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Bacheca Virtuale 2012

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ARCHIVIO BACHECA
 


La Discoteca

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29 Gennaio  2012.

ARRAMPICARE INTORNO AL LARIO
la nuova guida online-free delle falesie e vie nel lecchese!
FALESIA DEL TRAMONTO
Un aggiornamento a questa bella falesia del Triangolo Lariano, recentemente ampliata anche grazie al contributo in fix di LARIOCLIMB.

 
8 Gennaio 2012.
Oggi sono andato a ripetere la via ZANETTI 2000 in Medale e con nostra sorpresa ci siamo dovuti calare all'ultimo tiro in quanto sul passo chiave di 7a+ in strapiombo qualcuno ha ben pensato di togliere la piastrina dello spit rendendo molto pericoloso se non addirittura infattibile il passaggio. La protezione precedente è parecchio sotto e su diedrino appoggiato! Con certezza sappiamo che lo scorso anno era tutto in ordine in quanto era stata ripetuta dai nostri amici Stefano e Michele. Sono dei gesti intenzionali e ingiustificati ai quali non riesco proprio a trovare una  spiegazione! Giorgio De Capitani.

Vogliamo pensare e sperare che il bullone dello spit si sia allentato con il tempo, qualche volta succede, altrimenti il "nostro ambiente" sarebbe veramente caduto molto in basso! Intanto i prossimi ripetitori sono avvisati di portarsi piastrina e bullone da avvitare, e per favore LASCIARE! ndr

6 Gennaio 2012.
Settore ORECCHIA: ATTENZIONE ad uma enorme lama pericolante  all'altezza dell'ottavo fix dell'ultimo tiro a destra (VIAGRA, 6b+). 

Il Monte Cornizzolo è ancora sotto scacco. 10 anni fa era stato respinto il progetto di aprire una nuova cava, grazie alla mobilitazione di un nutrito gruppo di volontari ed all'incredibile coinvolgimento della popolazione, culminato con il mitico CORNIZZOLO DAY. Un bagno di folla salita a piedi lungo le pendici della montagna per dire NO all'ennesima aggressione ambientale. Ora ci stanno riprovando, e quindi riparte il tam-tam per radunare idealmente intorno al Cornizzolo migliaia di persone a sua difesa. Pubblichiamo volentieri il volantino del Coordinamento Conizzolo, al quale va la nostra profonda gratitudine di cittadini e, nel nostro caso, anche di alpinisti, per essersi efficacemente (ri)attivato su questo problema. Da parte nostra, vogliamo dare un piccolo contributo alla causa attraverso Il nostro sito, visitato giornalmente da ogni tipo di amante della montagna. E' a loro che rivolgiamo l'appello di seguire con attenzione la vicenda, anche attraverso il sito del Coordinamento Cornizzolo . Oggi tocca (ancora) al Cornizzolo; domani chissà!  PC/PV
 
Di seguito, infine, alcune considerazioni personali di Pietro Corti.

Che bella la consapevolezza di vivere in un territorio famoso per la sua bellezza e per l’equilibrio tra un ambiente superbo e l’opera dell’uomo. Poi, pian piano, si insinua il dubbio che questa simbiosi non sia proprio così felice come ce la descriveva il Manzoni qualche tempo fa, sintetizzando l’amore per la propria terra nello struggente Addio Monti.

In realtà l’addio ai monti, o almeno ad una consistente parte di essi, i lecchesi lo stanno già dando da tempo… forse senza neanche angustiarsi più di tanto. Tale è l’armonia della natura che ci circonda, alla  quale siamo abituati da generazioni, che a quanto pare pensiamo di poterci permettere di perdere lungo la strada dei pezzi non particolarmente pregiati, dissipando un patrimonio che, però, non è nostro………..

Una parte di questi monti, infatti, si è polverizzata nelle cave che circondano la città:
-Moregallo: una nuova, enorme ferita, si sta lentamente allargando proprio in questi mesi poco più a Nord della devastazione sopra la vecchia raffineria.
-Magnodeno: vista dall’alto, nei pressi della vetta, la gigantesca cava sembra il regno di Mordor de Il Signore degli Anelli.
-Monte Barro Est: la verticale parete di terra e sassi fa bella mostra di se sopra il Ponte Vecchio.
-Monte Barro Sud-Ovest: un evidente esempio di come, per riqualificare una cava, bastino dei riporti di terra, la piantumazione di qualche centinaio di alberelli, ed alcune decine di secoli affinchè l’erosione spiani definitivamente il monte Barro. Allora sì che non si vedrà più niente; basta avere pazienza.
-Lecco-Maggianico, sulla direttiva per Bergamo: nel buco della cava ci hanno addirittura costruito dentro.
E poi, naturalmente, la Regina delle Cave: LA Cava, visibile sul versante Sud del Cornizzolo da chilometri di distanza grazie al potente impatto visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare, come hanno dimostrato sia il vano tentativo di inerbire le cenge, sia l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto scurire la roccia.
A queste ferite siamo ormai abituati, e, che lo si voglia o meno, anche loro fanno parte del paesaggio. Non è una consolazione, ma ormai “è fatta”.

