona per l'inverno, anche
se in certe gionate fa comunque freddino. Come sempre, grazie a
Pietro!
Simone Pedeferri
libera il concatenamento tra TRITACARNE
e BOMBASTIC. Grado proposto 8C.
Nel frattempo si aggiudica, in pochi giri, la quarta ripetizione
assoluta di PICCOLO PRINCIPE (8B+
severo) dopo Alippi, Brenna e Passini. Marco Vago.
Segnaliamo a questo link
le motivazioni, pubblicate da Delfino Formenti sul suo
sito, della parziale schiodatura della falesia del Lariosauro-settore
principale. Dopo anni in cui Delfix ci aveva viziati con
nuove chiodature, manutenzioni, eccetera, questa volta la notizia ha il
segno negativo. Sarà la tendenza del periodo, a sentire quello che ci
viene comunicato ogni giorno dalle cronache politiche ed economiche. Battute a
parte, conosciamo troppo bene Delfino per non immaginare che un gesto
del genere, compiuto da lui stesso su una delle sue "crearture"
preferite, lo avrà amareggiato profondamente. Sosteniamo
Delfino con amicizia e stima, condividendo il malessere che si prova
spesso in falesia nel constatare l'assoluta mancanza di educazione e
l'arroganza di una minoranza di climbers, che non conoscono purtroppo
le più elementari regole di educazione. Non
sappiamo se un gesto del genere sia il più appropriato per affrontare
la questione; speriamo però che ne scaturisca un dibattito
positivo. PC & PV
6 Dicembre 2011. Giovedì 15
Dicembre alle ore 19:00
ALPSTATION BRIANZA sarà felice di offrire un aperitivo per
augurare buone feste di Natale a tutti gli amici che vorranno
partecipare.
1 Dicembre 2011.
Aggiornata la topos de LE
TORRETTE. La nuova PIEDIBUS con
qualche autorevole ripetizione si è guadagnata la valutazione di 6c. 24
Novembre 2011.
Ieri abbiamo chiodato
un'altro nuovo tiretto alla PALA:
IL TAPPABUCHI, 22m si trova tra HONOLULU
e VIAVAI, il grado dovrebbe essere un 6b, massimo 6b+, se
qualcuno lo dovesse ripetere in questi giorni può mandarci conferma!
La parte alta è verticale su roccia rugosa nera, qualche presa
necessiterebbe ancora qualche colpo di spazzola (che però lascio ai
ripetitori!....). PV
Sherpa Tribu',
sezione dedicata a personaggi amici del negozio e che contribuiscono
allo sviluppo e alla conoscenza dei materiali.
Racconti,
sezione dedicata alle vostre avventure più o meno lontane ma sempre
avventure
Non dimenticate di visitare le pagine
dedicate ai servizi, alle relazioni, le offerte, le novità, il
forum....insomma a tutto ciò che il sito vuole offrirvi.
PIEDIBUS 6b: Settimana scorsa abbiamo chiodato
un nuovo tiro tra COME QUANDO FUORI PIOVE e ARACNOFOBIA. Parte in
placca con tacche nette, poi si continua usando con le mani il bordo
dello spigolo che forma il diedro di ARACNOFOBIA; la sosta è in comune
con CQFP, il tratto finale dall'ultimo fix alla sosta di CQFP è il più
intenso, con movimento un po' sbilanciante in dulfer. In alternativa,
ma più facile si può continuare per il diedro di ARACNOFOBIA. Presto
la relazione aggiornata online. PV
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12
Novembre 2011.
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LA DISCOTECA Dopo
la visita di Yuji Hirayama che ha ri-liberato BARRY WHITE (ora con in
dubbio fra 7c+ e 8a) per
la rottura di alcune prese, Delfino ha arricchito la nota e
super-frequentata falesia con altri 4 tiri sul 6a/b.
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10
Novembre 2011.
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IL SOLARIUM Con l'approssimarsi della
stagione fredda, pubblichiamo la falesia del Solarium di Massimo
Disarò. La falesia si trova all'estremità destra della lunga bastionata
calcarea sopra il lago di Lecco - sponda orientale. E' l'ideale nella
stagione fredda per acciarsi gli avambracci al mattino, per poi andare
a rifinirsi al Lariosauro al pomeriggio. Un grazie a Massimo e buone
arrampicate.
La
Holcim (ex Cementeria di Merone) dopo 10 anni ha (ri)chiesto l’apertura
di una nuova cava sul Monte Cornizzolo, a 950 metri di altezza su uno
dei crinali più belli e panoramici situato tra il Rifugio Marisa
Consigliere e la Basilica di San Pietro al Monte.