E invece no: non è finita… Si parla infatti dell’apertura di un nuovo fronte di scavi sempre sul Conizzolo, sopra la prima cava, nel punto in cui la curva del costone cambia pendenza e, dopo il ripido scivolo del cono sommitale, si adagia in ampi pascoli a circa 1000 metri di quota. Ancora più visibile, ancora più violenta. Chissà che lo scempio annunciato non sveglierà il Drago di San Pietro al Monte.
Come cittadino, ma soprattutto come arrampicatore, sci alpinista ed escursionista, mi ribello a vedere la mia terra continuamente massacrata, cementificata, sbudellata. Perché ancora il Cornizzolo? Tanto varrebbe, finito il lavoro lassù, andare a minare la base del Sigaro, del Fungo, del Cinquantenario e di tutti gli altri celebrati “paracarri” della Grignetta, tanto cari a noi lecchesi, per ottenere velocemente ottima materia prima per garages e condomini di lusso. C’è il fastidio di dover tirar fuori tutti i chiodi prima di tritarla, ma non è poi un grosso problema. A quanto pare il “semplice” valore della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio non basta più per difenderci, e passerà sempre in secondo piano di fronte a qualsiasi altra istanza. Ma per me l’ambiente, come la salute, non è un valore contrattabilie

La notte di Natale scendevo da Morterone verso Lecco: nel cielo terso la pianura scintillava di milioni di lampadine e lampioni… Alcune misteriose masse nere emergevano dal mare luccicante: il Monte Barro, il lago, i Corni di Canzo, il Cornizzolo… Più in là, a destra, la Grignetta rischiarata dalla luna. Ma, si sa, il buio nasconde le brutture.
Quindi: NO, non posso accettare ulteriori distruzioni, e, da alpinista, voglio difendere le mie montagne almeno con questa manciata di parole scritte con rabbia.

Gennaio 2012
Pietro Corti


3 Gennaio 2012.
Falesia delle TORRETTE: Diego Lombardi ci segnala che alla base del tiro
RESEGAUSCH nel settore CUORE ALPINO si sono mossi alcuni grossi blocchi, ATTENZIONE!

26 Dicembre  2011.
Gajum - Giardin di frà
Aggiornamento della topos di Gajum, in occasione della salita RP di Simone Pedeferri del Link Tritacarne+Boombastic: 8c
 
18 Dicembre  2011.
Pubblichiamo la topos aggiornata della falesia del Sasso di Introbio, dove la banda Buzzoni ha chiodato, pulito e liberato una decina di interessanti itinerari sulla PALA CONDOR. Grazie alla esposizione al sole è abbastanza buona per l'inverno, anche se in certe gionate fa comunque freddino. Come sempre, grazie a Pietro!


12 Dicembre  2011.
Simone Pedeferri libera il concatenamento tra TRITACARNE e BOMBASTIC. Grado proposto 8C.
Nel frattempo si aggiudica, in pochi giri, la quarta ripetizione assoluta di PICCOLO PRINCIPE (8B+ severo) dopo Alippi, Brenna e Passini. Marco Vago.



Segnaliamo a questo link le motivazioni, pubblicate da Delfino Formenti sul suo sito, della parziale schiodatura della falesia del Lariosauro-settore principale. Dopo anni in cui Delfix ci aveva viziati con nuove chiodature, manutenzioni, eccetera, questa volta la notizia ha il segno negativo. Sarà la tendenza del periodo, a sentire quello che ci viene comunicato ogni giorno dalle cronache politiche ed economiche.

Battute a parte, conosciamo troppo bene Delfino per non immaginare che un gesto del genere, compiuto da lui stesso su una delle sue "crearture" preferite, lo avrà amareggiato profondamente.
Sosteniamo Delfino con amicizia e stima, condividendo il malessere che si prova spesso in falesia nel constatare l'assoluta mancanza di educazione e l'arroganza di una minoranza di climbers, che non conoscono purtroppo le più elementari regole di educazione.
Non sappiamo se un gesto del genere sia il più appropriato per affrontare la questione; speriamo però che ne scaturisca un dibattito positivo.  PC & PV


6 Dicembre  2011.
Giovedì 15 Dicembre alle ore 19:00 ALPSTATION BRIANZA sarà felice di offrire un aperitivo per augurare buone feste di Natale a tutti gli amici che vorranno partecipare.

1 Dicembre  2011.
Aggiornata la topos de LE TORRETTE. La nuova PIEDIBUS con qualche autorevole ripetizione si è guadagnata la valutazione di 6c.

24 Novembre  2011.
 
Ieri abbiamo chiodato un'altro nuovo tiretto alla PALA:
IL TAPPABUCHI, 22m
si trova tra HONOLULU e VIAVAI, il grado dovrebbe essere un 6b, massimo 6b+, se qualcuno lo dovesse ripetere in questi giorni può mandarci conferma!

La parte alta è verticale su roccia rugosa nera, qualche presa necessiterebbe ancora qualche colpo di spazzola (che però lascio ai ripetitori!....).
PV

23 Novembre  2011.
SHERPA
Nel rinnovato sito SHERPA MOUNTAIN SHOP  potete visitare due nuove sezioni:
  • Sherpa Tribu', sezione dedicata a personaggi amici del negozio e che contribuiscono allo sviluppo e alla conoscenza dei materiali.
  • Racconti, sezione dedicata alle vostre avventure più o meno lontane ma sempre avventure

Non dimenticate di visitare le pagine dedicate ai servizi, alle relazioni, le offerte, le novità, il forum....insomma a tutto ciò che il sito vuole offrirvi.



17 Novembre  2011.
 
PIEDIBUS 6b: Settimana scorsa abbiamo chiodato un nuovo tiro tra COME QUANDO FUORI PIOVE e ARACNOFOBIA. Parte in placca con tacche nette, poi si continua usando con le mani il bordo dello spigolo che forma il diedro di ARACNOFOBIA; la sosta è in comune con CQFP, il tratto finale dall'ultimo fix alla sosta di CQFP è il più intenso, con movimento un po' sbilanciante in dulfer. In alternativa, ma più facile si può continuare per il diedro di ARACNOFOBIA.
Presto la relazione aggiornata online. PV
 
La Discoteca

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12 Novembre  2011.

ARRAMPICARE INTORNO AL LARIO
la nuova guida online-free delle falesie e vie nel lecchese!
LA DISCOTECA
Dopo la visita di Yuji Hirayama che ha ri-liberato BARRY WHITE (ora con in dubbio fra 7c+ e 8a) per la rottura di alcune prese, Delfino ha arricchito la nota e super-frequentata falesia con altri 4 tiri sul 6a/b.

 
Il Solarium

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10 Novembre  2011.

ARRAMPICARE INTORNO AL LARIO
la nuova guida online-free delle falesie e vie nel lecchese!
IL SOLARIUM
Con l'approssimarsi della stagione fredda, pubblichiamo la falesia del Solarium di Massimo Disarò. La falesia si trova all'estremità destra della lunga bastionata calcarea sopra il lago di Lecco - sponda orientale. E' l'ideale nella stagione fredda per acciarsi gli avambracci al mattino, per poi andare a rifinirsi al Lariosauro al pomeriggio. Un grazie a Massimo e buone arrampicate.


5 Novembre  2011.
La Holcim (ex Cementeria di Merone) dopo 10 anni ha (ri)chiesto l’apertura di una nuova cava sul Monte Cornizzolo, a 950 metri di altezza su uno dei crinali più belli e panoramici situato tra il Rifugio Marisa Consigliere e la Basilica di San Pietro al Monte.
Dopo oltre cinquant’anni di escavazione dissennata (sopra i paesi di Pusiano, Cesana e Suello), ora vorrebbe continuare la sua opera sopra il paese di Civate. Si vorrebbe estrarre materiale per vent’anni, (che poi diventerebbero come sempre molti di più) e svuotare la montagna estraendo 8 milioni di m3 di roccia, pari a circa 20 milioni di tonnellate.
Il nostro territorio non merita nuove devastazioni!
Ha già dato troppo in termini ambientali, ora deve essere valorizzato per tutte le sue bellezze.