Dopo oltre cinquant’anni di escavazione dissennata (sopra i paesi di
Pusiano, Cesana e Suello), ora vorrebbe continuare la sua opera sopra
il paese di Civate. Si vorrebbe estrarre materiale per vent’anni, (che
poi diventerebbero come sempre molti di più) e svuotare la montagna
estraendo 8 milioni di m3 di roccia, pari a circa 20 milioni di
tonnellate.
Il
nostro territorio non merita nuove devastazioni!
Ha già dato troppo in termini ambientali, ora deve
essere valorizzato per tutte le sue bellezze.
CHIEDIAMO
- a tutti i cittadini dei Paesi della
cintura del Cornizzolo
e a tutti quanti amano la nostra montagna, di fare sentire ancora la
propria voce per contrastare questo grave pericolo che un domani
potrebbe estendersi al Triangolo Lariano. - alle Amministrazioni
della Cintura del Cornizzolo di continuare senza tentennamenti e
con ancora più convinzione nella battaglia contro l’apertura della
nuova cava. - all’Amministrazione
Provinciale in un primo tempo e, successivamente alla Regione, di rigettare la richiesta
della Holcim ed escludere qualsiasi ulteriore tipo di escavazione sul
Monte Cornizzolo.
Il Cornizzolo: una montagna di gente…. una montagna per
sempre
Giacomo Tagliabue ci informa che ad
alcune vie sono state rimosse le placchette dai fix:
- DOLCI ILLUSIONI: completamente disattrezzata
- PAROLE AL VENTO: tolte le placchette dopo il bivio con UN DONO D'ALI
(che è invece percorribile)
- IL SENTIERO DEGLI ELFI: parte bassa schiodata, si può fare la
parte bassa de I SOGNI DI CHIARA e rientrare sul SENTIERO a metà via
Pietro Buzzoni ha successivamente confermato che la schiodatura è opera
sua e di Adriano Selva, ancora ignoti i motivi. 12
Ottobre 2011.
Con riguardo
alle note sul Pizzo
d'Eghen, volevo segnalarvi che ho trovato molto più
semplice e comodo evitare l'ultima parte del camino Cassin uscendo a
destra
dopo L6 (quello segnato di VI- su calcare d'autore) raggiungendo in
7/8m
la penultima sosta di soffiando nel vento ( V circa, 1 chiodo e 1
clessidra)
da cui si puo uscire in vetta o calarsi direttamente se di fretta!
Francesco
Milani Capialbi 8
Ottobre 2011.
Riceviamo da
Pietro Buzzoni,
e pubblichiamo integralmente, alcune sue precisazioni riguardo alle
calate
in doppia dal Pizzo
d'Eghen. La zona è una delle più selvagge
delle Grigne, quindi queste informazioni sono particolarmente utili per
non perdere tempo prezioso in discesa, o peggio ancora per non
sbagliare
direzione.
Girano voci
sui vari forum
di nuove calate per la discesa dalla vetta del Pizzo d’Eghen.
In realtà
recentemente
(Settembre 2011) sono state attrezzate delle calate lungo la via
Cassin
dal Soccorso Alpino, durante un intervento sulla via Liberi
di
Sognare. A causa della difficoltà dell’intervento e dovendo
raggiungere gli infortunati dall’alto, le squadre di soccorso hanno
deciso
di scendere dalla via Cassin e di attraversare in parete dove
possibile.
Le soste sono quindi state attrezzate per il solo scopo di quel
soccorso
e se ne SCONSIGLIA L’USO, in quanto scomode e decisamente rischiose
(c’è
infatti il pericolo di innestare una caduta massi: si è all’interno
di un camino!). Utilizzare, come da foto, le solite e dirette (e
sperimentate)
calate della via Soffiando nel vento, risalendo poi la cengia
alla
base dei pilastri; da qui cominciare quindi le calate lungo lo zoccolo.
Sono presenti sullo zoccolo brevi tratti attrezzati con delle vecchie
corde
fisse: NON UTILIZZARLE NÉ ATTACCARSI.
Durante una mia
recente ripetizione
(agosto 2011) della via Siddharta, ho lasciato attrezzata la sosta 6 e
7 (chiodi trad) e sul penultimo e ultimo tiro ho lasciato qualche
chiodo
e cordino in più. Pietro Buzzoni
5
Ottobre 2011.
A distanza di
così
tanti anni forse non importa più a nessuno di una correzione che
vorrei fare sul nome di un tiro di ERNA
SORPRESE che viene riportato leggermente
sbagliato.