CHIEDIAMO
- a tutti i cittadini dei Paesi della cintura del Cornizzolo e a tutti quanti amano la nostra montagna, di fare sentire ancora la propria voce per contrastare questo grave pericolo che un domani potrebbe estendersi al Triangolo Lariano.
- alle Amministrazioni della Cintura del Cornizzolo di continuare senza tentennamenti e con ancora più convinzione nella battaglia contro l’apertura della nuova cava.
- all’Amministrazione Provinciale in un primo tempo e, successivamente alla Regione, di rigettare la richiesta della Holcim ed escludere qualsiasi ulteriore tipo di escavazione sul Monte Cornizzolo.
Il Cornizzolo: una montagna di gente…. una montagna per sempre
Volantino Coordinamento Cornizzolo, 29 Ottobre 2011
 
Per altre informazioni vedi www.cornizzolocva.com

28 Ottobre  2011.
Giacomo Tagliabue ci informa che ad alcune vie sono state rimosse le placchette dai fix:
- DOLCI ILLUSIONI: completamente disattrezzata
- PAROLE AL VENTO: tolte le placchette dopo il bivio con UN DONO D'ALI (che è invece percorribile)
- IL SENTIERO DEGLI ELFI: parte bassa schiodata, si può fare  la parte bassa de I SOGNI DI CHIARA e rientrare sul SENTIERO a metà via

Pietro Buzzoni ha successivamente confermato che la schiodatura è opera sua e di Adriano Selva, ancora ignoti i motivi.

12 Ottobre  2011.
Con riguardo alle note sul Pizzo d'Eghen, volevo segnalarvi che ho trovato molto più semplice e comodo evitare l'ultima parte del camino Cassin uscendo a destra dopo L6 (quello segnato di VI- su calcare d'autore) raggiungendo in 7/8m la penultima sosta di soffiando nel vento ( V circa, 1 chiodo e 1 clessidra) da cui si puo uscire in vetta o calarsi direttamente se di fretta! 
Francesco Milani Capialbi

8 Ottobre  2011.
Riceviamo da Pietro Buzzoni, e pubblichiamo integralmente, alcune sue precisazioni riguardo alle calate in doppia dal Pizzo d'Eghen. La zona è una delle più selvagge delle Grigne, quindi queste informazioni sono particolarmente utili per non perdere tempo prezioso in discesa, o peggio ancora per non sbagliare direzione.

Girano voci sui vari forum di nuove calate per la discesa dalla vetta del Pizzo d’Eghen.
In realtà recentemente (Settembre 2011) sono state attrezzate delle calate lungo la via Cassin dal Soccorso Alpino, durante un intervento sulla via Liberi di Sognare. A causa della difficoltà dell’intervento e dovendo raggiungere gli infortunati dall’alto, le squadre di soccorso hanno deciso di scendere dalla via Cassin e di attraversare in parete dove possibile. Le soste sono quindi state attrezzate per il solo scopo di quel soccorso e se ne SCONSIGLIA L’USO, in quanto scomode e decisamente rischiose (c’è infatti il pericolo di innestare una caduta massi: si è all’interno di un camino!). Utilizzare, come da foto, le solite e dirette (e sperimentate) calate della via Soffiando nel vento, risalendo poi la cengia alla base dei pilastri; da qui cominciare quindi le calate lungo lo zoccolo. Sono presenti sullo zoccolo brevi tratti attrezzati con delle vecchie corde fisse: NON UTILIZZARLE NÉ ATTACCARSI.
Durante una mia recente ripetizione (agosto 2011) della via Siddharta, ho lasciato attrezzata la sosta 6 e 7 (chiodi trad) e sul penultimo e ultimo tiro ho lasciato qualche chiodo e cordino in più.
Pietro Buzzoni

Calate del Pizzo d'Eghen
Calate del Pizzo d'Eghen

5 Ottobre  2011.
A distanza di così tanti anni forse non importa più a nessuno di una correzione che vorrei fare sul nome di un tiro di ERNA SORPRESE che viene riportato leggermente sbagliato. Si tratta di Il ritorno di Gorbaciof, che in origine era invece Il ritorno di Gorlaciof, dedicato appunto al ritorno dell'amico Claudio Gorla tempo prima caduto accidentalmente su una calata a Cornalba. Mi spiace non aver cercato di chiarire prima pensando che non fosse importante, ma quando gli anni passano, probabilmente si cerca di rimanere attaccati quanto più possibile ai bei ricordi. Non pretendo che si cambi il nome dalle varie guide, vorrei solo dare un informazione vera sul nome e sulla sua origine. Fausto Colombo

Grazie per la segnalazione Fausto, il bello delle relazioni online di LARIOCLIMB e' anche questo, poter apportare modifiche in tempo reale, senza dover aspettare la successiva "ristampa"! La topos di ERNA SORPRESE ora riporta il nome corretto. ndr

5 Settembre  2011.

LARIOCLIMB e' direttamente consultabile in falesia

I tempi cambiano, gli strumenti tecnologici pure. Oggi, con un semplice navigatore utilizzabile anche da un bradipo cerebrale, che compri a buon prezzo in un qualsiasi "megastore" di elettronica, si può eliminare il fastidio di fermare l'auto ogni 100 metri chiedendo informazioni stadali a vecchiette alla fermata del bus, passanti frettolosi, o altri automobilisti scorbutici. Ma la tecnologia viene in soccorso anche del climber che si è scordato di stampare la topos da internet, o non se l'è sentita di portarsi appresso una voluminosa guida cartacea.
La soluzione è già pronta: tutte le topos di LARIOCLIMB sono consultabili gratuitamente da qualsiasi palmare e tablet in commercio, e quindi diventano direttamente fruibili alla base delle falesie! Basta sprechi di carta ed inchiostro per relazioni che vanno aggiornate continuamente: estraete con classe il vostro gioiello elettronico dallo zaino  (facendo gran colpo sulle ragazze/i nei dintorni), e scegliete con comodo l'itinerario più adatto alle vostre velleità del momento.
Nota tecnica: con iPad non vedrete la scritta LARIOCLIMB in testa alle pagine, e' un problema che risolveremo presto. Invece indice e relazioni sono gia' tutte visibili!
Provate... e fateci sapere!

p.s.: siamo in partenza per un giro in Mongolia in MountainBike di circa un mese. Al nostro ritorno speriamo di ricevere vostri feedback e suggerimenti.


3 Settembre  2011.
Il NIbbio
Nibbio, estate 2011: Ciusse e Giovanni, due indigeni del luogo, hanno chiodato un tiro tra Campione e Slavescion. Inizia da terra con un duro muretto; poi dalla cengia ancora 5 fix, stando a sx della fessura dell'antica Via dei Pepp, fino a congiungersi con la Campione al terz'ultimo fix. Grado da confermare: 6c; roccia ottima ma ancora "vergine", quindi un po' di attenzione. Il nome? Per ora: "via del Ciusse", of course!
PC


16 Agosto  2011.
Calate agli SCUDI
Recentemente ho aggiunto agli SCUDI DI VALGRANDE dei moschettoni di calata nuovissimi su alcuni tiri, in particolare: La retta via, 883, Long planning.
Non sono moschettoni bloccati da meccanismi di fissaggio, per cui chiedo a chiunque frequenti la falesia di non farsi prendere dalla tentazione di portarseli via (come recentemente successo, sempre agli SCUDI), dato che la mia intenzione era quella di ripristinare dei punti di calata comodi, senza la necessità di doversi slegare in sosta per fare passare la corda in anelli peraltro piuttosto vetusti, sui quali sarebbe meglio evitare di fare frizionare la corda. Il dispiacere di non trovare più un moschettone di calata piazzato precedentemente a proprie spese non è tanto legato al costo dello stesso (18 euro per 3 moschettoni non andrò certo in rovina), ma per il fatto che si tratterebbe di una mancanza di rispetto delle intenzioni di chi voleva effettuare un servizio rivolto a tutti e non solo al primo 'furbacchione' di turno. 
Ciao a tutti, David Alexander