Si tratta di Il ritorno di Gorbaciof, che in
origine
era invece Il ritorno di Gorlaciof, dedicato
appunto
al ritorno dell'amico Claudio Gorla tempo prima
caduto
accidentalmente su una calata a Cornalba. Mi spiace non aver cercato di
chiarire prima pensando che non fosse importante, ma quando gli anni
passano,
probabilmente si cerca di rimanere attaccati quanto più possibile
ai bei ricordi. Non pretendo che si cambi il nome dalle varie guide,
vorrei
solo dare un informazione vera sul nome e sulla sua origine. Fausto
Colombo.
Grazie
per la segnalazione Fausto, il bello delle relazioni online di
LARIOCLIMB
e' anche questo, poter apportare modifiche in tempo reale, senza dover
aspettare la successiva "ristampa"! La topos di ERNA
SORPRESE ora riporta il nome corretto. ndr
5
Settembre 2011.
LARIOCLIMB
e' direttamente
consultabile in falesia
I tempi
cambiano, gli strumenti
tecnologici pure. Oggi, con un semplice navigatore utilizzabile anche
da
un bradipo cerebrale, che compri a buon prezzo in un qualsiasi
"megastore"
di elettronica, si può eliminare il fastidio di fermare l'auto ogni
100 metri chiedendo informazioni stadali a vecchiette alla fermata del
bus, passanti frettolosi, o altri automobilisti scorbutici. Ma la
tecnologia
viene in soccorso anche del climber che si è scordato di stampare
la topos da internet, o non se l'è sentita di portarsi appresso
una voluminosa guida cartacea.
La
soluzione è già
pronta: tutte le topos di LARIOCLIMB sono consultabili gratuitamente da
qualsiasi palmare e tablet in commercio, e quindi diventano
direttamente
fruibili alla base delle falesie! Basta sprechi di carta ed inchiostro
per relazioni che vanno aggiornate continuamente: estraete con classe
il
vostro gioiello elettronico dallo zaino (facendo gran colpo sulle
ragazze/i nei dintorni), e scegliete con comodo l'itinerario più
adatto alle vostre velleità del momento.
Nota
tecnica: con iPad non
vedrete la scritta LARIOCLIMB in testa alle pagine, e' un problema che
risolveremo presto. Invece indice e relazioni sono gia' tutte visibili!
Provate...
e fateci sapere!
p.s.:
siamo in partenza per
un giro in Mongolia in MountainBike di circa un mese. Al nostro ritorno
speriamo di ricevere vostri feedback e suggerimenti.
3
Settembre 2011.
Nibbio,
estate 2011: Ciusse e Giovanni, due indigeni del
luogo,
hanno chiodato un tiro tra Campione e Slavescion. Inizia da
terra
con un duro muretto; poi dalla cengia ancora 5 fix, stando a sx della
fessura
dell'antica Via dei Pepp, fino a congiungersi con la Campione al
terz'ultimo
fix. Grado da confermare: 6c; roccia ottima ma ancora "vergine", quindi
un po' di attenzione. Il nome? Per ora: "via del Ciusse", of
course! PC
Recentemente ho
aggiunto agli SCUDI
DI VALGRANDE dei moschettoni di calata nuovissimi su alcuni
tiri,
in particolare: La retta via, 883, Long planning.
Non sono
moschettoni bloccati
da meccanismi di fissaggio, per cui chiedo a chiunque frequenti la
falesia
di non farsi prendere dalla tentazione di portarseli via (come
recentemente
successo, sempre agli SCUDI), dato che la mia intenzione era quella di
ripristinare dei punti di calata comodi, senza la necessità di doversi
slegare in sosta per fare passare la corda in anelli peraltro piuttosto
vetusti, sui quali sarebbe meglio evitare di fare frizionare la corda.
Il dispiacere di non trovare più un moschettone di calata piazzato
precedentemente a proprie spese non è tanto legato al costo dello
stesso (18 euro per 3 moschettoni non andrò certo in rovina), ma
per il fatto che si tratterebbe di una mancanza di rispetto delle
intenzioni
di chi voleva effettuare un servizio rivolto a tutti e non solo al
primo
'furbacchione' di turno.
Ciao a tutti, David
Alexander 9
Agosto 2011.
Il
tappabuchismo
Fino a non molti
anni fa, nel
lecchese, ad ogni stagione, c’era la bella sorpresa di una intera
falesia
o di qualche settore nuovo di pacca; piccole pareti dove, da un giorno
all’altro, ti saltavano all’occhio dei bagliori che comparivano sulla
roccia
colpita dal sole: belle piastrine luccicanti!
Subito partiva
la corsa a
scoprire il chiodatore (beh, non è mai stato molto difficile scovarlo,
non è che la gente fa a pugni per chiodare le falesie), quali fossero
le difficoltà delle vie, eccetera. Ora invece si assite ad interventi
sempre più numerosi che mi preme evidenziare, almeno come spunto
di riflessione… E’ un dato di fatto che ormai molte falesie dalle
nostre
parti sono diventate un po’ vecchiotte, e quindi, a parte interessanti
eccezioni che per fortuna non mancano mai di allietarci, il povero
climber
comincia ad annoiarsi. Ma allora, perbacco, ci vuole qualcosa di
nuovo.