9 Agosto  2011.
Il tappabuchismo 
Fino a non molti anni fa, nel lecchese, ad ogni stagione, c’era la bella sorpresa di una intera falesia o di qualche settore nuovo di pacca; piccole pareti dove, da un giorno all’altro, ti saltavano all’occhio dei bagliori che comparivano sulla roccia colpita dal sole: belle piastrine luccicanti!
Subito partiva la corsa a scoprire il chiodatore (beh, non è mai stato molto difficile scovarlo, non è che la gente fa a pugni per chiodare le falesie), quali fossero le difficoltà delle vie, eccetera. Ora invece si assite ad interventi sempre più numerosi che mi preme evidenziare, almeno come spunto di riflessione… E’ un dato di fatto che ormai molte falesie dalle nostre parti sono diventate un po’ vecchiotte, e quindi, a parte interessanti eccezioni che per fortuna non mancano mai di allietarci, il povero climber comincia ad annoiarsi. Ma allora, perbacco, ci vuole qualcosa di nuovo. 
Il problema è che mettere in piedi una falesia nuova è una fatica infernale (a me è bastato collaborare alla pulizia di un paio di siti per togliermi ogni eventuale dubbio), quindi viene più comodo scandagliare gli spazi liberi tra un tiro e l’altro nelle falesie già esistenti, per individuare il tiro nuovo o la breve variantina. 
La sosta c’è già, o quantomeno sei facilitato a metterne una nuova salendo il tiro nelle vicinanze, la parete nel complesso è già pulita, al massimo si tratta di far saltare qualche crosta e togliere due ciuffi d’erba… Cosa vuoi di più?
I risultati spesso sono più che apprezzabili, se non addirittura validissimi, ma talvolta nasce il dubbio se certi interventi fossero così decisivi per lo sviluppo dell’arrampicata sportiva, mentre in altre occasioni l’eccessiva compressione di tiri e varianti arriva a compromettere la qualità di una falesia. Fuori discussione, ovviamente, il valore del ripristino di vecchi itinerari.
Per non far nomi, il Nibbio può essere ben rappresentativo di questa tendenza. La falesia è sempre stata un laboratorio verticale fin dagli anni ’30 del secolo scorso, tutte le generazioni di scalatori hanno voluto dire la loro, ed è giusto che sia così anche ai nostri giorni. Ora però lo spazio si sta riducendo, ed ogni fix in più deve essere pesato con grande buon senso, altrimenti si corre il rischio di trasformare una delle falesie più interessanti del lecchese in un pannello verticale pieno di incroci, varianti, controvarianti. Questo mi sentivo di dire, ed ovviamente non è l’unico caso al mondo, nè il peggiore.
Altro discorso invece se la falesia è nata e si è sviluppata con il lavoro di un singolo o di un piccolo gruppo di chiodatori. In questo caso, non è solo il buon senso che deve frenare il dito sul grilletto del trapano… Se ci sono degli spazi vuoti, è facile che il chiodatore non abbia voluto riempirli per lasciare più “aria” tra un tiro e l’altro, oppure si riservava, con calma, di ritoccare la sua opera in un secondo tempo, senza l’assillo di qualcuno che arrivi all’improvviso a tappargli qualche buco… 
Quindi ci vuole anche quel pizzico di galateo per fare la chiamata magica: “Senti, ho visto che lì o là c’è spazio. Che ne dici se vado su col trapano?” Chiedere è più che lecito, e sicuramente è un’usanza simpatica…. Altrimenti capita che in certe falesie, come alla Pala del San Martino, compaia sulla roccia qualche bagliore di troppo! Allora al chiodatore originale, a cui è stato tappato il buco a tradimento, scappa un grido di dolore. Ascoltiamolo…
Pietro Corti

C'erano una volta le buone maniere

Vengo a conoscenza con disappunto che alla falesia della PALA DEL SAN MARTINO sono stati recentemente (2010) chiodati due tiri nuovi!
Il disappunto e' dovuto al fatto che ricavare la falesia in questione, come le altre da noi scoperte e attrezzate nel Lecchese (TORRETTE e CAMPIANO), ha richiesto decine di giornate di pesante lavoro di pulizia e disgaggio ancor prima di poter cominciare a chiodare! Al momento mi trovo in Francia per lavoro da un paio di anni, ma alla PALA come alle TORRETTE e CAMPIANO era mia intenzione tornare col tempo per qualche lavoro e tiro "di dettaglio" non appena rientrati. 
In passato alcuni climber molto correttamente mi hanno chiesto il permesso per apportare anche piccole modifiche ad alcuni dei miei tiri o vie (solo una volta mi e’ capitato di obiettare), e mi sembra che questa pratica sia quasi sempre stata rispettata per le opere firmate da singole persone! Purtroppo non lo e' stato in questo caso, non e' il primo e non sara' l'ultimo, ma ritengo opportuno farlo presente su queste pagine nella speranza di un maggior rispetto di queste "regole non scritte" in futuro.
Chiodatori ne servono sicuramente, ma c'e' ancora molto spazio dove potersi sfogare senza intralciare il lavoro altrui. A proposito di ritocchi: i consigli e le proposte sono sempre ben accette!
Paolo Vitali 

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