Il problema è
che mettere
in piedi una falesia nuova è una fatica infernale (a me è
bastato collaborare alla pulizia di un paio di siti per togliermi ogni
eventuale dubbio), quindi viene più comodo scandagliare gli spazi
liberi tra un tiro e l’altro nelle falesie già esistenti, per
individuare
il tiro nuovo o la breve variantina.
La sosta c’è
già,
o quantomeno sei facilitato a metterne una nuova salendo il tiro nelle
vicinanze, la parete nel complesso è già pulita, al massimo
si tratta di far saltare qualche crosta e togliere due ciuffi d’erba…
Cosa
vuoi di più?
I risultati
spesso sono più
che apprezzabili, se non addirittura validissimi, ma talvolta nasce il
dubbio se certi interventi fossero così decisivi per lo sviluppo
dell’arrampicata sportiva, mentre in altre occasioni l’eccessiva
compressione
di tiri e varianti arriva a compromettere la qualità di una falesia.
Fuori discussione, ovviamente, il valore del ripristino di vecchi
itinerari.
Per non far
nomi, il Nibbio
può essere ben rappresentativo di questa tendenza. La falesia è
sempre stata un laboratorio verticale fin dagli anni ’30 del secolo
scorso,
tutte le generazioni di scalatori hanno voluto dire la loro, ed è
giusto che sia così anche ai nostri giorni. Ora però lo spazio
si sta riducendo, ed ogni fix in più deve essere pesato con grande
buon senso, altrimenti si corre il rischio di trasformare una delle
falesie
più interessanti del lecchese in un pannello verticale pieno di
incroci, varianti, controvarianti. Questo mi sentivo di dire, ed
ovviamente
non è l’unico caso al mondo, nè il peggiore.
Altro discorso
invece se la
falesia è nata e si è sviluppata con il lavoro di un singolo
o di un piccolo gruppo di chiodatori. In questo caso, non è solo
il buon senso che deve frenare il dito sul grilletto del trapano… Se ci
sono degli spazi vuoti, è facile che il chiodatore non abbia voluto
riempirli per lasciare più “aria” tra un tiro e l’altro, oppure
si riservava, con calma, di ritoccare la sua opera in un secondo tempo,
senza l’assillo di qualcuno che arrivi all’improvviso a tappargli
qualche
buco…
Quindi ci vuole
anche quel
pizzico di galateo per fare la chiamata magica: “Senti, ho visto che lì
o là c’è spazio. Che ne dici se vado su col trapano?” Chiedere
è più che lecito, e sicuramente è un’usanza simpatica….
Altrimenti capita che in certe falesie, come alla Pala
del San Martino, compaia sulla roccia qualche bagliore di troppo!
Allora
al chiodatore originale, a cui è stato tappato il buco a tradimento,
scappa un grido di dolore. Ascoltiamolo… Pietro Corti
C'erano una
volta le buone
maniere
Vengo a
conoscenza con disappunto
che alla falesia della PALA
DEL SAN MARTINO sono stati recentemente (2010) chiodati due tiri
nuovi!
Il disappunto e'
dovuto al
fatto che ricavare la falesia in questione, come le altre da noi
scoperte
e attrezzate nel Lecchese (TORRETTE
e CAMPIANO),
ha richiesto decine di giornate di pesante lavoro di pulizia e
disgaggio
ancor prima di poter cominciare a chiodare! Al momento mi trovo in
Francia
per lavoro da un paio di anni, ma alla PALA come alle TORRETTE
e CAMPIANO
era mia intenzione tornare col tempo per qualche lavoro e tiro "di
dettaglio"
non appena rientrati.
In passato
alcuni climber
molto correttamente mi hanno chiesto il permesso per apportare anche
piccole
modifiche ad alcuni dei miei tiri o vie (solo una volta mi e’ capitato
di obiettare), e mi sembra che questa pratica sia quasi sempre stata
rispettata
per le opere firmate da singole persone! Purtroppo non lo e' stato in
questo
caso, non e' il primo e non sara' l'ultimo, ma ritengo opportuno farlo
presente su queste pagine nella speranza di un maggior rispetto di
queste
"regole non scritte" in futuro.
Chiodatori ne
servono sicuramente,
ma c'e' ancora molto spazio dove potersi sfogare senza intralciare il
lavoro
altrui. A proposito di ritocchi: i consigli e le proposte sono sempre
ben
accette! Paolo
Vitali
Modulo
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